Covid, rischio di nuove varianti con le riaperture nel Regno Unito? Cosa dicono gli scienziati

Pierandrea Ferrari

2 Agosto 2021 - 12:05

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Pollice verso alla nuova linea «riaperturista» di Boris Johnson da un pool di 1.200 scienziati: il Regno Unito potrebbe diventare un incubatore di nuove varianti.

Covid, rischio di nuove varianti con le riaperture nel Regno Unito? Cosa dicono gli scienziati

Dallo scorso 19 luglio buona parte delle restrizioni anti-Covid del Regno Unito sono state messe in soffitta. Un passo «irreversibile», come precisato dal premier Boris Johnson, che non prevede solo la pressoché totale riapertura delle attività, ma anche la rinuncia a quelle raccomandazioni che si sono rivelate fondamentali per rallentare il contagio nei mesi invernali, come il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine.

La svolta, che intende rafforzare i fondamentali economici britannici, già fiaccati dalle implicazioni della Brexit, e che è legittimata (questa, almeno, la linea di Johnson e dei Tory) dal tasso di vaccinazione nel Paese (il 70,3% della popolazione è parzialmente protetto, il 57,5% ha ricevuto le due dosi), non incontra tuttavia il favore della comunità scientifica, secondo cui il Regno Unito potrebbe diventare presto un incubatore di nuove varianti.

Regno Unito, allarme nuove varianti dagli scienziati

Nel dettaglio, è composto da 1.200 scienziati il pool che ha espressamente (e pubblicamente) criticato il Governo britannico. Sotto la lente le conseguenze dello smantellamento delle principali restrizioni in una fase storica in cui il virus - mutato nella sua variante più contagiosa, nota come indiana o Delta - continua a circolare ad un ritmo sostenuto, sebbene i dati sulle nuove infezioni snocciolati da Downing Street - ma definiti apertamente «ambigui» dall’epidemiologo del King’s College Tim Spector - certifichino un rallentamento.

«Se volessi architettare un enorme esperimento per creare un nuovo virus, di quelli che sono in grado di superare la barriera del vaccino, farei quello che il Regno Unito sta facendo», l’attacco del virologo USA Michael Haseltine, presidente di ACCESS Health International. «Metà della popolazione vaccinata nel mezzo di una pandemia, che permetterebbe al virus di imparare come aggirare il vaccino. Questo è quello che farei, e il resto del mondo è comprensibilmente preoccupato».

Il nodo dei viaggi internazionali

Ma secondo Christina Pagel, direttrice della Clinical Operational Research Unit della UCL di Londra, «i Paesi ad alto reddito (UE, Stati Uniti, Canada) sono tutti nella stessa situazione, e una variante resistente al vaccino potrebbe spuntare in qualsiasi posto». E poi c’è il nodo della ripresa dei viaggi internazionali, di cui il Regno Unito rappresenta un hub globale, ragion per cui una eventuale variante che dovesse emerge di là della Manica finirebbe per diffondersi rapidamente in tutti gli angoli del pianeta.

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