A febbraio arriva il bonus in busta paga per il personale delle Forze dell’Ordine. Fino a 458,50 euro con il conguaglio.
Abbiamo già avuto modo di spiegare come nel cedolino NoiPa di febbraio ci sia molta attesa per il conguaglio, per quanto l’operazione di ricalcolo delle imposte sia generalmente temuta visti gli effetti in busta paga. Solitamente, infatti, il conguaglio genera un effetto negativo, con trattenute dallo stipendio che possono portare la retribuzione a scendere molto al di sotto della soglia solitamente percepita.
Specialmente quest’anno in cui c’è lo sgravio fiscale da considerare, quindi, il conguaglio può portare a maggiori penalizzazioni in busta paga, specialmente per coloro che nel corso del 2025 hanno goduto di aumenti di stipendio tali da comportare una netta differenza tra stipendio presunto e quello effettivamente percepito alla fine dell’anno.
Ma c’è una categoria che invece può guardare con maggiore positività al conguaglio, se non altro perché in quella sede viene riconosciuto un bonus sullo stipendio. Ci riferiamo ai lavoratori delle Forze Armate e di Polizia, ai quali viene riconosciuta la defiscalizzazione sui compensi accessori percepiti nell’ultimo anno, recuperando di Irpef fino a un massimo di circa 458 euro.
Cos’è il bonus defiscalizzazione?
Questo è un bonus che si ripete ormai da qualche anno: venne introdotto, infatti, a margine del riordino delle carriere del 2018, allo scopo di non penalizzare quei lavoratori che da lì a poco avrebbero dovuto dire addio al bonus sicurezza voluto dal governo Renzi.
In quell’occasione si lavorò a una misura che potesse rappresentare un’alternativa valida, arrivando quindi a un beneficio economico calcolato direttamente sul compenso accessorio, ossia quella parte variabile della retribuzione che ad esempio comprende straordinari ed altre indennità. Anche queste voci vengono ovviamente tassate, al pari della parte fissa della retribuzione.
Irpef e addizionali quindi, con la differenza però che in un successivo momento - in sede di conguaglio - una parte di quanto trattenuto può essere recuperata. O anche tutta laddove si resti entro il limite previsto annualmente dall’apposito decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che per il bonus defiscalizzazione di quest’anno - ma riferito al 2025 - è stato firmato il 24 luglio scorso.
A chi spetta?
Per avere diritto alla defiscalizzazione bisogna soddisfare due requisiti: il primo è quello di risultare in servizio nel 2025, mentre il secondo è che il reddito percepito nel 2024 non superi i 30.208 euro (nuovo limite aggiornato dal provvedimento del Consiglio dei ministri).
Non basta quindi l’uno o l’altro beneficio per avere speranza di godere di un bonus in sede di conguaglio: servono entrambi, altrimenti si viene esclusi. Ecco perché il conguaglio non è per forza il momento in cui verrà pagato il bonus defiscalizzazione poiché molto dipende dalla situazione del singolo. Così come non possiamo assicurare che grazie a questo bonus il conguaglio sarà a credito, con conseguente aumento in busta paga: quanto riconosciuto dalla defiscalizzazione, infatti, potrebbe essere annullato dal recupero di eventuali imposte non trattenute correttamente nel corso dell’anno.
Quanto spetta con il bonus defiscalizzazione?
Per quest’anno la misura massima che si può recuperare con la defiscalizzazione è pari a 458,50 euro.
Significa che sui compensi accessori erogati nel corso del 2025 viene recuperata l’Irpef pagata, comprese le addizionali, fino a un massimo però che non può superare il suddetto valore.
Prendiamo ad esempio due militari, di cui uno ha versato appena 300 euro sui compensi accessori percepiti durante lo scorso anno, mentre il secondo ne ha versati ben 1.000 euro. Il recupero sarà quindi pari a 300 euro esatti per il primo, e a 458,50 euro per il secondo.
Da capire poi come andrà il resto del conguaglio. Potrebbe essere, ad esempio, che il reddito effettivamente percepito comporti la perdita dello sgravio fiscale riconosciuto quest’anno per effetto del taglio del cuneo. In quel caso il debito potrebbe superare il credito della defiscalizzazione, comportando comunque un conguaglio negativo con trattenuta in busta paga.
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