Il nuovo caccia di sesta generazione del programma GCAP, sviluppato anche dall’Italia, promette prestazioni da record: ecco cos’è, come funzionerà e quanto impiegherebbe ad attraversare la penisola.
In pochi sanno che l’Italia sta lavorando a uno dei progetti militari più ambiziosi degli ultimi decenni: lo sviluppo di un aereo caccia di sesta generazione.
E non si tratta semplicemente di un aereo più veloce o più armato dei precedenti: ci troviamo, infatti, di fronte a una piattaforma completamente nuova, pensata per operare come nodo centrale di una rete di sistemi collegati tra loro.
Il velivolo sarà infatti capace di coordinare droni, sensori, armamenti e infrastrutture digitali in tutti i domini operativi: aria, terra, mare, spazio e cyber.
Oltre alle capacità stealth e alla potenza di calcolo basata su intelligenza artificiale, tra le caratteristiche più discusse ci sono anche le prestazioni: alcune stime parlano di velocità tali da permettere al velivolo di attraversare l’intera penisola italiana in meno di un’ora. Un dato che rende bene l’idea del salto tecnologico rispetto ai caccia attuali.
Il progetto si chiama Global combat air programme (Gcap) ed è portato avanti insieme a Regno Unito e Giappone, con l’obiettivo di arrivare al primo velivolo operativo intorno al 2035.
Dall’altra parte, però, il panorama europeo non è compatto. Il programma concorrente Fcas (Future combat air system), sviluppato da Francia, Germania e Spagna, sarebbe oggi sull’orlo del fallimento a causa di tensioni industriali e decisionali tra i partner. Secondo indiscrezioni, si starebbe persino valutando uno stop definitivo o una revisione radicale del progetto.
Ma cosa prevede davvero il programma a cui partecipa l’Italia? In un contesto in cui la spesa per la Difesa è destinata ad aumentare e la competizione tecnologica globale si fa sempre più intensa, la presenza del nostro Paese in un progetto di questo livello rappresenta una scelta industriale e geopolitica destinata a pesare per i prossimi decenni.
Cos’è il Global combat air programme (Gcap)
Come anticipato, si tratta di un progetto internazionale lanciato nel 2022 da Italia, Regno Unito e Giappone per sviluppare un caccia di sesta generazione e, soprattutto, un sistema di combattimento aereo completamente nuovo. Sul piano industriale, il programma è guidato da una cooperazione tra tre grandi attori: Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone. A queste si affiancano numerose aziende della filiera aerospaziale e della difesa, oltre a università, centri di ricerca e piccole e medie imprese coinvolte nello sviluppo di tecnologie avanzate.
L’obiettivo è arrivare all’entrata in servizio del primo velivolo intorno al 2035, sostituendo progressivamente piattaforme oggi in linea come gli Eurofighter europei e gli F-16 giapponesi.
Il Gcap punta alla realizzazione di un aereo caccia di nuova generazione che fungerà da piattaforma principale in connessione con una rete di elementi periferici: droni, sensori distribuiti, armamenti intelligenti e infrastrutture digitali di comando e controllo.
L’idea è quella di operare in modo integrato nei cinque domini operativi: aria, terra, mare, spazio e cyber. Il velivolo sarà quindi un nodo di rete capace di raccogliere, elaborare e distribuire enormi quantità di dati in tempo reale, grazie a sistemi basati su intelligenza artificiale e capacità avanzate di calcolo. Questo permetterà di coordinare missioni complesse con velivoli senza pilota e altre piattaforme, aumentando l’efficacia operativa e riducendo i rischi per i piloti.
Quanto sarà veloce il caccia di sesta generazione?
Quando si parla del caccia di sesta generazione una delle domande più frequenti riguarda la sua velocità.
Su questo punto, però, bisogna essere chiari: il velivolo è ancora in fase di sviluppo e non esistono dati ufficiali definitivi sulle prestazioni.
Le informazioni disponibili arrivano soprattutto da stime e analisi di settore, alcune delle quali indicano una velocità massima teorica fino a Mach 3, mentre valutazioni più prudenti parlano di prestazioni nell’ordine dei 2.500 km/h, cioè circa Mach 2+.
Per dare un riferimento, Mach 1 corrisponde alla velocità del suono, che a seconda della quota si aggira intorno ai 1.100-1.200 km/h. Mach 2 significa quindi circa 2.400 km/h, mentre Mach 3 supera i 3.000 km/h.
Se queste stime venissero confermate, il nuovo caccia si collocherebbe tra i velivoli militari più veloci mai realizzati, avvicinandosi alle prestazioni dei jet più estremi del passato, ma con tecnologie completamente diverse: bassa osservabilità radar, intelligenza artificiale a bordo e capacità di operare in rete con droni e altri sistemi.
A quel punto, la domanda “quanto ci mette ad attraversare l’Italia?” diventa quasi inevitabile. Prendendo come riferimento la penisola- lunga circa 1.291 km da Nord a Sud - a 2.500 km/h servirebbero poco più di mezz’ora: circa 31 minuti. Nell’ipotesi più spinta di Mach 3, il tempo scenderebbe a circa 24 minuti.
Per rendere il dato ancora più intuitivo, con velocità nell’ordine dei 2.500 km/h un volo “tipo” come Milano-Roma (circa 480 km in linea d’aria) richiederebbe una decina di minuti, mentre tratte più lunghe come Torino-Napoli (circa 710 km) starebbero attorno al quarto d’ora abbondante. Su distanze ancora più brevi l’effetto è impressionante: attraversare la Sicilia da est a ovest (circa 200 km) significherebbe meno di 5 minuti.
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