Cosa rischia Conte dopo l’uso delle reti unificate per attaccare Meloni e Salvini?

Mario D’Angelo

11 Aprile 2020 - 11:26

14 Gennaio 2021 - 11:26

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Ieri sera il premier Conte ha attaccato in diretta dalle reti nazionali i leader di opposizione Salvini e Meloni. I quali già pianificano una ritorsione

 Cosa rischia Conte dopo l'uso delle reti unificate per attaccare Meloni e Salvini?

Una vera e propria bufera politica si è scatenata su Giuseppe Conte dopo il suo attacco a reti unificate a Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Suoi social infuria l’hashtag #Contebuffone, mentre il giornalista Enrico Mentana ha detto ieri, in diretta nel corso del suo seguitissimo TG La7, che se avesse saputo in anticipo cosa avrebbe detto il premier avrebbe interrotto la trasmissione.

Ma cosa è successo nel corso della giornata di ieri, e cosa rischia Conte per il suo utilizzo delle reti televisive per attaccare l’opposizione di centrodestra?

MES, cosa è successo ieri

Alla conclusione dell’Eurogruppo, Salvini e Meloni si sono scagliati contro il Governo, reo di aver approvato il MES (anche se le cose non stanno così). I leader di Lega e Fratelli d’Italia si sono spinti fino a definire Conte un traditore e un criminale e a chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Attacchi basati su falsità, quelli di Salvini e Meloni, perché non c’è stata nessuna attivazione del MES, il quale piuttosto è stato modificato in modo da renderlo privo di condizionalità per aiuti sanitari. Mentre la palla per le questioni più politiche (il ricorso agli eurobond) - com’è giusto che sia - è stata passata al Consiglio dei capi di Stato europei.

MES, l’attacco di Conte a Salvini e Meloni

Senza dubbio i due maggiori partiti d’opposizione hanno sfruttato il momento e il semplice suono dell’acronimo “MES” per capitalizzare la rabbia degli italiani nei confronti di un’Europa debole e divisa.

Ma questo non giustifica la risposta di Conte su tutte le TV nazionali, dato che in quel momento parlava da ruolo istituzionale di capo del governo, e non leader di maggioranza. Anche perché le controparti di Salvini e Meloni, in linea di principio, sarebbero Nicola Zingaretti e Vito Crimi, e spettava a loro reagire.

“Il MES non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte, come in maniera falsa e irresponsabile è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. Far credere il contrario vuol dire fare il male del Paese”, ha detto ieri Giuseppe Conte.

Attacco a Salvini e Meloni, Conte ha sbagliato?

Come fa notare Enrico Mentana in un lungo post su Facebook, “il politico Conte aveva mille strumenti per rispondere agli attacchi (sgradevoli, strumentali, elettoralistici quanto si vuole) di Salvini e Meloni: attraverso i social, con un comunicato, con dichiarazioni o interviste”.

Di certo Conte avrebbe fatto una figura migliore, avrebbe dimostrato di essere un leader forte soprassedendo agli attacchi dell’opposizione piuttosto che utilizzare il principio di autorità che gli garantisce il suo ruolo.

Avrebbe potuto spiegare con calma cosa è davvero successo all’Eurogruppo, e tanto sarebbe bastato a chi ha orecchie per sentire. Al contrario, ha prestato il fianco a nuove accuse (Meloni fa paragoni con la Corea del Nord) e ha dimostrato di perdere facilmente la calma. E, per giunta, adesso rischia da un punto di vista legale.

Cosa rischia Giuseppe Conte per l’assalto all’opposizione

L’intera opposizione, dunque Forza Italia compresa, ha chiesto per oggi stesso la convocazione della Commissione di Vigilanza per “discutere delle gravi dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. Lo hanno riferito in una nota congiunta i capigruppo in Vigilanza dei partiti di Centrodestra, Daniela Santanché (FdI), Giorgio Mulè (FI) e Paolo Tiramani (Lega).

Sarà sotto accusa “l’attacco frontale senza precedenti nella storia repubblicana del presidente del Consiglio nei confronti dei leader delle opposizioni Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che ha trasformato la conferenza stampa in vero e proprio comizio politico”.

Il tutto, sottolinea la nota, è avvenuto “sulla principale rete del servizio pubblico, in orario di massimo ascolto, dove peraltro l’Italia intera si aspettava di ricevere comunicazioni sui provvedimenti” relativi all’epidemia di COVID-19.

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