Lavoro, in Svizzera il tragitto casa-ufficio viene pagato. E in Italia?

Nell’orario di lavoro anche il tragitto casa-ufficio: è quanto riconosciuto in Svizzera ai dipendenti pubblici. Questo avviene però a determinate condizioni, vediamo quali e la posizione dell’Italia in merito.

Lavoro, in Svizzera il tragitto casa-ufficio viene pagato. E in Italia?

l lavoro è sempre più soggetto a flessibilità e in Svizzera il tragitto casa-ufficio dal 1° gennaio 2020 viene pagato. E in Italia? Cosa succede nel nostro Paese?

Per i dipendenti pubblici elvetici, dopo un’estenuante lotta dei sindacati, arriva la possibilità di considerare il tragitto casa-ufficio come orario di lavoro a tutti gli effetti.

Ciò è stato possibile grazie alla modifica della direttiva «Lavoro mobile nell’Amministrazione federale» prevedendo per i dipendenti pubblici la possibilità di considerare il lavoro svolto sui mezzi di trasporto pubblico per raggiungere l’ufficio orario di lavoro a tutti gli effetti e per questo retribuito.

In Italia la discussione sul lavoro dei dipendenti pubblici al momento è ferma sul rinnovo 2020 del contratto.

La norma in Svizzera, che rientra nelle nuove misure di flessibilità del lavoro sempre più comuni nel mondo, prevede delle restrizioni che riguardano non solo la tipologia di lavoratore, ma anche il tipo di mezzo utilizzato per raggiungere l’ufficio.

Vediamo cosa prevede la nuova normativa sul tragitto casa-ufficio che rientra nell’orario di lavoro in Svizzera e come si pone l’Italia in merito.

Tragitto casa-ufficio nell’orario di lavoro in Svizzera: ecco come

Il tragitto casa-ufficio in Svizzera rientra nell’orario di lavoro, ma come? La modifica della direttiva «Lavoro mobile nell’Amministrazione federale» voluta dai sindacati e in vigore con il nuovo anno è riservata a tutti i dipendenti pubblici dello Stato elvetico, ma a delle condizioni.

Per sbrigare del lavoro prima di entrare in ufficio il dipendente deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare, quindi a essere considerato è solo il tragitto fatto con mezzi pubblici, come per esempio il treno.

Inoltre devono essere i singoli capiufficio ad autorizzare i propri funzionari e a riconoscere il lasso di tempo che intercorre tra casa e il posto di lavoro come utile ad anticipare delle pratiche lavorative.

Uno svizzero impiega mediamente 62 minuti al giorno per raggiungere il posto di lavoro (e ritorno), sottraendo molto tempo utile alla famiglia e al tempo libero. Secondo una prima stima saranno 38mila i dipendenti pubblici che lavorano in Svizzera che potranno sfruttare la nuova norma.

Anand Jagtap
dell’Ufficio federale del personale, ha affermato che «una maggiore flessibilità nella forma del lavoro è un’esigenza dei nostri giorni» avallando la nuova direttiva.

Ma l’Italia come si pone in merito? Se in Svizzera il tragitto casa-ufficio viene pagato e considerato orario di lavoro, l’Italia è ancora lontana dal garantire questo diritto.

In Svizzera il tragitto casa-ufficio è orario di lavoro. E in Italia?

A differenza della Svizzera che ormai considera il tragitto casa-ufficio come orario di lavoro a tutti gli effetti per i dipendenti pubblici che rispettino determinati requisiti, in Italia la situazione è ben diversa. Ancora siamo lontani dal garantire questo diritto.

In Italia, come nel resto dell’Europa si stanno sempre più diffondendo pratiche di smart working e telelavoro in virtù di una maggiore flessibilità e per migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti.

In Italia, almeno nelle grandi città, le condizioni dei trasporti pubblici sono spesso precarie e non permetterebbero di lavorare nel tragitto casa-ufficio in modo comodo, proficuo ed efficiente.

Tuttavia alcune iniziative che “pagano” il tragitto per raggiungere il luogo di lavoro sono state messe in atto a livello locale come per esempio il progetto Bogia della città di Torino (bogia in piemontese vuol dire “muoviti”).

Con questo progetto i lavoratori che scelgono di andare in ufficio in bici ottengono 25 centesimi per ogni chilometro effettuato. Ovviamente questa iniziativa non ha nulla a che vedere con il diritto a riconoscere il tragitto casa-ufficio come orario di lavoro e iniziative in tal senso in Italia ancora non sono presenti.

Il progetto torinese serve però a sensibilizzare al rispetto dell’ambiente e a uno stile di vita ecologico arrivando dopo quello di Bari e Mantova.

Per quanto riguarda il lavoro flessibile al momento l’Italia è molto lontana dal raggiungere gli obiettivi elvetici e l’unica flessibilità consolidata è quella che riguarda le clausole del lavoro part-time.

Con un po’ di ottimismo però potremmo sperare nei prossimi anni che il tragitto casa-ufficio sia considerato orario di lavoro a tutti gli effetti anche nel nostro Paese.

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