Le azioni crescono e sono cresciute tanto negli ultimi due anni. Ed è proprio qui che nasce la paura più diffusa tra gli investitori. Entrare ora significa partecipare a un mercato sopravalutato? Il dubbio non riguarda solo Wall Street o il Nasdaq, ma anche e forse soprattutto Piazza Affari, che negli ultimi anni ha beneficiato di un contesto particolarmente favorevole rispetto al resto d’Europa. L’Italia, in modo aggregato, ha goduto di venti positivi macroeconomici, finanziari e settoriali.
La vera domanda però è un’altra. Come si misura davvero lo sconto di un’azione e soprattutto quali titoli lo presentano oggi, anche dove meno ce lo aspettiamo?
Come si misura lo sconto in finanza
Misurare lo sconto di un’azione è uno dei compiti più complessi della finanza. Non esiste una formula universale che consenta di affermare in termini assoluti che un titolo sia sottovalutato. Dire che un’azione è a sconto in senso assoluto significa implicitamente conoscere il suo valore intrinseco reale, cosa che nella pratica è sempre il risultato di assunzioni, stime e scenari. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, lo sconto viene valutato in termini relativi.
Una metrica relativa in finanza è un indicatore che non fornisce un valore autonomo, ma consente di confrontare un’azienda con altre aziende simili, con il proprio settore di riferimento o con il mercato nel suo complesso. Non risponde alla domanda quanto vale questa azienda, ma piuttosto quanto costa rispetto alle altre.
La metrica relativa più utilizzata in assoluto è il P/E ratio, ovvero il rapporto prezzo utili. Il P/E misura quante volte il mercato sta pagando gli utili generati da una società. In termini semplici, indica quanti euro un investitore è disposto a pagare per ogni euro di utile netto prodotto dall’azienda. Un P/E pari a 10x significa che il mercato paga dieci volte gli utili annui. È una misura sintetica delle aspettative incorporate nel prezzo. Più il P/E è elevato, più il mercato sta scontando crescita futura, stabilità e qualità degli utili. Viceversa, un P/E basso può indicare cautela, scetticismo o rischio percepito.
Accanto al P/E storico, calcolato sugli utili già realizzati, esiste anche una metrica prospettica, il P/E forward. Il P/E forward utilizza gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, generalmente stimati dagli analisti. È una misura sempre relativa, ma introduce una dimensione futura, cercando di anticipare come il mercato sta prezzando la redditività attesa dell’azienda. È uno strumento utile, ma ancora più sensibile alle ipotesi e quindi da interpretare con cautela.
Lo screening dei titoli del FTSE MIB
Se si prende un qualsiasi strumento di screening, come quello disponibile su TradingView, è possibile selezionare i titoli dell’IT40 e ordinarli per P/E crescente. Questa operazione non restituisce automaticamente una lista di azioni a sconto in senso assoluto. Tuttavia, consente di evidenziare quelle che oggi costano meno in termini relativi rispetto alle altre componenti dell’indice.
È fondamentale chiarire un punto spesso frainteso. Un P/E basso non è sinonimo di opportunità certa. In molti casi riflette sfiducia del mercato, rischi strutturali, incertezze sugli utili futuri o modelli di business ciclici. Tuttavia, proprio per questo, osservare quali titoli emergono immediatamente in questa classifica può essere estremamente istruttivo.
Banca Monte dei Paschi di Siena
Il primo nome che salta all’occhio è Banca Monte dei Paschi di Siena, con un P/E di circa 6.11x. Anche considerando che il settore bancario presenta storicamente multipli più bassi rispetto ad altri settori, questo livello resta contenuto. Ed è particolarmente curioso se si considera che il titolo ha registrato due anni di rialzi estremamente forti, sostenuti dal miglioramento della fiducia, dalla riduzione del rischio sistemico e dal ritorno alla redditività.
Questo esempio è utile per comprendere un concetto chiave. I rialzi di prezzo, presi isolatamente, sono metriche relative e spesso poco significative. Un titolo può salire molto in termini percentuali e restare comunque a multipli bassi se gli utili crescono, se il punto di partenza era estremamente depresso o se il mercato continua a prezzare rischio residuo.
Banco BPM
Segue un altro nome del comparto finanziario, Banco BPM, con un P/E superiore a 7.5x. Anche in questo caso ci troviamo nella fascia bassa del segmento bancario italiano. Il titolo beneficia di una struttura più solida rispetto al passato, di un contesto di tassi favorevole e di una maggiore visibilità sugli utili. Tuttavia, il mercato continua a prezzarlo con cautela, mantenendo multipli compressi rispetto ad altri settori.
Finanziari oltre le banche
Salendo leggermente con i multipli, ma restando su livelli relativamente contenuti, troviamo altri nomi finanziari come Azimut, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, collocati nella fascia tra 8x e 10x. Qui il discorso si fa più articolato. Non si tratta più di istituti percepiti come fragili, ma di realtà consolidate, con modelli di business differenziati e capacità di generare utili ricorrenti.
I non finanziari a multipli contenuti
Per individuare un titolo non finanziario occorre spingersi più in alto. A circa 11.99x troviamo Pirelli, azienda appartenente al settore industriale e più precisamente al comparto pneumatici, fortemente legato al ciclo economico globale e all’automotive.
Segue Snam, con un P/E di circa 13.32x. Snam opera nel settore delle infrastrutture energetiche e del trasporto del gas. Nonostante il business regolato e relativamente stabile, il titolo presenta multipli ancora contenuti se confrontati con utility analoghe a livello europeo.
Subito dopo troviamo Enel, con un P/E di circa 13.87x. Per un colosso del settore utility, con forte esposizione alle rinnovabili e una presenza globale, si tratta di un multiplo che non può essere definito elevato. Ancora una volta emerge come il mercato resti selettivo e poco incline a riconoscere valutazioni espansive.
Questa classifica resta interessante perché mostra come siano ordinati oggi i titoli all’interno del FTSE MIB in termini di valutazioni relative. Non è affatto scontato. Spesso si associa automaticamente un forte rialzo dei prezzi a un prezzo caro. In realtà, il prezzo è una metrica che ha senso solo se letta in relazione agli utili, al settore e al contesto macro. Comprendere questa distinzione è essenziale per evitare letture superficiali e decisioni affrettate. Nessuna certezza, nessuna promessa di rendimento, ma un invito a osservare il mercato con strumenti più raffinati e meno emotivi.