Covid, Ordine dei Medici spinge per il lockdown: «invertire trend o si dovrà scegliere chi intubare»

In un’intervista a Money.it, il vicepresidente dell’Ordine Giovanni Leoni parla della situazione sempre più preoccupante delle terapie intensive in Italia

Se non si comincia ad anticipare il virus, presto gli anestesisti dovranno di nuovo scegliere chi intubare, perché i posti in terapia intensiva non sono abbastanza. Lo ha detto a Money.it il vicepresidente dell’Ordine dei Medici Giovanni Leoni nel corso di un’intervista.

Ordine dei Medici, bisogna smettere di inseguire il virus

Un fattore accomuna prima e seconda ondata di coronavirus: continuiamo a seguire il virus, piuttosto che prevenirlo. È necessario, ha detto Leoni a Money.it, “invertire la tendenza, per non dover costringere gli anestesisti a dover scegliere loro chi intubare”.

L’Ordine dei Medici rinnova l’allarme su un fattore di rischio già emerso nel corso della prima ondata: i dati che vediamo in questo momento rappresentano ciò che è avvenuto in termini di diffusione del contagio circa due settimane fa.

Siamo sempre in ritardo di due settimane per quanto riguarda i dati. Perché se noi calcoliamo che un soggetto si contagia e può essere completamente asintomatico per due tre giorni. Poi diventa sintomatico, va dal suo medico, cerca di fare il tampone e passano altri due-tre giorni. Deve fare il tampone, deve avere la conferma della positività, essere messo in un database generale”, spiega Leoni.

“Morale della favola, noi vediamo sempre la fotografia di quello che è avvenuto”.

Terapie intensive, superata soglia d’allarme del 30%

L’indice più drammatico, e che fornisce la percezione del reale rischio del Paese, “è il tasso di occupazione delle terapie intensive, che ha superato la soglia d’allarme del 30%, siamo arrivati al 37% su scala nazionale”.

Il problema è che vengono sacrificati gli altri pazienti che devono andare in terapia intensiva. Perché in ospedale non c’è solo il COVID”, afferma Leoni. Ci sono ancora incidenti, persone che hanno bisogno, ad esempio, di interventi chirurgici cardiaci, polmonari e interventi ontologici complicati, “che normalmente necessitano di uno-due giorni di terapia intensiva”. E se un paziente COVID occupa il letto in media per due-tre settimane, per gli altri non ci sarà posto.

Il problema tutto italiano è presto spiegato: “Il nostro sistema delle terapie intensive è parametrato in era pre-COVID. Avevamo solo 5.000 letti prima dell’epidemia, il più basso livello europeo”. Il Governo e le Regioni li hanno aumentati, è vero, ma con un incremento del personale praticamente nullo (+5% su scala nazionale).

Quella dell’Italia è quindi “una situazione drammatica” che necessita di misure ulteriori, come il lockdown nazionale invocato dal presidente dell’Ordine dei Medici giorni fa. E questo non perché i medici non siano “consci di quello che accade all’economia nazionale”, ribadisce Leoni. “Anche noi siamo cittadini”, conclude il vicepresidente, ma adesso la questione sanitaria deve prevalere su “quella economica”.

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