Mutui: i tassi saliranno per colpa del Recovery Plan?

Gli indici Euribor e Eurirs hanno registrato un calo nell’ultimo anno. Non è detto però che entrambi manterranno lo stesso trend da oggi in poi. Occhi puntati sul Recovery Plan, che potrebbe cambiare le sorti di uno dei due parametri.

Mutui: i tassi saliranno per colpa del Recovery Plan?

Sembra non esserci fine al ribasso dei tassi dei mutui. Nel corso dell’ultima settimana, la scadenza mensile dell’Euribor ha registrato un nuovo minimo storico portandosi a quota -0,54. Da inizio anno, gli indici Euribor sono scesi in media di 12 punti base, mentre rispetto allo scorso mese di aprile il parametro dei prestiti indicizzati ha avuto un calo pari a -0,30, favorendo i titolari di un mutuo ipotecario a tasso variabile.

Gli indici Eurirs, che regolano il fixing dei mutui a tasso fisso, sono diminuiti di oltre mezzo punto percentuale da inizio anno, rendendo ancora più vantaggiose le offerte di mutuo e di surroga per chi vuole mantenere la rata costante per tutta la scadenza dell’ammortamento.

Oggi, con gli IRS a lungo termine (25 e 30 anni) poco superiori a zero, e con gli spread bancari medi intorno a 0,70, è possibile sottoscrivere un mutuo a rata fissa per tutta la durata del finanziamento ad un tasso inferiore a 0,80%. Per durate fino a 15 anni, con l’Eurirs di pari durata oggi negativo a -0,03, in questo momento si può prendere un mutuo fisso ad un tasso dello 0,35%. Comprare casa con un mutuo non è mai stato così conveniente come in questo momento.

Mutui, quanto dureranno i tassi bassi?

La crisi economica degli ultimi mesi, accelerata dal Covid-19, aveva spinto in un primo momento il trend verso un rialzo dei tassi. Basti vedere il livello degli indici Euribor nel mese di aprile, quando sembrava che salissero verso quota zero, per poi frenare, con la scadenza trimestrale scesa fino a -0,16 e quella semestrale a -0,11. Oggi, i tassi Euribor sono tornati ai livelli dei minimi storici e lo stesso vale per gli indici IRS.

Recovery Plan: perché i tassi potrebbero salire

L’andamento al ribasso dell’Euribor e dell’Eurirs, come abbiamo visto, è andato di pari passo nell’ultimo periodo. Ma è importante ricordare che i due indici, uno relativo al tasso variabile e l’altro riferito al tasso fisso, subiscono un’influenza tra loro diversa e non è detto che in futuro possa verificarsi che un parametro si manterrà stabile, o addirittura scenderà, mentre un altro subirà un rialzo.

L’Euribor segue in modo diretto la politica monetaria definita dalla Banca Centrale Europea, mentre l’Eurirs è legato ai dati sull’inflazione.

Da una parte, l’indice Euribor non dovrebbe accusare particolari oscillazioni, viste anche le decisioni prese negli ultimi anni dal Consiglio direttivo della BCE, prima sotto la guida di Mario Draghi e da quasi un anno con la presidenza di Christine Lagarde, che lasciano presagire una conservazione dei tassi bassi ancora a lungo.

Dall’altra parte, gli occhi degli operatori sono puntati sul Recovery Plan, il programma europeo di emergenza, finanziato dai Recovery bond, che prevede lo stanziamento di ingenti capitali con l’obiettivo di innescare una serie di iniziative di stimolo all’economia dei Paesi più colpiti dal Covid-19. L’efficacia di queste misure, infatti, potrebbe portare ad una spinta dei consumi, con relativo aumento dell’inflazione. E come abbiamo visto, gli indici IRS, essendo legati all’inflazione, potrebbero aumentare sensibilmente.

Un potenziale rialzo degli IRS non sarebbe da considerarsi un aspetto negativo in quanto, al contrario, sarebbe un segnale di un’auspicabile ripresa dell’economia, ma per quanto riguarda i mutui, certamente, bisognerà fare i conti con un possibile aumento dei tassi, almeno sul fisso.

Naturalmente, chi stipula oggi o ha sottoscritto in passato un mutuo a tasso fisso manterrà il tasso stabilito nel contratto fino alla naturale scadenza del prestito. La sostanziale differenza, nel caso in cui si verificasse un aumento dei tassi Eurirs, sarebbe tangibile per chi dovesse prendere un mutuo fisso in futuro, il quale probabilmente si troverà a pagare una rata più alta rispetto a quello che avrebbe oggi. Tradotto in numeri, nell’ipotesi di un aumento di un punto percentuale, per un mutuo di 150.000 euro in 20 anni, si andrebbe a pagare una rata mensile di circa 70 euro in più rispetto a questo momento.

Ecco perché sottoscrivere un mutuo o una surroga a tasso fisso oggi, bloccando la rata ai minimi storici, e non tra un anno, potrebbe far risparmiare oltre 16.000 euro.

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