Comporto malattia: cos’è, durata, come funziona per il lavoratore dipendente

Il lavoratore dipendente, sia privato che pubblico, ha diritto all’indennità di malattia fino al periodo di comporto. Cos’è? Quanto dura? Come funziona? Ecco quello che c’è da sapere.

Comporto malattia: cos'è, durata, come funziona per il lavoratore dipendente

Comporto malattia: cos’è, durata, come funziona per il lavoratore dipendente?

Chiariamo innanzitutto che in caso di evento morboso, che non consenta al lavoratore dipendente di prestare temporaneamente la propria attività lavorativa, si ha diritto all’indennità di malattia. Il lavoratore, in pratica, pur non recandosi al lavoro riceve comunque la retribuzione per ogni giorno di assenza. Tale importo è pari all’importo lordo percepito dalla busta paga, ossia da tutte le voci fisse che figurano in testa al cedolino, rapportato al divisore giornaliero (che in genere è 26).

Qui sorge spontanea una domanda: fino a quando si ha diritto all’indennità di malattia? La risposta, come spesso accade, non è univoca per tutti i lavoratori dipendenti, in quanto bisogna osservare innanzitutto se trattasi di operaio o impiegato, e poi se il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) applicato dall’azienda stabilisce condizioni di miglior favore rispetto alla legge di riferimento. Chiaramente il dipendente può godere dell’indennità di malattia solo per un determinato arco temporale, che prende il nome di “periodo di comporto” ovvero “comporto malattia”. Vediamo quindi nel dettaglio cos’è, quanto dura in genere e come funziona?

Periodo di comporto: cos’è?

Già da queste prime battute è possibile comprendere che il periodo di comporto altro non è che un periodo di tempo in cui il lavoratore conserva il posto di lavoro. Durante tale arco temporale, quindi, il lavoratore non può essere licenziato. Le uniche eccezioni, in tal senso, si hanno nel caso della giusta causa o in caso di giustificato motivo oggettivo, ossia il dipendete – per via della sua malattia che si è aggravata – risulti inidoneo alla mansione specifica.

Periodo di comporto: quanto dura?

La durata è subordinata a diversi fattori. Innanzitutto, bisogna stabilire la categoria legale del lavoratore, ossia operaio o impiegato.
Per questi ultimi, l’art. 6 del Regio Decreto n. 1825/194 stabilisce espressamente che il periodo di comporto è di:

  • 3 mesi, se l’anzianità di servizio è inferiore a 10 anni;
  • 6 mesi, se l’anzianità di servizio è superiore a 10 anni.

Tali termini, come anticipato, valgono solo se il CCNL applicato non prevede condizioni più favorevoli al lavoratore.

Per gli operai, invece, il periodo di comporto per malattia è fissato unicamente dal contratto collettivo.

Quindi, ad esempio, nel CCNL Terziario Commercio-Confcommercio è stabilito che il periodo di comporto abbia una durata pari a 180 giorni. Una volta trascorso il periodo di comporto, perdurando la malattia, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento con la corresponsione delle indennità di preavviso e di anzianità.

Tuttavia, si ricorda che il lavoratore in malattia può comunque avanzare richiesta di aspettativa non retribuita. Si tratta di un istituto che permette, a richiesta del lavoratore, di prolungare la conservazione del posto di lavoro per un ulteriore periodo non superiore a 120 giorni. Tale periodo è considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio in caso di prosecuzione del rapporto.

Periodo di comporto: quanto spetta al lavoratore?

Oltre alla conservazione del posto di lavoro, il lavoratore ha diritto anche alla retribuzione? Anche qui la risposta è dipende. Infatti, esistono CCNL che prevedono un periodo di comporto di un anno, di cui solo i primi 6 mesi sono retribuiti.

Riprendendo l’esempio del CCNL Terziario Commercio-Confcommercio è possibile affermare che tutti i 180 giorni sono retribuiti nel seguente modo:

  • primi 3 giorni (cd. “periodo di carenza”): 100% della retribuzione (a carico del datore di lavoro);
  • dal 4° al 20° giorni: 75% della retribuzione (50% a carico INPS e 25% a carico datore di lavoro);
  • dal 21° al 180 giorno: 100% della retribuzione (due terzi a carico INPS e un terzo a carico datore di lavoro).

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