Covid, cosa succederà a settembre? L’allarme di Galli

Martino Grassi

30 Agosto 2021 - 13:57

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Settembre potrebbe essere un “mese caldo” se non si aumenta il numero dei vaccinati. È questa la previsione di Massimo Galli, il direttore di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano.

Covid, cosa succederà a settembre? L'allarme di Galli

Le previsioni per il mese di settembre legate all’andamento della situazione epidemiologica non sono tra le migliori se non si aumenta la percentuale del numero di persone vaccinate. È questa la previsione del direttore di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.

La variante Delta non sembra aver intenzione di fermarsi, e la situazione legata alla pandemia torna a peggiorare da nord a sud dell’Italia, tanto che in Sicilia, una delle regioni in cui la campagna di vaccinazione procede più a rilento, è tornata in zona gialla.

Covid, cosa aspettarsi a settembre

“Non m’interessa quale potrebbe essere il mezzo, se l’obbligatorietà o la non idoneità, ma il dato di fatto è che bisogna arrivare a vaccinare molte più persone altrimenti avremo un settembre molto caldo, anche se non comparabile a quello dell’anno scorso se non localmente, cioè nei contesti in cui ci sono molte persone non vaccinate sopra i 50 anni”. Sono queste le parole con cui Massimo Galli ha lanciato l’allarme ad Agorà Estate.

Al momento infatti desta diverse preoccupazioni il numero di over 50 che ancora ha deciso di non sottoporsi al vaccino, tanto che anche dal Comitato Tecnico Scientifico si è sollevata l’ipotesi di introdurre l’obbligo vaccinale per alcune categorie di persone, considerate maggiormente a rischio, tra cui quelle più anziane.

La posizione dell’esperto sul vaccino obbligatorio

Nelle ultime settimane si è infiammato il dibattito sulla possibile introduzione del vaccino obbligatorio, nel caso in cui non si dovesse raggiungere una buona percentuale di vaccinati. A tal riguardo la posizione di Galli è chiara:

“Non ho mai avuto la benché minima esitazione sull’obbligo vaccinale, nel senso che ne già ho sostenuto la necessità a suo tempo, cioè quando si parlava dell’obbligo vaccinale in caso non si fosse riusciti a ottenere il minimo indispensabile di vaccinazioni per il morbillo nei bambini”.

Tuttavia, continua il virologo, al momento c’e “una tale dispersione di pareri nell’ambito politico che la battaglia sull’obbligo potrebbe rischiare di diventare così lunga da rischiare di non portarci al risultato desiderato in tempi brevi”. Il virologo ha poi concluso, aggiungendo che: “Credo che andare avanti sulla persuasione e sulla non idoneità alla mansione per coloro che si rifiutassero di vaccinarsi in vari ambiti professionali lavorativi potrebbe essere, da questo punto di vista, chiamiamola anche obbligatorietà mascherata o surrettizia”.

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