Cambio euro-dollaro dopo rialzo tassi Fed: è iniziato il cammino verso la parità?

Il cambio euro-dollaro fa la storia e segna nuovi minimi da 13 anni a 1,036. Forti pressioni ribassiste e nessun target rilevante oltre la parità: EUR/USD verso quota 1,00?

Il cambio euro-dollaro sembrava poter essere al riparo da un ulteriore crollo dopo il previsto rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, ma così non è stato.

Il dollaro ha registrato altre due giornate di record con il suo indice spot, portando verso nuovi minimi beni rifugio, come nel caso dell’argento, e tutte le altre maggiori valute.

Così EUR/USD si trova ad aver abbattuto i minimi di marzo 2015 e ad aver compiuto un ulteriore importante passo in direzione della tanto chiaccherata parità, secondo molti ancora non ipotizzabile.

Se la sterlina, anche grazie alla riunione BoE, è tra le valute che meglio hanno retto l’impatto Fed, lo stesso non si può dire della moneta unica.

La BCE e il prolungamento del QE della scorsa settimana hanno pesato e probabilmente continueranno a pesare nel confronto con il biglietto verde e la nuova prospettiva di tre rialzi dei tassi USA nel 2017. Scenario, questo, che non può non prendere in considerazione il raggiungimento della parità.

Dopo aver visto le principali previsoni per i mercati nel 2017, caliamoci ora nel futuro prossimo (e non) di euro-dollaro e capire cosa aspettarci.

Cambio euro-dollaro in avanscoperta ribassista: prossimo obiettivo quota 1,02?

Il cambio euro-dollaro attraversa senza indugi il minimo di marzo 2015 a 1,046 dopo la decisione largamente anticipata della Fed di rialzare i tassi di interesse di 25 punti base.

Non è solo il rialzo ad aver scatenato il crollo ma anche le prospettive, sia economiche che monetarie, descritte dalla Yellen.

Gli Stati Uniti sono l’unica tra le principali zone economiche che è ufficialmente tornata verso un percorso di stretta economica e i tre rialzi previsti per il 2017 preannunciano un futuro di rafforzamento per il biglietto verde.

EUR/USD si trova così ad aver stabilito, con il raggiungimento di quota 1,036, il minimo degli ultimi 13 anni, ovvero da quando la moneta unica ha cominciato a muovere i primi passi verso un progressivo rafforzamento.

Dal seguente grafico settimanale è possibile osservare il crollo degli ultimi due mesi, l’allontanamento dalla media mobile a 20 periodi e la chiusura della sessione proprio in corrispondenza del supporto a 1,046:

L’RSI è pronto ad affacciarsi nella zona di ipervenduto come non accadeva dai primi mesi del 2015, segnale che il cambio potrebbe avere bisogno di un periodo di respiro, sebbene tutto faccia credere il contrario.

La quotazione ha segnato nuovi minimi, come detto, e l’ha fatto di ben 1 centesimo, passando da 1,046 a 1,036, sprint che denota un’inerzia tutt’altro che in fase di esaurimento.

Ogni movimento rialzista di euro-dollaro rischia di essere l’occasione ideale per aprire nuove posizioni in sell, visto il gap che da questo mese andrà via via aumentando tra le due aree economiche, almeno in termini di economia monetaria.

La fiducia legata ad un rialzo della quotazione corre il rischio quindi di esaurirsi presto, almeno finché non dovesse cambiare la situazione negli Stati Uniti o finché i buoni propositi della Fed non dovessero incontrare ostacoli sul loro cammino.

Come osservabile dal seguente grafico H4, un’eventuale ripresa di EUR/USD ha come primo target il raggiungimento della zona di minimi, in blu, che aveva in precedenza fermato i ribassi, tra 1,050 e 1,053:

Al suo superamento seguirebbero i target principali a 1,058 e 1,066, il cui abbattimento potrebbe portare il cross ad una chiusura di 2016 in consolidamento, ripercorrendo il range di prezzo che lo ha visto fermo nella seconda metà di novembre.

Se invece le pressioni ribassiste dovessero continuare non è difficile immaginare il raggiungimento dei nuovi minimi, ad ora più vicini della resistenza chiave a 1,066, e a quel punto il successivo target psicologico sarebbe quota 1,02 e quindi un nuovo importante passo in direzione della parità.

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