Ci sono due letture per i dati relativi allo stato di salute del mercato europeo dell’auto. Da una parte si rileva un forte rimbalzo delle immatricolazioni a giugno, +13,3%, e nel semestre, +27,1%, rispetto agli stessi periodi dello scorso anno, dall’altra i sei mesi appena conclusi vedono ancora dei volumi inferiori del 23% sul primo semestre del 2019, ovvero uno degli ultimi riferimenti pre-Covid. La sintesi di questi due dati è che quello dell’auto è ancora un mercato depresso, fortemente condizionato dai chiari di luna sul fronte pandemico e dalla generale (e conseguente) riluttanza dei consumatori a sostituire le auto più datate.

Mercato europeo dell’auto a due facce

Tra i cinque maggiori mercati continentali, in termini di flessione semestrale sul 2019, il Centro Studi Promotor fa notare che “il calo più consistente viene registrato in Spagna, -34%, dove si spera di stimolare la ripresa delle vendite con una riduzione temporanea delle imposte sulle immatricolazioni entrata in vigore a luglio”. A seguire il Regno Unito, -28,3%, la Germania, -24,8%, la Francia, -21% e l’Italia, -18,3%, con quest’ultima che ha beneficiato degli incentivi governativi sui modelli ad alimentazione tradizionale ma con emissioni contenute.

Per quanto riguarda invece i dati semestrali confrontati con lo stesso periodo dello scorso anno, le case automobilistiche europee si sono mosse tutte in territorio positivo. Volkswagen si conferma leader di mercato recuperando il 28% delle immatricolazioni sul 2020, ma ancor più deciso è stato il rimbalzo di Stellantis, +32% con il contributo decisivo di Jeep, +60%. Bene anche Bmw, che strappa la quarta posizione nel vecchio continente con un +30%.

Il Green Deal dell’UE spaventa il mercato

Ma aldilà dei numeri, di per sé poco confortanti, il mercato dell’auto in queste ore guarda con apprensione soprattutto al Green Deal svelato in settimana dalla Commissione europea, che tra le tante misure tese a centrare gli obiettivi di neutralità climatica prevede anche lo stop alla vendita delle auto inquinanti entro il 2035. In merito, il Centro Studi Promotor rileva che “l’annuncio […] non pare fatto per portare serenità al settore dell’auto. L’impegno per realizzare questo obiettivo sarà colossale, occorrerà comunque sostenere l’industria dell’auto chiamata ad investire pesantemente”.