Wall Street ora teme l’Onda Blu al Senato: perché i mercati restano (ancora) in attesa

Elezioni USA archiviate con la vittoria di Biden? Non del tutto per i mercati, che attendono i voti ufficiali: e se l’Onda Blu democratica conquista il Senato? Wall street teme lo scenario.

Wall Street ora teme l'Onda Blu al Senato: perché i mercati restano (ancora) in attesa

Al netto delle minacce di infinita battaglia legale di Donald Trump e della retorica un po’ da Mulino Bianco del discorso di Joe Biden, cosa attendersi davvero dai mercati?

Se infatti nella sua prima uscita da Presidente, il candidato democratico ha scelto di vincere facile, optando per priorizzare due temi come la lotta alla pandemia e al razzismo, da oggi Wall Street cercherà di capire cosa realmente potrebbe accadere. Proviamo anche noi.

Wall Street festeggia (per ora) e guarda alla Fed

Partendo da un presupposto: la situazione di stallo attuale è la migliore per i mercati, poiché come scrive Bank of America nel suo ultimo report, Gridlock=Goldilocks. Di fatto, una Casa Bianca democratica ma un Congresso diviso che veda il Senato ancora in mano repubblicana offre come prospettiva quella che, in realtà, si dovrebbe temere di più: uno scenario di deflazione. La quale, però, in punta di sillogismo keynesiano più che socratico si combatte con politiche espansive.

Tradotto, la Fed avrà campo libero per ulteriore stimolo. Parole dolcissime per le orecchie di Wall Street.

E questi due grafici (PUBBLICA QUI I GRAFICI QE_2020 E GOLD_OIL) mettono in prospettiva quanto atteso dalla banca d’affari.

Fonte: Bank of America

Fonte: Bank of America

Il primo mostra come la seconda ondata di pandemia, infatti, non sia l’unica a essere partita. Insieme al virus, al netto degli annunci e delle prezzature interessate e preventive proprio del mercato, è partito anche il nuovo round di Qe per quest’anno.

Inaugurato dall’espansione superiore del previsto del piano di acquisti da parte della Bank of England e ora in attesa del regalo di Natale congiunto di Bce e Fed, rispettivamente nel corso dei meeting del 10 e 16 dicembre prossimi.

Insomma, già oggi “quei miseri” 1,9 trilioni di acquisti preventivati per l’ultimo trimestre di quest’anno e il primo del 2021 sono visti in rampa di lancio per un drastico aumento.

Il secondo grafico, poi, mostra quello che per Bank of America rappresenta la principale cartina di tornasole dell’epilogo deflazionistico all’orizzonte: il prezzo dell’oro ha appena registrato la migliore outperformance su quello del petrolio addirittura dal 1980.

Senza contare il Bitcoin salito sopra quota 15.000 dollari e il rendimento del Treasury a 30 anni sceso all’1,5%, ma senza rompere il livello di resistenza.

Insomma, vista da Wall Street e con la prospettiva di una Fed che continui a supportare il ciclo, la situazione non potrebbe essere migliore.

E se la Blue wave si prende anche il Senato?

Ma fra una nuova ondata di virus e una di Qe, un terzo cavallone potrebbe presentarsi all’orizzonte a scompaginare i piani: la tanto prefigurata Blue wave, la vittoria a valanga dei Democratici, subito ridimensionata quando i primi exit polls hanno infranto un’altra volta i ciclici wishful thinking dei sondaggi.

Ad avanzare lo scenario, quantomeno inaspettato, è Goldman Sachs e basandosi questa volta su eventualità meramente politiche e costituzionali. E decisamente più probabili e credibili delle paventate guerre in tribunale dell’ormai ex Presidente. Come mostra questo grafico:

Fonte: Goldman Sachs

il giorno successivo al voto il mercato è entrato infatti in una prima modalità di big rotation, “punendo” pressoché in tempo reale con i primi scrutini i titoli azionari di comparti legati all’ipotesi di successo a valanga dei Democratici, come ad esempio nomi legati a investimenti infrastrutturali o energie rinnovabili.

In compenso, farmaceutici e Nasdaq hanno visto il verde con un rotondo +4%. Perché questa tabella può essere così importante?

La risposta la offre implicitamente un’altra domanda, posta retoricamente da Goldman Sachs nella sua nota: e se l’arrivo della Blue wave fosse solo rimandato di due mesi?

Il nuovo Congresso comincerà a lavorare operativamente il 3 gennaio 2021 ma la composizione definitiva del Senato non si conoscerà fino al 5 gennaio e tutto si baserà sulla battaglia ancora in atto in Georgia, dove nessuno dei candidati ha ottenuto più del 50% dei voti.

