Il bail in arriva in Italia. Che cos’è e come funziona? Saranno i clienti a pagare per salvare le banche

La legge è stata approvata da Bruxelles due anni fa, in Italia però Visco ne ha parlato solo tre giorni fa. Ecco che cos’è il bail in, il meccanismo in base al quale saranno i correntisti a pagare in caso di fallimento di una banca e non lo Stato. Informatevi bene, perché di mezzo potrebbero andarci i vostri soldi

I cittadini italiani hanno il diritto di conoscere quali sono le decisioni prese in sede europea, soprattutto quelle decisioni che rischiano di costare loro parecchi soldi.

La notizia risale ormai a oltre due anni fa, la norma venne varata dopo il salvataggio di Cipro, ma fino a pochi giorni fa, in Italia nessuno ne ha parlato. La classica news rilevante, passata sotto silenzio, come se non parlarne cambiasse qualcosa.

Aggiornamento: leggi l’articolo Cosa è il Bail In

A sollevare «la scomoda coperta» ci ha però pensato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia che pochi giorni fa, ha finalmente tolto il silenzio sul bail-in. Che cos’è? E’ una norma stabilita da Bruxelles (Forexinfo ve ne aveva parlatoqui quasi due anni fa) che prevede che, in caso di fallimento di una banca, siano in prima battuta i clienti della stessa a pagare per salvarla. Lo Stato entrerà in gioco solo in un secondo momento.

Il che vuol dire una cosa sola: i nostri conti correnti non sono più garantiti, o almeno non lo sono sopra una certa soglia. Chiunque decide di versare i propri soldi in banca, secondo il n.1 di Bankitalia ha il diritto di conoscere come stanno le cose, nonostante ormai ci sia poco da fare.

Le parole di Ignazio Visco non lasciano spazio a dubbi:

«le banche dovranno adottare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento fondamentale apportato dalle nuove regole, che non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori».

«sacrificio significativo» significa soldi, molti soldi a cui rinunciare per salvare un istituto bancario dal default. A confermare la notizia, anche un tweet pubblicato dall’ufficio stampa della Banca d’Italia:

«i clienti andranno pienamente informati del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca».

A spiegare le linee guida della nuova normativa è intervenuto lo stesso governatore che, nel corso di una convocazione al Senato, ha parlato anche dei ritardi con i quali il paese recepisce le direttive Ue.

Il direttore di Palazzo Koch ha infatti affermato:

«sarebbe stato essenziale che il recepimento delle direttive fosse stato effettuato per tempo. Purtroppo i tempi lunghi ostacolano l’impegno e la partecipazione attiva del nostro paese al processo di integrazione finanziaria»

Insomma dobbiamo recepire la direttiva sul bail-in e dobbiamo farlo pure in fretta. Ma in cosa consiste questo meccanismo e cosa comporta per i clienti delle banche? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Bail In: che cos’è e come funziona?
L’accordo sul Bail-in è stato firmato nel giugno del 2013, subito dopo il salvataggio di Cipro. La norma prevede che, nel caso di una crisi bancaria, siano i correntisti e gli investitori a pagare per salvare l’istituto e, in un secondo momento, lo Stato.

All’epoca dell’intesa, furono in molti a sostenere che dietro le parole "fallimento ordinato (altro nome utilizzato per descrivere il meccanismo del bail in) si nascondesse in realtà la volontà di codificare a livello comunitario il ben più famoso prelievo forzoso che anche l’Italia ha sperimentato nell’ormai celeberrimo caso del 1992.

Scendendo nel dettaglio, la nuova legge manda in pensione il bail out, il meccanismo in base al quale è lo Stato a intervenire in caso di difficoltà, e vara il bail in, che invece coinvolge in prima battuta i privati. In altre parole, se una banca rischia il default, i primi a dover sborsare il proprio denaro saranno gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti meno assicurati (le obbligazioni subordinate verranno coinvolte nel pagamento) e dai depositi bancari superiori ai 100mila euro. La direttiva dunque garantisce solo i depositi inferiori a tale soglia.

Non dovranno invece partecipare al bail in i possessori di obbligazioni garantite (le ordinarie sono escluse), pensioni e salari dei dipendenti. Ogni Stato Membro avrà infine la facoltà di decidere l’esclusione di altre categorie.

Parlando di percentuali: nel caso in cui una banca rischi il fallimento, lo Stato interverrà per salvarla solo dopo che azionisti e creditori avranno pagato l’8% delle passività totali dell’istituto. Lo scopo della norma, è quello di evitare che a pagare siano tutti i contribuenti, in realtà però, a rimetterci sarà chi deposita i propri soldi.

Inoltre, ogni Stato dovrà costruire un fondo nazionale che nell’arco di 10 anni dovrà raggiungere un livello pari ad almeno lo 0,8% dei depositi garantiti tutte le istituzioni creditizie del Paese, utilizzandolo per il 5% degli attivi.

Questo è il bail in, questo è quello che è stato deciso due anni fa senza che nessuno ai vertici si preoccupasse di informare i cittadini italiani. Visco ne ha parlato tre giorni fa, per il resto si continua a tacere.

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