M5S, chi per il dopo Di Maio? In pole ci sarebbe la Appendino

Nonostante le smentite, si continua a parlare di un possibile passo indietro di Luigi Di Maio dal ruolo di capo politico del Movimento 5 Stelle:se ci sarà un addio in pole ci sarebbe Chiara Appendino per la guida dei pentastellati.

M5S, chi per il dopo Di Maio? In pole ci sarebbe la Appendino

Sono giorni molto delicati quelli che si stanno vivendo in casa Movimento 5 Stelle, dove a tenere banco questa volta ci sono le voci delle possibili dimissioni dal ruolo di capo politico da parte di Luigi Di Maio.

A lanciare questa indiscrezione è stato Il Fatto Quotidiano, giornale da sempre ritenuto molto vicino al Movimento, con il direttore Marco Travaglio che dopo le polemiche scaturite ha difeso l’operato della testata sottolineando di avere avuto la conferma da diverse fonti di un Di Maio che avrebbe “comunicato a pochi fedelissimi l’intenzione di dimettersi prima delle regionali” del 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria.

Una ipotesi questa subito smentita dallo staff del ministro con una dura nota, mentre Gianluigi Paragone da poco espulso dai 5 Stelle si è detto scettico sulle possibili dimissioni in quanto il capo politico “farà di tutto per rimanere appiccicato al suo potere”.

L’unica cosa certa è che tira aria di burrasca all’interno del Movimento 5 Stelle, tanto che iniziano a circolare anche i primi nomi dell’eventuale sostituto di Luigi Di Maio: in pole ci sarebbe Chiara Appendino, con la sindaca di Torino che pure lei ha smentito ogni possibile passaggio alla guida dei grillini.

M5S: la Appendino al posto di Di Maio?

Il Movimento 5 Stelle sta vivendo il suo momento più difficile da quando ha fatto irruzione sul palcoscenico principale della politica nostrana. Neanche durante i giorni caldi della crisi di governo agostana si registravano fibrillazioni del genere tra i pentastellati.

Tutto sembrerebbe ruotare attorno alla figura di Luigi Di Maio, leader indiscusso fino a qualche mese fa e adesso autentico capro espiatorio specie dopo la debacle alle europee e alle varie elezioni regionali del 2019.

Sempre il voto per le regionarie potrebbe essere decisivo per il futuro dei 5 Stelle. In Emilia Romagna la doppia cifra per il candidato Simone Benini sembrerebbe essere un miraggio, con la scelta di presentarsi e da soli che potrebbe costare una sconfitta per il centrosinistra che farebbe tremare il governo.

In Calabria poi, dove il Movimento alle politiche ha fatto il pieno di voti e di seggi, il candidato Francesco Aiello è alle prese con continue polemiche, anche interne, tanto che secondo i sondaggi sarebbe addirittura in bilico sulla soglia di sbarramento dell’8%.

Per Il Fatto Quotidiano Luigi Di Maio sarebbe pronto al passo indietro dal ruolo di capo politico prima del voto del 26 gennaio, preferendo di rimanere in sella alla Farnesina se dovesse scegliere tra i due ruoli.

Per lo staff del ministro si tratterebbe di una ricostruzione fantasiosa, ma il giornale ha difeso la veridicità delle sue fonti tanto che sarebbe già iniziato una sorta di toto-nomi su chi potrebbe essere il possibile sostituto.

La prima figura a essere tirata in ballo è quella di Chiara Appendino, ma la sindaca di Torino ha subito bollato come “suggestioni” le voci che la vorrebbero come prossimo capo politico del Movimento 5 Stelle.

Rinnovo - ha commentato la Appendino via social - la mia fiducia in Luigi, già nota, per il delicato e difficile ruolo che sta svolgendo con grande impegno, e ribadisco che da sindaca sono concentrata su Torino e sui tanti progetti che in questo 2020 andranno a compimento”.

Gli altri nomi che circolano sono quelli di Paola Taverna e di Vito Crimi, mentre per Stefano Patuanelli si andrebbe a ripetere una sovrapposizione di cariche visto che attualmente è anche lui ministro, allo Sviluppo Economico, come Luigi Di Maio.

La suggestione più grande è però quella di un ritorno in prima linea di Alessandro Di Battista, anche se il futuro dell’ex deputato potrebbe essere anche ben altro visto che Gianluigi Paragone ha ipotizzato la nascita di un “progetto culturale” in tandem con lui.

Tra parlamentari cacciati e quelli che se ne sono andati di propria sponte, rendiconti mancanti e mal di pancia palesi per la paura di non poter essere più ricandidati, il Movimento a marzo si appresta a un profondo rinnovamento con gli Stati Generali dove, in caso di un passo indietro di Di Maio, si potrebbe dover eleggere anche il nuovo capo politico.

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