Indennità di malattia INPS: durata e calcolo dell’importo

Chiara Ridolfi

25/03/2021

26/03/2021 - 09:10

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Una guida per comprendere come funzioni l’indennità di malattia INPS, a chi spetti, cosa avviene con la cassa integrazione e quali sono le caratteristiche.

Indennità di malattia INPS: durata e calcolo dell'importo

L’indennità di malattia INPS è lo strumento che interviene nel momento in cui il dipendente è malato e impossibilitato a lavorare. Questo indennizzo dell’INPS permette così al lavoratore di percepire comunque lo stipendio e di essere pagato anche nel periodo di assenza giustificata dal lavoro. Le regole per ricevere l’indennità sono ben precise e gli importi variano in base a diverse norme come andremo a vedere.

Di seguito faremo chiarezza sull’indennità di malattia INPS a cui hanno diritto i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato, nel momento in cui non hanno uno stato di salute che gli permette di lavorare.
Ecco una guida completa con tutto quello che c’è da sapere sull’indennità di malattia INPS; vediamo nello specifico come funziona, a chi spetta, e quali sono gli obblighi per il lavoratore.

Cos’è l’indennità di malattia INPS?

Prima di addentrarci nell’argomento facciamo chiarezza sul significato di questo termine. A differenza di quanto credono in molti durante il periodo in cui è assenti per malattia i dipendenti non percepiscono lo stipendio bensì un’indennità sostitutiva erogata dall’INPS o - per i primi giorni - dal datore di lavoro. Questa indennità ha regole ben precise e differenti per il settore pubblico e privato.

Anche se versata dall’INPS, l’indennità di malattia è erogata anticipatamente dall’azienda. L’INPS interviene solamente dal 4° giorno consecutivo di malattia, mentre per i primi 3 giorni è a carico del datore di lavoro nella percentuale indicata dal CCNL di riferimento. Sarà proprio il CCNL di riferimento a specificare in che percentuale deve essere pagata la malattia dopo il 3° giorno.

Sia quando viene corrisposta dal datore di lavoro (nei primi 3 giorni) che dall’INPS (dal 4° al 180° giorno) infatti questo versamento non equivale al 100% della retribuzione prevista, ma varia in base alla categoria professionale e al periodo di malattia indicato nel certificato medico. È normale quindi che, durante il periodo di malattia, lo stipendio sia più basso.
Inoltre, bisogna specificare che l’indennità di malattia INPS non è riconosciuta a tutti i lavoratori. I lavoratori interessati sono quelli del settore privato, gli impiegati del settore Terziario e Servizi, nonché i disoccupati e i lavoratori sospesi dal lavoro a patto che il rapporto di lavoro sia terminato o sospeso da non più di 60 giorni prima dell’inizio della malattia.

A chi spetta?

L’indennità di malattia a carico dell’INPS come abbiamo detto non spetta a tutti i lavoratori ed è dovuta:

  • agli operai del settore industria;
  • agli operai ed impiegati del settore terziario/servizi;
  • ai lavoratori dell’agricoltura;
  • agli apprendisti;
  • ai disoccupati;
  • ai lavoratori sospesi dal lavoro;
  • ai lavoratori dello spettacolo;
  • ai lavoratori marittimi;
  • ai lavoratori iscritti alla gestione separata (art. 2 comma 26 della legge 335/95).

Ne sono invece esclusi:

  • i collaboratori familiari (COLF e Badanti);
  • gli impiegati dell’industria;
  • i dirigenti;
  • i portieri.

Importo dell’indennità di malattia

In generale per i lavoratori dipendenti del settore privato l’indennità ammonta:

  • al 50% della retribuzione media giornaliera per i primi 20 giorni di malattia;
  • al 66,6% per i giorni successivi della malattia o nei casi di ricaduta.

Tuttavia ci sono delle eccezioni per alcune professioni specifiche. Ad esempio, ai dipendenti di pubblici esercizi e laboratori di pasticceria spetta l’80% della retribuzione per tutto il periodo di malattia. Come abbiamo spiegato in precedenza per conoscere la percentuale precisa spettante dell’indennità di malattia è necessario consultare il proprio CCNL in modo da avere ben chiara la situazione.

L’indennità di malattia è ridotta:

  • di due quinti durante i periodi di ricovero se il soggetto non ha familiari a carico;
  • di due terzi nei casi di disoccupazione o sospensione dal rapporto di lavoro.

L’indennità non è dovuta per ciascun giorno di ritardo dell’inoltro del certificato, a meno che non vi sia un serio motivo che giustifichi il ritardo.

Il lavoratore deve indicare in modo chiaro e corretto l’indirizzo di reperibilità durante il periodo di malattia visto che l’impossibilità di effettuare le visite fiscali, a causa di incompleta, inesatta o mancata indicazione dell’indirizzo, comporta l’interruzione dell’indennità fino all’indicazione dell’indirizzo corretto.

Quanto dura l’indennità di malattia?

L’indennità di malattia nel caso dei dipendenti del settore privato, dura per un massimo di 180 giorni in ciascun anno solare per:

  • i lavoratori a tempo indeterminato dell’industria;
  • i lavoratori a tempo indeterminato dell’agricoltura;
  • gli apprendisti;
  • i lavoratori sospesi.

I primi tre giorni dell’indennità sono di carenza; questi quindi sono a carico del datore di lavoro, nella misura prevista dal contratto collettivo di riferimento.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici ci sono delle regole differenti sia per la durata che per il calcolo dell’indennità di malattia. Ai dipendenti pubblici la malattia viene pagata non per 180 giorni, bensì per 18 mesi.
Nei primi 9 mesi di assenza il lavoratore inoltre ha diritto al 100% della retribuzione. Nei tre mesi successivi, quindi dal 10° al 12°, gli spetta un’indennità pari al 90% della retribuzione. Dal 13° al 18° mese, infine, l’indennità si abbassa al 50% dello stipendio, mentre per dal 18° mese in poi non spetta più alcune retribuzione.

