Assenza per malattia: diritti e doveri del lavoratore dipendente

Simone Micocci

4 Febbraio 2022 - 16:28

L’assenza per malattia tutela il lavoratore sia nell’aspetto retributivo che in quello della conservazione del posto di lavoro. Ma ci sono dei limiti e degli obblighi di cui tenere conto.

Assenza per malattia: diritti e doveri del lavoratore dipendente

L’assenza per malattia è quello strumento che tutela il lavoratore subordinato che si trova in uno stato di alterazione della salute tale da provocare un’assoluta o parziale incapacità di svolgere l’attività lavorativa.

Le tutele riconosciute dallo Stato a quei lavoratori che devono assentarsi dal lavoro sono principalmente due:

  • la possibilità di assentarsi per un certo periodo mantenendo il diritto alla retribuzione;
  • la possibilità di assentarsi, ma sempre entro un certo periodo, e mantenere il diritto alla conservazione del posto di lavoro, senza dunque rischiare il licenziamento.

Va detto che per entrambe le circostanze solitamente sono previste delle regole differenti a seconda del settore di riferimento, visto che ogni singolo CCNL può prevedere delle regole differenti (ma solo se più vantaggiose) rispetto a quelle dettate dalla legge.

Lo stato di malattia, dunque, comporta dei diritti per il lavoratore, ma allo stesso tempo anche dei doveri. Ci sono, infatti, delle regole a cui questo deve attenersi, altrimenti il rischio è di perdere tutte le tutele previste.

È bene, quindi, sapere cosa spetta per l’assenza per malattia, ma anche come bisogna comportarsi a seconda dei casi, così da non commettere errori che potrebbero costare caro.

Assenza per malattia: cosa bisogna assolutamente fare

Se un giorno non vi sentite nella condizione psico-fisica per poter andare al lavoro nessun problema: se lo stato di malattia viene accertato dal medico è possibile beneficiare di una serie di tutele. Ma, come detto, bisogna subito mettersi in moto per far sì che un tale stato venga riconosciuto e comunicato tempestivamente al datore di lavoro.

La prima cosa da fare quando ci si vuole assentare per malattia, quindi, è quella di comunicare al datore di lavoro il proprio stato, anche prima di sentire un medico. In questo modo l’azienda avrà il tempo per organizzare le attività tenendo conto della vostra assenza.

In secondo luogo bisogna andare da un medico, il quale appunto dovrà verificare se effettivamente è in corso un’alterazione della salute del lavoratore tale da pregiudicare lo svolgimento dell’attività lavorativa. Tale accertamento può essere effettuato anche dal medico curante, ma è importante ricordare che qualora l’assenza per malattia dovesse protrarsi oltre i 10 giorni sarà necessario l’intervento di un medico del SSN. La diagnosi medica viene specificata in un apposito certificato, nel quale vengono anche indicati i giorni di assenza autorizzati.

Il certificato viene inviato per via telematica all’INPS, e l’Istituto a sua volta lo gira al datore di lavoro. È buona cosa, però, che il lavoratore stesso comunichi all’azienda l’esito del controllo, informandola sul numero di giorni in cui sarà assente dal lavoro e specificando il numero di protocollo identificativo del certificato di malattia.

Assenza per malattia: le visite fiscali

Altro importante obbligo del lavoratore assente per malattia riguarda il rispetto degli orari delle visite fiscali. Ci sono, infatti, degli orari di reperibilità in cui il lavoratore può essere soggetto alla visita fiscale, dove appunto viene nuovamente accertato lo stato di malattia.

Tale accertamento, su richiesta del datore di lavoro o dell’INPS stesso, può essere effettuato solamente da apposite strutture sanitarie pubbliche, quali appunto la ASL o lo stesso INPS.

È il lavoratore a comunicare l’indirizzo dove passerà i giorni di malattia e dove dunque potrà essere oggetto di controllo da parte della visita fiscale. Un obbligo che non va assolutamente sottovalutato: in caso di mancata reperibilità, infatti, le sanzioni sono diverse e in situazioni particolarmente gravi, nonché per la recidiva, può scattare persino il licenziamento.

L’obbligo di reperibilità vale in tutti i giorni della settimana, festivi e weekend compresi. Ci sono però delle specifiche fasce orarie che variano a seconda del settore di riferimento, ossia se si tratta di dipendenti pubblici o privati.

Nel dettaglio, per i dipendenti pubblici le visite fiscali osservano i seguenti orari:

  • la mattina dalle ore 9:00 alle ore 13:00;
  • nel pomeriggio dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

Per i dipendenti privati, invece, le fasce di reperibilità sono differenti:

  • a mattina dalle ore 10:00 alle ore 12:00;
  • nel pomeriggio dalle ore 17:00 alle ore 19:00.

Assenza per malattia: l’indennità INPS

I periodi di assenza per malattia sono coperti dall’apposita indennità sostitutiva dello stipendio erogata dall’INPS. Di fatto, l’Istituto si fa carico della retribuzione del dipendente, come pure del versamento dei contributi figurativi.

Va detto, però, che in linea generale l’importo dell’indennità di malattia è molto più basso rispetto allo stipendio. Questa, infatti, è pari al 50% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 20° giorno di assenza per malattia, per poi salire al 66,66% per le assenze nel periodo che va dal 21° al 180 giorno.

Questa è la regola generale, poi come anticipato ci sono dei CCNL che prevedono delle tutele maggiormente vantaggiose per il lavoratore, come ad esempio quelli dove viene prevista un’integrazione dell’indennità di malattia a carico del datore di lavoro. Così come, ci sono dei contratti dove viene stabilito che i primi tre giorni di assenza - meglio detti di “carenza” - pur non essendo indennizzati dall’INPS devono essere totalmente a carico dell’azienda.

Come anticipato, però, l’indennità di malattia non copre tutto il periodo di assenza visto che la normativa prevede un limite ben preciso. Questo limite, con le relative eccezioni, solitamente è di 180 giorni.

Assenza per malattia: quando si rischia il licenziamento

Altra importante tutela è quella che dà la possibilità al lavoratore di assentarsi per i giorni necessari per recuperare dallo stato di malattia ma senza rischiare di perdere il posto di lavoro. Come anticipato, però, anche in questo caso c’è un limite ben preciso, una soglia per quello che comunemente viene chiamato il periodo di comporto, nel quale appunto il lavoratore non rischia il licenziamento nonostante il protrarsi dell’assenza per malattia.

Anche la durata del periodo di comporto varia a seconda del contratto di riferimento, ma va detto che al termine di questo c’è un’altra importante tutela per il lavoratore che continua a essere malato. Si tratta dell’aspettativa non retribuita, con la quale si perde sì il diritto a qualsiasi indennità ma perlomeno si mantiene quello concernente alla conservazione del posto di lavoro.

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