Usa in recessione, ma guai a dirlo: la Fed segue la ricetta «raise and hold»

Claudia Cervi

26/08/2022

26/08/2022 - 11:38

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Pil in frenata? Per i falchi della Fed non è recessione. Ecco la ricetta «raise and hold» con tassi oltre il 3,4%. A Jackson Hole l’ultima parola spetta a Powell.

Usa in recessione, ma guai a dirlo: la Fed segue la ricetta «raise and hold»

Il Pil scende dello 0,6% per il secondo trimestre consecutivo (dopo il -1,6% nel periodo gennaio-marzo) e segnala una «recessione tecnica». Ma i falchi della Fed non vedono recessione con un mercato del lavoro così forte e spostano l’attenzione sull’inflazione da controllare con nuovi rialzi dei tassi con un approccio «raise and hold».

Wall Street ha chiuso in forte rialzo giovedì, sostenuta da titoli tecnologici come Nvidia e Amazon, ma anche dai dati di ieri che hanno mostrato che l’economia statunitense si è contratta meno di quanto inizialmente pensato nel secondo trimestre, confermando la posizione dei funzionari Fed.

Questo legittimerebbe la Fed a seguire la sua tabella di marcia nel rialzo dei tassi: oggi pomeriggio, a Jackson Hole, Powell potrebbe togliere il velo sull’entità dell’aumento nella prossima riunione del FOMC del 20-21 settembre. Ecco le posizioni dei membri del Fomc, il braccio operativo della Fed in materia di politica monetaria.

Bostic: inflazione elevata giustifica rialzo di 50 o 75 pb

Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta e membro non votante del FOMC, si aspetta nei prossimi mesi «un certo indebolimento» nell’economia ma «sarà davvero importante resistere alla tentazione di tornare a una politica monetaria accomodante, assicurandosi prima di tutto di riportare l’inflazione verso il 2%». Secondo Bostic è ancora troppo presto per dire se l’inflazione abbia già raggiunto il suo picco, di conseguenza è il problema numero uno da gestire. A settembre le probabilità di un rialzo di 50 o di 75 punti base sono equamente distribuite.

Bullard voterà per un rialzo di 75 pb a settembre

Il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, valuta buono l’andamento dell’economia ma con un’inflazione così elevata ritiene necessario un rialzo di 75 punti base il mese prossimo. Bullard è un membro votante del FOMC.

Harker: rialzo dei tassi sopra il 3,4% poi stabili

Per il presidente della Fed di Filadelfia, Patrick Harker, l’inflazione va riportata sotto controllo. Per questo si aspetta che i tassi salgano oltre il 3,4% prima di fermarsi. A quel punto si osserveranno gli effetti sull’economia. Hacker è convinto che non ci sarà un atterraggio duro dell’economia ma, come Bostic, ancora non riesce a valutare se propendere per un rialzo di 50 o 75 pb a settembre.

George: necessario rialzo dei tassi fino a inversione di tendenza dell’inflazione

Esther George, presidente della Fed di Kansas City e membro votante del FOMC, ritiene che per abbassare l’inflazione la Fed debba alzare i tassi, rallentando la domanda fino a quando «non ci saranno segnali chiari che i prezzi scendono».

Nessuna indicazione sul rialzo dei tassi di settembre dalla funzionaria, ma in precedenza la George aveva dichiarato che la banca centrale statunitense continuerà ad aumentare i tassi sino a «raggiungere un punto in cui l’inflazione inizia a decelerare in modo significativo». Possibili aumenti dei tassi fino al 4% e perfino al 5% per contrastare l’inflazione.

La grande scommessa della Fed

Negli ultimi 15 anni, la Fed si è adoperata per gestire una politica monetaria al «prossima allo zero», giustificando ampi programmi di «quantitative easing».

Ora la speranza dei banchieri è quella di gestire l’inflazione senza una recessione profonda, ma tutto dipenderà dalla velocità con cui l’inflazione scenderà e dalla velocità con cui aumenterà inevitabilmente la disoccupazione.

Se questo approccio avrà successo, la Fed potrebbe archiviare la sua politica monetaria «non convenzionale» e tornare a qualcosa di più simile all’approccio visto negli anni ’90 e nei primi anni 2000.

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