In discussione ci sono due seggi dello Stato del Sud, contesi rispettivamente fra i repubblicani David Perdue e Kelly Loeffler e i democratici Jon Ossoff e Raphael Warnock. Ancorché l’ipotesi di una doppia vittoria democratica appaia decisamente remota, Goldman Sachs fa notare come non sia affatto impossibile. E che, soprattutto, se questo avvenisse e saltasse il gridlock, lo stallo al Congresso vissuto come bullish per le equities perché implicitamente deflattivo, l’intero impianto di mercato potrebbe cambiare radicalmente.

E in fretta, come dimostrato dalla big rotation avvenuta pressoché in tempo reale il 4 novembre a Wall Street. Insomma, la variabile da tenere d’occhio è quella della Democratic sweep, la “ramazzata democratica” che spazzi via il controllo repubblicano da entrambi i rami del Congresso. E come mostra questo grafico contenuto nel report.

Fonte: Goldman Sachs
Se questo possibile epilogo ha visto le sue percentuali di realizzazione crollare dal 51% della fine della campagna elettorale al 9% dell’Election day, già oggi il mercato ri-prezza quell’outcome in risalita al 23%. Attenzione quindi al possibile cambio di strategia nei trades, alla luce di un dualismo che Goldman Sachs sintetizza con la formula Blue wave/Divided government.

E questo grafico mostra potenziali vincitori e vinti di un Congresso che, quasi senza saperlo, si ritrovasse a completo controllo democratico, esattamente come prospettavano i sondaggi fino alla fine di ottobre, salvo essere smentiti dai numeri.

Fonte: Goldman Sachs

E paradossalmente, l’esito della run-off per il Senato ancora in atto e che
potrebbe cambiare drasticamente gli equilibri generali di mercato viene incorporato anche nelle proiezioni del proxy più seguito (e temuto) prima del voto, ovvero la volatilità.

Come mostra questo grafico:

Fonte: Goldman Sachs/Zerohedge

al netto di un Vix schiantato al suolo la scorsa settimana e di una sua struttura temporale tornata in modalità relativamente di contango, una “gobba” resta comunque presente proprio fino alla scadenza del gennaio 2021.

I mercati aspettano (e temono) i risultati finali

Insomma, se gli equilibri politici appaiono ormai chiari a livello di restaurazione di un ordine più establishment a Pennsylvania Avenue dopo i quattro anni dell’outsider alla Casa Bianca, quelli di mercato restano in modalità guardinga.

Con un occhio ovviamente rivolto alla Fed, deus ex machina a prescindere dell’intero carrozzone e non a caso particolarmente attendista nelle conclusioni del suo meeting di novembre, ma con l’altro fisso sui due seggi senatoriali della Georgia, quelli che potrebbero far rimaterializzare di colpo la Blue wave che si pensava inghiottita definitivamente dalla bonaccia bipartisan di un Congresso spaccato in due, quanto il Paese che è chiamato a rappresentare.

E questo ultimo grafico paradossalmente sembra investire di ulteriore e quasi millenaristico simbolismo quanto potrebbe accadere nel corso del riconteggio e l’intero scenario ipotetico prospettato da Goldman Sachs:

Fonte: Bloomberg/Zerohedge

Quale direzione prenderà lo Standard&Poor’s 500 sotto la guida di Joe Biden, un trionfale déjà vu del 2009 o l’incubo del 1987?

Visto il livello delle valutazioni e dell’esposizione che ruota attorno al comparto tech - praticamente ancora senza strategia di hedging sistemiche a controbilanciare, non fosse altro per l’ormai consolidata pratica da pump ’n’ dump sugli shorts messa in campo da soggetti in versione balena, come accaduto con Softbank, c’è quasi da sperare che la Georgia resti fedele a Donald Trump e al Gop.

Altrimenti, occorre essere rapidi, prima che troppi cerini rimangano in mano. I fans di Joe Biden che abbiano interessi nel mercato, quindi, dovrebbero fare riferimento a una vecchia battuta contenuta in Gunny, forse il film più parossisticamente yankee, patriottardo e reaganiano di Clint Eastwood: “Attenti a quello che cercate, potreste trovarlo”.

A meno che la perversa logica dello stato di emergenza permanente, necessitante però di ciclico rinnovo attraverso il nuovo nemico di turno, non stia creando i presupposti per un altro terremoto controllato come quelli del settembre 2019 (mercato repo) e marzo 2020 (pandemia e lockdown) per garantirsi l’ennesimo e conseguente tsunami di liquidità.

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