Nagel (Mediobanca): Elezioni incognita per i mercati italiani ma sistema bancario preparato

Secondo l’Amministratore Delegato di Mediobanca le elezioni del prossimo 4 marzo rappresentano un’incognita per i mercati italiani ma sistema il bancario appare preparato.

Nagel (Mediobanca): Elezioni incognita per i mercati italiani ma sistema bancario preparato

Mancano meno di tre settimane all’importante appuntamento elettorale italiano del prossimo 4 marzo e sui mercati analisti e manager iniziano a tratteggiare quelli che potrebbero essere gli scenari che usciranno dalle urne. Con una certezza: l’attuale legge elettorale difficilmente consentirà una facile formazione del nuovo Governo.

Partendo da questo presupposto, l’attenzione di tutti gli operatori è volta a capire se il nuovo esecutivo sarà in grado di proseguire il percorso di crescita intrapreso dagli ultimi governi. Al momento l’ipotesi più gettonata è quella di una Grande Coalizione che unisca nuovamente sotto lo stesso tetto Forza Italia e il PD. Più difficile, vedendo anche i numeri dei sondaggi, ipotizzare un esecutivo targato M5S o PD mentre l’unione delle forze tra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia potrebbe arrivare a una maggioranza capace di far nominare il nuovo Premier.

L’auspicio è che si formi un Governo che abbia la forza di intraprendere una serie di ulteriori interventi volti a rendere strutturale, e meno ciclica, la ripresa economica che stiamo vedendo in Italia”, ha dichiarato Alberto Nagel, Amministratore Delegato di Mediobanca in occasione della presentazione dei risultati semestrali della banca.

La crescita economica generalizzata che da qualche mese sta interessando l’Eurozona ha diverse motivazioni. Da un lato le scelte di politica economica adottate a livello di singole nazioni, dall’altro il deciso intervento della Banca Centrale Europea sul fronte della politica monetaria. Proprio l’istituto guidato dall’italiano Mario Draghi ha svolto un lavoro straordinario nel riportare la fiducia degli investitori internazionali verso l’Europa, sia garantendo il totale sostegno agli Stati membri dell’Eurozona sul fronte della gestione dei tassi di interesse con cui rifinanziare i debiti sia sul fronte del controllo dei rischi sistemici legati al mondo bancario.

BCE e banche, l’esempio di Mediobanca

In anni in cui la solidità patrimoniale degli istituti di credito ha fatto più volte vacillare i mercati, molto è stato fatto. Controlli approfonditi su conti e stati patrimoniali, stress test che permettessero di valutare gli scenari possibili al verificarsi di eventi shock e introduzioni di ratio patrimoniali che consentissero di resistere all’eventuale volatilità generata dai famigerati “cigni neri” che ogni tanto colpiscono i mercati finanziari internazionali.

Proprio le elezioni politiche del prossimo 4 marzo potrebbero andare in questa direzione se gli scenari prezzati dai mercati dovessero essere disattesi. Certo, ad oggi sembra un’ipotesi remota questa, ma l’esperienza del voto pro Brexit e la vittoria in America di Donald Trump insegna che gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.
In questo contesto tuttavia, le banche italiane sembrano essersi già preparate.

Andando contro alla tradizione, nelle ultime settimane gli istituti di credito del Belpaese hanno iniziato a ridurre il peso dei titoli di Stato italiani in portafoglio. Elemento questo che dovrebbe permettere alle banche di essere meno penalizzate qualora il nervosismo causato dall’esito delle elezioni dovesse attanagliare i mercati.

Grazie al sostegno ricevuto dagli azionisti, il lavoro svolto dai banchieri italiani è stato tuttavia notevole sia sul fronte reddituale che patrimoniale. Anche in questo caso emblematico il caso di Mediobanca. La Bce ha stabilito che i requisiti minimi che l’istituto capitanato da Nagel Mediobanca dovrà rispettare nel 2018 sono pari al 7,625% per il Cet1 e all’11,125% per il Total capital ratio.

Valori più stringenti rispetto a quelli fissati per il 2017, pari rispettivamente al 7% e al 10,5%, ma che non preoccupano la banca fondata dal leggendario Enrico Cuccia. In occasione della presentazione dei dati semestrali, una nota di Mediobanca ha evidenziato come ad oggi il cuscinetto patrimoniale è solido tanto che il Cet 1 pro forma è del 14,3%. Sostanzialmente il doppio delle raccomandazioni BCE.

Mediobanca, un semestre record

Indubbiamente la posizione di forza di Mediobanca va letta anche alla luce degli stessi numeri semestrali. Numeri che parlano di ricavi in crescita del 9% a 1,17 miliardi di euro rispetto a 12 mesi prima e di un utile netto che con 476 milioni (+14% a/a) ha battuto il consensus degli analisti e aggiornato il record storico.

E a far ben sperare sulla tenuta del Paese e sul suo stato di salute sono in particolar modo due voci del bilancio di Mediobanca: l’attività consumer, il maggior contributore dei ricavi e degli utili della banca è cresciuta nel primo semestre del 30% a 160 milioni di euro mentre le rettifiche sui crediti sono scese del 38% a 113 milioni, con costo del rischio quasi dimezzato a 58 punti base.

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