Cambio euro-dollaro in caduta libera: analisi e previsioni per la settimana (24/10-28/10)

Il cambio euro-dollaro passa in un mese da 1,12 a 1,08 senza mai fermarsi, anche dopo la BCE: c’è spazio per un ulteriore ribasso?

Il cambio euro-dollaro chiude la settimana a 1,088 dopo aver registrato nuovi minimi da marzo a 1,085, in un continuo ribasso che non conosce ritracciamenti.

La riunione della Banca Centrale Europea aveva fatto credere che ci potesse essere una ripresa della moneta unica giovedì, con l’accenno di un movimento rialzista che non ha però trovato né continuità né consistenza.

La situazione descritta dai dati macro e soprattutto l’atteggiamento delle due banche centrali, Fed e BCE, è ad oggi caratterizzato da un divario troppo evidente, tale da tradursi in un drastico ridimensionamento nella quotazione di EUR/USD.

Dopo aver visto le previsioni della settimana su Piazza Affari, analizziamo ora la delicata situazione che coinvolge il cambio euro-dollaro.

Cambio euro-dollaro sotto l’1,09 come ad inizio anno: ancora più giù?

Il cambio euro-dollaro abbatte il muro dell’1,09 durante l’ultima sessione della settimana e pone così le premesse per una continuazione del ribasso.

Il mese di ottobre ha finora visto una perdita nella quotazione di EUR/USD di circa 4 centesimi, un’enormità soprattutto se confrontata con l’andamento costante e privo di movimenti significativi che perdurava da diversi mesi.

L’avvicinarsi di dicembre e di quello che si presuppone sarà il mese del rialzo dei tassi USA sta portando il mercato a scontare in anticipo un inevitabile rafforzamento del dollaro USA nell’ultimo bimestre dell’anno, tra presidenziali e Fed.

Al di qua dell’oceano la BCE si mostra sempre più attendista e sempre meno chiara su quelle che saranno le politiche monetarie del prossimo anno.

Euro-dollaro torna così a 1,08 in una discesa che, come osservabile dal seguente grafico giornaliero, ha più la configurazione di un vero e proprio crollo:

L’ampio range di prezzo coperto dalla candela di giovedì, tornata fino al test di quota 1,104, non è servito ad evitare una continuazione del ribasso, con l’ultima violazione di quota 1,09.

Il cambio sembra ora diretto ai minimi stabiliti tra febbraio e marzo. In particolare il supporto a 1,082 rappresenterà, insieme a quota 1,080, la fascia di prezzo utile per un’eventuale ripresa.

La questione che ora coinvolge EUR/USD è quella di capire fino a dove ha intenzione di spingersi, ovvero qual è in questo momento il valore che il mercato sente di attribuire al cross.

L’importanza dei supporti a 1,08 risiede nella lontanza dei successivi target. La fascia di prezzo compresa tra 1,08 e 1,07 non vede infatti particolari livelli di accumulazione e rischia di prolungare ulteriormente il ribasso, fino quindi ai minimi del 2016.

Per avere una visione più chiara dello scenario ribassista è bene osservare il seguente grafico settimanale:

I due supporti in verde sono a quota 1,082 e 1,070, ovvero gli stessi rilevati in precedenza.

Tuttavia in questo secondo grafico sono compresi anche i minimi assoluti del cambio di inizio 2015, fino a 1,04.

È quindi possibile che una continuazione del crollo porti ad un test della trendline di lungo periodo che congiunge la sequenza di minimi crescenti. In questo caso il target sarebbe al di sotto dell’1,07, in zona 1,063.

Significativo è inoltre l’andamento dell’oscillatore MACD che, dopo settimane di oscillazioni attorno allo zero, torna per la prima volta e in maniera convinta nel territorio dei valori negativi.

Non è però da escludere un momento di pausa per euro-dollaro nei pressi di uno dei prossimi supporti. In tal caso, guardando il grafico giornaliero, le prime resistenze da testare sarebbero a 1,090 e 1,095, al di sopra delle quali potrebbe concretizzarsi una settimana di ritracciamento per EUR/USD.

I prossimi giorni vedono solo il PIL USA come market mover ad alto potenziale, motivo per il quale la continuazione del ribasso e il test dei supporti a 1,082 e 1,080 sembrano possibili, e faranno subito capire quanto distante sarà ancora il livello di “equilibrio” di mercato per euro-dollaro.

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