Covid, perché ci potrebbero volere 57 anni per vaccinare tutto il mondo

Alessandro Cipolla

26/07/2021

26/07/2021 - 10:17

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L’allarme di Oxfam: con questo ritmo di vaccinazione, i Paesi del G7 saranno completamente immunizzati a gennaio 2022, ma quelli a basso reddito impiegheranno 57 anni per proteggersi dal Covid.

Covid, perché ci potrebbero volere 57 anni per vaccinare tutto il mondo

Questa pandemia da Covid potrebbe durare ancora a lungo, addirittura decenni, se nel mondo si continuerà a vaccinare a questo ritmo, con i Paesi del G7 che corrono e quelli a basso reddito invece sostanzialmente fermi.

Questa è l’analisi fatta da Oxfam, che lo scorso giugno ha voluto lanciare un nuovo allarme sulla disparità di accesso ai vaccini, soprattutto in virtù del sostanziale fallimento fino a questo momento del programma Covax.

Del resto gli ultimi numeri sui vaccini a livello mondiale parlano chiaro: su 3,86 miliardi di somministrazioni a livello globale, soltanto l’1,1% della popolazione dei Paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose.

In particolare è l’Africa a essere molto indietro nella campagna vaccinale, visto che le 435 milioni di dosi promesse a giugno dal G7 e destinate al progetto Covax ancora non si sono viste, con i Paesi più ricchi che in questo momento stanno badando ad accelerare dentro i propri confini per mettersi al riparo dalla minaccia della variante Delta.

Covid: vaccini a due velocità

Nel suo report Oxfam ha calcolato che i Paesi del G7, vaccinando in media 4,6 milioni di persone al giorno come avvenuto nel mese di maggio, potranno immunizzare completamente tutti i loro cittadini entro l’8 gennaio 2022.

I Paesi a basso reddito invece, che nello stesso periodo hanno vaccinato in media 63.000 persone al giorno, di questo passo ci impiegheranno 57 anni a raggiungere un livello simile di protezione.

I motivi di questa differenza di passo sono ormai chiari da tempo: i grandi del pianeta hanno opzionato la quasi totalità delle dosi finora prodotte, impegnandosi al tempo stesso a donare una sostanziale quota a Covax, il progetto dell’OMS che punta a garantire una adeguata vaccinazione anche ai Paesi a medio e basso reddito.

L’avanzata della variante Delta ha però cambiato i piani: come sta accadendo anche in Italia, ogni dose a disposizione al momento è utile per mettere al riparo dal Covid più persone possibile per evitare, in autunno, di dover ricorrere a nuove misure restrittive.

Il risultato è che al momento in Africa, ma anche in Asia e Sud America, sono arrivate le classiche briciole, con solo gli Stati Uniti che di recente hanno deciso di donare 80 milioni di dosi AstraZeneca che Oltreoceano hanno scelto di non utilizzare.

Dei restanti 400 milioni di vaccini promessi dal G7 a Covax entro il 2021 finora non c’è traccia. Una scelta che non è solo egoistica, ma anche miope visto che la diffusione del virus nei Paesi a basso reddito aumenta esponenzialmente la possibilità di nuove varianti, potenzialmente anche più pericolose rispetto alle attuali.

Con l’Occidente che sta iniziando a ragionare sull’opportunità di una terza dose, probabilmente al momento riservata solo agli anziani e ai più fragili, il sentore è che anche nei prossimi mesi la musica sia destinata a restare sempre la stessa.

Fino a quando i leader mondiali non comprenderanno che questa pandemia deve essere combattuta a livello globale e non solo guardando al proprio orticello, di Covid purtroppo ne sentiremo parlare ancora a lungo.

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