Indennità di malattia INPS: requisiti, calcolo importo e durata

Nei periodi di malattia è l’INPS a farsi carico della retribuzione del dipendente; l’indennità di malattia, però, è più bassa dello stipendio e viene riconosciuta solo per un periodo limitato.

Indennità di malattia INPS: requisiti, calcolo importo e durata

L’indennità di malattia è quello strumento che interviene nei periodi di malattia del dipendente in sostituzione dello stipendio. A differenza di quanto credono in molti, infatti, durante il periodo in cui è assente per malattia il dipendente non percepisce lo stipendio bensì un’indennità sostitutiva erogata dall’INPS.

Questa si definisce appunto indennità di malattia ed è è riconosciuta dall’INPS quando il lavoratore (sia italiano che straniero) è vittima di un evento morboso che lo rende incapace temporaneamente di svolgere le normali mansioni lavorative.

Anche se versata dall’INPS, l’indennità di malattia è erogata anticipatamente dall’azienda. L’INPS però interviene solamente dal 4° giorno consecutivo di malattia, mentre per i primi 3 giorni è a carico dal datore di lavoro nella percentuale indicata dal CCNL di riferimento.

Sia quando viene corrisposta dal datore di lavoro (nei primi 3 giorni) che dall’INPS (dal 4° al 120° giorno), infatti, l’indennità di malattia non equivale al 100% della retribuzione prevista per il lavoratore, ma varia a seconda della categoria professionale alla quale si appartiene e al periodo di malattia indicato nel certificato medico. Ecco perché durante la malattia lo stipendio percepito è più basso.

Inoltre, bisogna specificare che l’indennità di malattia INPS non è riconosciuta a tutti i lavoratori. I lavoratori interessati sono quelli del settore privato, gli impiegati del settore Terziario e Servizi, nonché i disoccupati e i lavoratori sospesi dal lavoro a patto che il rapporto di lavoro sia terminato o sospeso da non più di 60 giorni prima dell’inizio della malattia.

Ecco una guida completa con tutto quello che c’è da sapere sull’indennità di malattia INPS; vediamo nello specifico come funziona, a chi spetta, e quali sono gli obblighi per il lavoratore.

A chi spetta?

L’indennità di malattia a carico dell’INPS è dovuta:

  • agli operai del settore industria;
  • agli operai ed impiegati del settore terziario/servizi;
  • ai lavoratori dell’agricoltura;
  • agli apprendisti;
  • ai disoccupati;
  • ai lavoratori sospesi dal lavoro;
  • ai lavoratori dello spettacolo;
  • ai lavoratori marittimi;
  • ai lavoratori iscritti alla gestione separata (art. 2 comma 26 della legge 335/95).

Ne sono invece esclusi:

  • i collaboratori familiari (COLF e Badanti);
  • gli impiegati dell’industria;
  • i dirigenti;
  • i portieri.

Importo

In generale per i lavoratori dipendenti l’indennità ammonta:

  • al 50% della retribuzione media giornaliera per i primi 20 giorni di malattia;
  • al 66,6% per i giorni successivi della malattia o nei casi di ricaduta.

Tuttavia ci sono delle eccezioni per alcune professioni specifiche. Ad esempio, ai dipendenti di pubblici esercizi e laboratori di pasticceria spetta l’80% della retribuzione per tutto il periodo di malattia.

L’indennità di malattia è ridotta:

  • di due quinti durante i periodi di ricovero se il soggetto non ha familiari a carico;
  • di due terzi nei casi di disoccupazione o sospensione dal rapporto di lavoro.

L’indennità non è dovuta per ciascun giorno di ritardo nell’invio del certificato, a meno che il lavoratore dimostri un motivo serio che giustifichi il ritardo.

Il lavoratore deve indicare in modo chiaro e corretto l’indirizzo di reperibilità durante il periodo di malattia visto che l’impossibilità di effettuare le visite fiscali, a causa di incompleta, inesatta o mancata indicazione dell’indirizzo, comporta l’interruzione dell’indennità fino all’indicazione dell’indirizzo corretto.

Durata

L’indennità di malattia dura per un massimo di 180 giorni in ciascun anno solare per:

  • i lavoratori a tempo indeterminato dell’industria;
  • i lavoratori a tempo indeterminato dell’agricoltura;
  • gli apprendisti;
  • i lavoratori sospesi.

I primi tre giorni dell’indennità sono di carenza; questi quindi sono a carico del datore di lavoro, ma solo se previsto nel contratto.

Casi particolari

Rispetto all’erogazione dell’indennità di malattia dobbiamo distinguere dei casi particolari sintetizzati nella seguente tabella.

