Conte o Messi in Italia? Adesso si può con gli sconti fiscali del Decreto Crescita

Tra le pieghe del Decreto Crescita, il Sole 24 Ore ha scovato una norma che abbatterebbe al 30% la tassazione per chi dopo due anni all’estero viene a lavorare in Italia. Ingaggiare Antonio Conte o Lionel Messi sarebbe così molto più facile e conveniente.

Conte o Messi in Italia? Adesso si può con gli sconti fiscali del Decreto Crescita

Il Decreto Crescita, oltre che favorire un ritorno in Italia dei “cervelli in fuga”, potrebbe portare anche a un arrivo nella nostra Serie A di giocatori e allenatori che, a causa dei loro stipendi elevati, fino ad adesso erano soltanto dei sogni per i club nostrani.

Stando a un articolo del Sole 24 Ore a firma di Marco Bellinazzo, tra le varie norme presenti nel Decreto Crescita, approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri e che ora deve essere convertito in legge dal Parlamento, ci sarebbe anche un passaggio che porterebbe per cinque anni al 30% la tassazione per un lavoratore dipendente che, dopo essere stato negli ultimi due anni all’estero, viene assunto per almeno due anni in Italia.

Applicata al calcio, questa norma vorrebbe dire che per la Roma potrebbe essere adesso molto più facile mettere sotto contratto Antonio Conte, visto che vedrebbe tassato al 43% soltanto il 30% del reddito. Ancora più favoriti poi i club del Sud, con il Napoli che in teoria pagherebbe soltanto il 10%.

Lo stesso sistema potrebbe valere anche per giocatori o allenatori stranieri, visto che si parla genericamente di lavoratori che non siano stati residenti in Italia negli ultimi due anni, tanto che anche acquistare un campione come Lionel Messi potrebbe costare molto meno alle società del nostro campionato.

Dal Decreto Crescita una mano al calcio italiano

Quando la scorsa estate Cristiano Ronaldo è sbarcato a Torino, si è parlato di un suo passaggio alla Juventus che era stato possibile anche per via di un vantaggio fiscale per il campione portoghese con il suo arrivo in Italia.

Sfruttando l’imposta sostitutiva per i neo residenti nel nostro paese, l’attaccante infatti per i suoi guadagni all’estero se la può cavare versando al Fisco italiano 100.000 euro all’anno. Una cifra questa molto bassa considerando il giro d’affari degli sponsor dell’asso bianconero.

Adesso però ci sarebbe un’altra norma, contenuta nel recente Decreto Crescita partorito dal governo gialloverde, che potrebbe ulteriormente attirare le grandi stelle del calcio a trasferirsi nel Bel Paese.

Per favorire un ritorno dei nostri lavoratori che si sono trasferiti all’estero, nel testo comparso in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 aprile si parla, per chi non ha risieduto in Italia negli ultimi due anni anche senza iscriversi all’Aire, che può essere “tassato soltanto sul 30% del compenso da lavoro dipendente per un periodo di 5 anni, purché rimanga per almeno 24 mesi in Italia” come riportato dal Sole 24 Ore.

Conte o Messi più facili da contrattualizzare?

In pratica Antonio Conte che nel 2016 si è trasferito al Chelsea, costerebbe adesso meno dal punto di vista fiscale a un club italiano, con il vantaggio che sarebbe ancora maggiore maggiore per una società del Sud che vedrebbe scendere ulteriormente la tassazione dal 30% al 10%.

Da tempo si vocifera che l’ex CT della Nazionale chieda un contratto da 10 milioni a stagione per allenare. Con la vecchia tassazione, per la Roma che è molto interessata al mister lo stipendio lordo sarebbe stato di circa 20 milioni.

Con questa nuova norma presente nel decreto, ai giallorossi l’ingaggio di Conte invece costerebbe “solo” 12/13 milioni generando così un bel risparmio. Ancora meglio andrebbe al Napoli, che non sborserebbe più di 11 milioni.

La normativa però potrebbe riguardare anche giocatori o allenatori stranieri, come Messi o Guardiola, visto che nel testo si parla genericamente di “lavoratori che non siano stati residenti da 2 anni in Italia e non viene sancito che prima debbano aver abitato nella Penisola per un certo periodo”.

Se non dovessero esserci dei cambiamenti nel passaggio parlamentare, per i club della nostra Serie A diventerebbe ancor più conveniente prendere giocatori o allenatori che non sono stati in Italia negli ultimi due anni.

Se questo però potrebbe portare a un bel risparmio per le casse delle società, dall’altra parte ci sarebbe essere una sorta di penalizzazione per i calciatori nostrani che diventerebbero così più costosi rispetto ai loro colleghi stranieri.

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