La ricetta per l’Italia: un nuovo Umanesimo per far ripartire le imprese

Money.it ha intervistato Marco Landi, ex presidente di Apple. Il manager oggi finanzia progetti innovativi e siede nel Cda di numerose start up italiane. Ecco di cosa avrebbe bisogno oggi l’Italia

La ricetta per l'Italia: un nuovo Umanesimo per far ripartire le imprese

Milton Friedman si sbagliava: la principale missione delle aziende non può più essere solo quella di massimizzare il valore per gli azionisti. Un’impresa moderna oggi deve guardare alla soddisfazione dei propri impiegati, poi dei suoi clienti e dell’ambiente in cui lavora.

Parole pronunciate da Marco Landi, ex presidente Apple nel 1996-1997 e fra le menti che hanno contribuito al reinserimento di Steve Jobs nella struttura di Cupertino, in un’intervista concessa a Money.it a margine del Digital Convergence Day tenutosi ieri a Milano.

Dott. Landi, di cosa c’è bisogno oggi in Italia per rimettere in moto l’economia?

Abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo, un concetto di “azienda umanista” in cui non si fa più come diceva Milton Friedman: la vera missione oggi è considerare i veri shareholder di un’azienda gli impiegati, i clienti, l’ambiente. Nell’ultimo decennio la nostra cultura aziendale è crollata ed oggi è solo ripartendo dall’uomo che si possono realmente fare delle grandi cose. Nel mio nuovo libro, “Business Humanum Est”, ho parlato molto della nostra storia economica, di quando negli anni ’70 la vera Silicon Valley era l’Italia. Eravamo un treno che nessuno avrebbe potuto fermare, se non noi stessi.

Com’è stato possibile questo decadimento?

Errori politici, miopia sul futuro e, purtroppo, la Fiat, in quanto la politica industriale italiana in quegli anni ha puntato tutto sull’automobile, dimenticando completamente l’industria elettronica di cui eravamo i leader incontrastati. Io ho vissuto tutta la storia della trasformazione dell’industria elettronica italiana e posso dire che negli anni ’80 noi eravamo l’America: i primi nell’elettronica e nel computer con la Olivetti, nel televisore, nella chimica e in tanti altri settori.

Dopo l’esperienza Apple è tornato in Italia, ora finanzia start up innovative. Come è messa l’Italia?

Io ogni giorno scopro la fantastica volontà dei giovani italiani che vogliono fare, vogliono creare, vogliono avere un riscatto rispetto alla situazione che si sono trovati a vivere e purtroppo l’ecosistema in cui lavorano non li facilità, li blocca. Io nel mio piccolo cerco di stimolare le attività imprenditoriali che nascono nel nostro Paese e lo faccio su tre livelli. In primis attraverso consigli e condivisone delle mie esperienze, per passare poi all’investimento, fornire quindi le risorse finanziarie per portare avanti le idee, e poi terzo livello entrare nel board del Consiglio di amministrazione di alcune start up e mettere a disposizione il mio networking.

Qual è la chiave per far crescere la propria azienda?

Grazie alla legge Economia 4.0 si è sviluppato in maniera molto forte il crowd funding. Questo metodo di reperire risorse sta diventando una leva per incitare il venture capital ad essere più attivo in Italia. Qualcuno ha detto che il venture capital “strozza” la piccola impresa, perché assegna valutazioni bassissime alle aziende e rende il founder non più un imprenditore ma un impiegato del capitale. In Italia bisogna scalzare questa mentalità. Ad esempio noi come The Digital Box abbiamo rifiutato le valutazioni ridicole di alcuni venture capitalist e grazie al crowdfunding siamo riusciti a raccogliere 1 milione di euro per espanderci in Europa.

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