Forze Armate, la beffa del Taser: scelto un modello obsoleto per colpa di un equivoco

Al via la fase di sperimentazione delle pistole elettriche per la Polizia di Stato; ma il modello di Taser scelto è veramente il migliore tra quelli presenti sul mercato?

Forze Armate, la beffa del Taser: scelto un modello obsoleto per colpa di un equivoco

Al via oggi la fase sperimentale nella quale il Taser - ovvero la pistola elettrica - sarà dato in dotazione a 70 agenti della Polizia di Stato in 12 città d’Italia (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi e Genova).

Una novità alla quale si è dovuto attendere diversi anni prima della sua messa in atto; dovete sapere, infatti, che la sperimentazione della “pistola elettrica Taser” è prevista da un emendamento del decreto per la sicurezza negli stadi del 2014, firmato dall’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano, ma solamente adesso - in merito alla decisione di Matteo Salvini - è stata avviata la fase sperimentale.

Se da una parte l’introduzione del Taser nella dotazione della Polizia di Stato è stata accolta con soddisfazione dagli agenti - i quali sperano così di limitare gli scontri corpo a corpo - dall’altra non mancano le polemiche.

Una di queste riguarda un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano secondo il quale il modello di pistola elettrica scelto per dare il via alla fase sperimentale è ormai datato dal momento che è stato realizzato nel lontano 2011 da un’azienda che oggi si è specializzata nella produzione di bodycam e di servizi cloud per il salvataggio delle registrazioni.

Paradossale è il motivo che si cela dietro a questa decisione: sembra infatti che tutto dipenda da un’imprecisione presente nel decreto del 2014. Facciamo chiarezza.

La pistola elettrica non è il Taser

Quando si parla di pistola elettrica si tende - erroneamente - a confonderla con il Taser. I due termini, infatti, non sono sinonimi poiché Taser altro non è che l’azienda che per prima ha ideato e prodotto industrialmente questo tipo di pistola alla fine degli anni ‘90.

Insomma, confondere il Taser con la pistola elettrica equivale a scambiare i Levi’s con i jeans.

Esistono quindi altre aziende che producono modelli di pistola elettrica, molti dei quali sono più performanti - e caratterizzati da un migliore rapporto tra qualità e prezzo - rispetto al Taser X2 scelto per l’avvio della fase sperimentale.

Come anticipato, infatti, la Taser International con il passare degli anni ha scelto di specializzarsi in un altro settore, concentrandosi nella produzione di bodycam e di cloud per il salvataggio dei dati, tant’è che nel 2017 l’azienda ha cambiato nome in Axon Enterprise Inc.

In commercio ci sono modelli migliori di pistola elettrica

Come anticipato il modello Taser X2 risale al 2011 e da allora l’azienda non ha più realizzato altri storditori. Inevitabilmente in commercio esistono modelli maggiormente performanti di quello scelto dal Viminale, realizzati da quelle aziende che ancora oggi si occupano di pistole elettriche.

Basti pensare che mentre il Taser X2 permette di sparare due colpi consecutivi ci sono altri modelli che sono in grado di farne partire ben cinque, dando così maggiori possibilità agli agenti di tutelarsi in caso di un’aggressione. E paradossalmente è la pistola elettrica a 5 colpi a costare di meno: 1.099$ contro i 1.399$ di listino del Taser X2 (nel caso di grandi forniture, come nel caso dell’Italia, il prezzo dovrebbe abbassarsi a circa 500€ per ciascun modello).

A quanto pare quindi la decisione del Viminale di far sperimentare agli agenti di Polizia un modello antiquato di pistola elettrica non si è rivelata la migliore; ma per quale motivo non sono stati presi in considerazione i modelli realizzati dalle aziende competitor dell’ex Taser International?

Taser obsoleto alle Forze Armate per colpa di un equivoco

La colpa di quanto successo è da attribuire ad un equivoco presente nell’emendamento del decreto per la sicurezza negli stadi del 2014 con il quale è stata prevista la fase di sperimentazione. Qui, infatti, si legge chiaramente “pistola elettrica Taser”, indicando così oltre al prodotto anche la marca.

È la legge italiana quindi a riconoscere l’esclusività della Taser International, dimenticando così tutte le altre aziende internazionali ( ci sono produttori in Israele, Germania, Russia, Cina e Brasile) che negli anni si sono specializzate in questo settore.

In realtà sarebbe sufficiente approvare un bando di gara successivo alla sperimentazione; non è detto però che ciò avvenga poiché - come ribadito dal Dipartimento di pubblica sicurezza - i primi 35 dispositivi sono stati forniti gratuitamente dalla Axon.

Tornare indietro quindi sarà molto difficile e per questo motivo si profila anche il rischio di una serie di cause contro lo Stato italiano, il quale potrebbe essere accusato di violazione del Codice europeo degli appalti e della concorrenza.

Insomma un vero e proprio pasticcio che - come temono i sindacati - rischia di far saltare l’intero banco: come già successo per i fucili calibro 12 Benelli, al sistema di geolocalizzazione Mercurio e allo spray al peperoncino, anche la pistola elettrica, dopo la sperimentazione, potrebbe cadere nel dimenticatoio.

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