Covid, il Regno Unito rischia 50.000 morti all’anno: parola di Crisanti

Martino Grassi

05/11/2021

05/11/2021 - 11:09

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Secondo Andrea Crisanti, il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, il Regno Unito rischia fino a 50.000 decessi all’anno a causa del Covid.

Covid, il Regno Unito rischia 50.000 morti all'anno: parola di Crisanti

Nel Regno Unito si rischia di avere fino a 50.000 morti all’anno a causa del Covid. È questo il preoccupante scenario illustrato da Andrea Crisanti, il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, a Piazzapulita, un programma di approfondimento politico trasmesso su La7.

Da alcune settimane il Paese guidato da Boris Johnson si sta trovando ad affrontare una situazione molto complicata, conteggiando circa 50-60.000 nuovi casi ogni 24 ore. L’Inghilterra tuttavia è riuscita ad arrivare a una sorta di equilibrio tra la protezione offerta dal vaccino e la capacità del virus di infettare grazie all’assenza di misure di precauzione.

Il Regno Unito rischia fino a 50.000 morti all’anno

“In Inghilterra ci sono 50-60.000 casi al giorno e forse sono anche sottostimati. L’Inghilterra ha raggiunto una sorta di equilibrio tra la protezione indotta dal vaccino e la capacità del virus di trasmettersi in assenza di qualsiasi misura di precauzione. Stanno pagando un prezzo altissimo con 160-180 morti al giorno, un’enormità. Significa 50.000 morti all’anno. Così Andrea Crisanti illustra la situazione che si sta verificando Oltremanica a Piazzapulita.

L’esperto sottolinea come nel Regno Unito ogni anno vengano conteggiati circa 600.000 decessi, di questi, circa il 10% è causato dal Covid, una malattia potenzialmente prevedibile:

“In totale l’Inghilterra ha circa 600.000 decessi all’anno: il 10% sarebbero provocati da una malattia trasmissibile e potenzialmente prevenibile, mi sembra tanto. Non credo che questo possa essere sostenuto a lungo termine. In Italia 50.000 morti all’anno per una malattia trasmissibile ci riportano indietro ad una situazione di 100 anni fa”.

Cosa aspettarsi in Italia?

Al momento il nostro Paese non sembra correre particolari rischi dato che “la maggior parte della popolazione si è vaccinata tra aprile e luglio” e dunque siamo protetti perché rientriamo in una finestra di 6-7 mesi dalla vaccinazione”, spiega l’esperto, ma tra non molto la situazione potrebbe cambiare.

Crisanti aggiunge infatti che “i dati dicono che la protezione contro l’infezione dopo 6 mesi cala dal 90% al 45% e quella contro le complicazioni cala dal 95% al 65%: su questo non ci piove. Se vogliamo abbattere la trasmissione, dobbiamo fare la terza dose a tutta la popolazione, si tratta di stabilire un obiettivo”.

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