LavoratoriIndennità di malattia
Lavoratori con contratto a tempo determinato Indennità per periodi non superiori all’attività eseguita nell’ultimo anno, con un massimo di 180 giorni annui. L’erogazione viene interrotta in concomitanza con la fine del rapporto di lavoro, ma è comunque garantita fino a 30 giorni di malattia anche se nell’ultimo anno il lavoro è stato svolto per meno di 30 giorni
Lavoratori agricoli a tempo determinato L’indennità di malattia è concessa purché risultino iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dell’anno precedente per almeno 51 giornate o previo rilascio del certificato d’iscrizione d’urgenza in caso di primo anno di iscrizione
Lavoratori in part-time verticale L’indennità di malattia è garantita solo per i giorni in cui è previsto lo svolgimento dell’attività lavorativa e non per quelli di “pausa contrattuale”
Lavoratori parasubordinati Hanno diritto all’indennità in caso di ricovero ospedaliero, per 180 giorni massimo nell’anno solare, e dal 1 gennaio 2007 all’indennità giornaliera di malattia, totalmente a carico dell’INPS


Inoltre, in molti non sanno che anche chi prende l’assegno di disoccupazione Naspi ha diritto all’indennità di malattia. L’importo in questo caso è pari ai due terzi della percentuale prevista per i dipendenti.

Periodo di comporto

Parlando di indennità di malattia è molto frequente imbattersi nel termine “periodo di comporto”. Con questo si intende quel periodo entro il quale il dipendente può assentarsi dal lavoro a causa di una malattia senza rischiare di perdere il proprio posto.

Oltre i limiti fissati per il periodo di comporto, infatti, il datore di lavoro ha la facoltà di licenziare il dipendente assente per malattia.

La durata del periodo di comporto varia a seconda della tipologia di impiego, poiché è stabilito dal CCNL di riferimento. Solitamente coincide con il periodo massimo indennizzabile dall’INPS, ma non è sempre così.

Ci sono CCNL, ad esempio, nei quali viene il periodo di comporto è previsto solo in modalità secca, quindi quando l’assenza per malattia è continuativa e ininterrotta.

In altri CCNL, invece, per il periodo di comporto si effettua una sommatoria dei giorni di assenza per malattia di cui il dipendente ha usufruito durante l’anno solare.

In tal caso quindi vengono presi in considerazione tutti gli eventi morbosi che si sono verificati in questo periodo, inclusi i giorni festivi compresi nella malattia (ad eccezione delle domeniche). Il periodo di comporto non si applica per gli eventi morbosi imputabili al comportamento del datore di lavoro.

Per saperne di più leggi anche- A quanti giorni di malattia ha diritto il dipendente?

Indennità di malattia INPS e certificato medico

Per ricevere l’indennità di malattia il dipendente deve farsi rilasciare il certificato dal medico curante. Sarà questo a trasmetterlo per via telematica all’INPS.

Il lavoratore quindi non è obbligato ad inviare il certificato di malattia al proprio datore di lavoro, mentre deve prestare attenzione alla correttezza dei dati indicati nel certificato medico. Un altro elemento che non può mancare sul certificato è l’indirizzo di reperibilità. Il lavoratore che si assenta per malattia, infatti, ha l’obbligo di essere reperibile negli orari delle visite fiscali fissati dalle attuali normative, presso l’indirizzo indicato nel certificato medico.

Tuttavia, se per qualsiasi motivo la trasmissione telematica non è possibile, il lavoratore deve richiedere il certificato in forma cartacea e presentarlo, entro due giorni dal rilascio, alla struttura territoriale dell’INPS di competenza e al datore di lavoro. Per il dipendente che non adempie a quest’obbligo, la normativa prevede la perdita dell’indennità di malattia per ogni giorno di ingiustificato ritardo.

Anche per i lavoratori che si assentano dal lavoro a causa di un ricovero ospedaliero, non devono presentare nulla al datore di lavoro, poiché è la struttura sanitaria a procedere con l’invio telematico. Se questo non sarà possibile allora sarà il lavoratore a doverlo consegnare, entro il termine di un anno di prescrizione dalla prestazione.

Visite fiscali

Come anticipato, al fine di verificare l’effettivo stato di malattia del lavoratore, sono previste le cosiddette visite fiscali le quali possono effettuarsi tutti i giorni (inclusa la domenica e i giorni festivi) nelle seguenti fasce orarie:

  • dalle 10,00 alle 12,00;
  • dalle 17,00 alle 19,00.

Se il lavoratore non viene trovato a casa durante il controllo:

  • alla prima assenza ingiustificata si verifica la perdita totale dell’indennità di malattia fino ad un massimo di 10 giorni;
  • alla seconda assenza ingiustificata si riduce del 50% l’indennità per il restante periodo di malattia.

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