Prezzo argento: nuovi minimi dopo Fed. Il miglior performer dell’anno si piega al dollaro

Il prezzo dell’argento subisce il colpo del rialzo tassi e segna nuovi minimi da giugno: definitivamente compromessa la miglior performance nel 2016 delle materie prime.

Il prezzo dell’argento chiude la giornata di ieri segnando un -7,30% che lo ha portato giù fino a quota $15,8, nuovo minimo dallo scorso giugno.

Il metallo prezioso era stato celebrato in estate come la materia prima dalla miglior performance del 2016, meglio dell’oro e proietatto verso una ridefinizione dei suoi standard oltre quota $20.

Il rialzo dei tassi di interesse USA ha definitavamente sancito la fine, momentanea, di ogni velleità rialzista, già fortemente incrinata dopo l’elezione di Trump e il crescere delle aspettative sull’intervento della Fed.

Come l’argento è crollato anche l’oro, entrambi vittime di un dollaro troppo forte che con ieri ha raggiunto nuovi massimi con il suo indice spot, chiudendo con ogni probabilità il sipario su questo 2016.

Dopo aver visto le previsioni per il prossimo anno dell’argento, analizziamo ora la reazione alla riunione Fed e cosa possiamo aspettarci nel breve termine.

Prezzo argento vittima del dollaro: rialzo tassi spinge giù quotazione. Nuovi minimi in arrivo?

Il prezzo dell’argento non esce indenne dalla riunione Fed di mercoledì e torna ad allungare il proprio periodo negativo, iniziato ad agosto.

Da allora la quotazione del metallo prezioso ha perso oltre $4, ovvero più del 20%, con un terzo di questo ribasso causato solo dall’intervento della banca centrale americana.

Tra le materie prime è ben noto come i metalli preziosi, in particolare oro e argento, siano correlati negativamente con il dollaro USA, a sua volta strettamente legato ai tassi di interesse.

Il rialzo di 25 punti base non era quindi stato del tutto scontato dal mercato e c’è stato ancora spazio per far riassorbire il rialzo messo in piedi nella prima metà del 2016.

I toni entustiatici tenuti nei confronti dell’argento fino al mese di luglio si ritrovano ora ridimensionati a quelli che erano i valori tenuti dalla commodity nel mese di giugno:

Il grafico giornaliero ci mostra come l’ultimo crollo abbia riportato la quotazione dell’argento sui minimi stabiliti tra maggio e giugno, ad un passo dai livelli di febbraio.

Il prezzo ha riattraversato al ribasso la media mobile a 20 periodi, dopo aver fallito il sorpasso della resistenza a $17,0, ed è in un attimo tornato al di sotto dell’altro target di riferimento a $16,3.

I due livelli appena citati rimangono infatti i primi importanti test nell’ottica di una ripresa del rialzo, prima di poter guardare ancora oltre.

Lo scenario infatti ha per ora delle forti connotazioni ribassiste e le ultime settimane del 2016 rischiano di aggiornare il livello di nuovi minimi toccati nella seconda metà dell’anno.

L’area in blu rappresenta il vero range d’attenzione per il prezzo dell’argento. Lì dentro si sono racchiusi massimi e minimi e nel tempo ha più volte costituito uno spartiacque tra l’inizio e la fine di trend rialzisti/ribassisti.

Per questo motivo, come un taglio al rialzo di quota $16,3 è significativo in vista del successivo target a $17,0, allo stesso tempo una violazione del supporto a $15,7 sarebbe la premessa ad una nuova spinta ribassista.

A quel punto la quotazione si aprirebbe verso il target successivo a $15,2, con il pericolo concreto di tornare ai livelli di gennaio e di riassorbire quindi completamente il rialzo portato avanti da inizio anno.

L’RSI si pone tuttavia a favore di un periodo di quiete, visto che è prossimo alla zona di ipervenduto, oltre la quale l’argento si è spinto poche volte.

Gli ultimi giorni del 2016 dovranno quindi vedersela con il test dell’area in blu, il cui abbandono sarà probabilmente l’ultimo segnale rilevante dell’anno.

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