Indennità di malattia e Cassa integrazione

La pandemia da Covid-19 ha portato molti lavoratori non solo ad ammalarsi, ma anche a dover stare per lunghi periodi in cassa integrazione. Per questo in molti si sono chiesti cosa avviene all’indennità di malattia dell’INPS nel momento in cui si è in Cassa integrazione. Per spiegare la situazione e chiarire la tematica è intervenuta l’INPS con il messaggio 1822 del 30 aprile 2020.

Nel caso in cui il dipendente sia in Cassa integrazione a zero ore la CIG prevale sull’indennità di malattia, per cui il dipendente non è tenuto neanche a segnalare all’INPS e al datore di lavoro il suo stato. Questo vale sia per la Cassa integrazione ordinaria che per la straordinaria, per cui il lavoratore non ha obblighi verso il suo datore di lavoro non essendogli richieste ore di lavoro.

Diversa è invece la situazione nel momento in cui si percepisca la Cassa integrazione per riduzione di orario. In questo caso infatti a prevalere è lo stato di malattia per cui il dipendente dovrà segnalare all’INPS e al datore di lavoro il suo stato, essendo impossibilitato a recarsi sul posto di lavoro.
La retribuzione sarà versata nelle forme ordinarie previste dal contratto e come se la Cassa integrazione non fosse in essere.

Casi particolari

Rispetto all’erogazione dell’indennità di malattia dobbiamo distinguere dei casi particolari sintetizzati nella seguente tabella.

LavoratoriIndennità di malattia
Lavoratori con contratto a tempo determinato Indennità per periodi non superiori all’attività eseguita nell’ultimo anno, con un massimo di 180 giorni annui. L’erogazione viene interrotta in concomitanza con la fine del rapporto di lavoro, ma è comunque garantita fino a 30 giorni di malattia anche se nell’ultimo anno il lavoro è stato svolto per meno di 30 giorni
Lavoratori agricoli a tempo determinato L’indennità di malattia è concessa purché risultino iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dell’anno precedente per almeno 51 giornate o previo rilascio del certificato d’iscrizione d’urgenza in caso di primo anno di iscrizione
Lavoratori in part-time verticale L’indennità di malattia è garantita solo per i giorni in cui è previsto lo svolgimento dell’attività lavorativa e non per quelli di “pausa contrattuale”
Lavoratori parasubordinati Hanno diritto all’indennità in caso di ricovero ospedaliero, per 180 giorni massimo nell’anno solare, e dal 1 gennaio 2007 all’indennità giornaliera di malattia, totalmente a carico dell’INPS

Inoltre, in molti non sanno che anche chi prende l’assegno di disoccupazione Naspi ha diritto all’indennità di malattia. L’importo in questo caso è pari ai due terzi della percentuale prevista per i dipendenti.

Periodo di comporto

Parlando di indennità di malattia è molto frequente imbattersi nel termine “periodo di comporto”. Con questo si intende quel periodo entro il quale il dipendente può assentarsi dal lavoro a causa di una malattia senza rischiare di perdere il proprio posto.

Oltre i limiti fissati per il periodo di comporto, infatti, il datore di lavoro ha la facoltà di licenziare il dipendente assente per malattia.

La durata del periodo di comporto varia a seconda della tipologia di impiego, poiché è stabilito dal CCNL di riferimento. Solitamente coincide con il periodo massimo indennizzabile dall’INPS, ma non è sempre così.

Ci sono CCNL, ad esempio, nei quali viene il periodo di comporto è previsto solo in modalità secca, quindi quando l’assenza per malattia è continuativa e ininterrotta.

In altri CCNL, invece, per il periodo di comporto si effettua una sommatoria dei giorni di assenza per malattia di cui il dipendente ha usufruito durante l’anno solare.

In tal caso quindi vengono presi in considerazione tutti gli eventi morbosi che si sono verificati in questo periodo, inclusi i giorni festivi compresi nella malattia (ad eccezione delle domeniche). Il periodo di comporto non si applica per gli eventi morbosi imputabili al comportamento del datore di lavoro.

Indennità di malattia INPS e certificato medico

Per ricevere l’indennità di malattia il dipendente deve farsi rilasciare il certificato dal medico curante. Sarà questo a trasmetterlo per via telematica all’INPS.

Il lavoratore quindi non è obbligato ad inviare il certificato di malattia al proprio datore di lavoro, mentre deve prestare attenzione alla correttezza dei dati indicati nel certificato medico. Un altro elemento che non può mancare sul certificato è l’indirizzo di reperibilità. Il lavoratore che si assenta per malattia, infatti, ha l’obbligo di essere reperibile negli orari delle visite fiscali fissati dalle attuali normative, presso l’indirizzo indicato nel certificato medico.

Tuttavia, se per qualsiasi motivo la trasmissione telematica non fosse possibile, il lavoratore dovrà richiedere il certificato in forma cartacea e presentarlo, entro due giorni dal rilascio, alla struttura territoriale dell’INPS di competenza e al datore di lavoro. Per il dipendente che non adempie a quest’obbligo, la normativa prevede la perdita dell’indennità di malattia per ogni giorno di ingiustificato ritardo.

Anche per i lavoratori che si assentano dal lavoro a causa di un ricovero ospedaliero, non devono presentare nulla al datore di lavoro, poiché è la struttura sanitaria a procedere con l’invio telematico. Se questo non sarà possibile allora sarà il lavoratore a doverlo consegnare, entro il termine di un anno di prescrizione dalla prestazione.

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