Tutti guardano la Fed, ma il vero rischio oggi è in Giappone

Guido Giaume

24/12/2025

Fino a che punto è possibile convivere con debito elevato, inflazione sopra il target e politiche espansive?

Tutti guardano la Fed, ma il vero rischio oggi è in Giappone

Il rendimento del decennale giapponese supera il 2% per la prima volta dopo decenni. Ma dietro questo dato c’è molto più di un semplice movimento di mercato: c’è un’intera traiettoria economica che potrebbe interessare anche Europa e Stati Uniti.

Per anni, il Giappone ha rappresentato un caso isolato: tassi d’interesse prossimi allo zero, un debito pubblico superiore al 250% del PIL e un’inflazione persistentemente bassa. Una combinazione che altrove sarebbe apparsa insostenibile, ma che Tokyo ha gestito con una politica monetaria ultra-espansiva e un ruolo dominante della banca centrale sul mercato obbligazionario.

Questa situazione ha creato stabilità apparente, ma anche una crescente dipendenza dagli interventi pubblici.
Nel 2025, qualcosa si è incrinato. Il rendimento del JGB decennale ha superato la soglia del 2%, segnalando una crescente pressione sul mercato. Parallelamente, il nuovo governo ha annunciato un nuovo pacchetto di stimoli fiscali pari a circa 135 miliardi di dollari, mentre l’inflazione ha superato il 2,5%.

In risposta, la Banca del Giappone ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli allo 0,75%. Un livello ancora basso, ma significativo per un Paese abituato a tassi nulli o negativi.

L’incoerenza tra politica fiscale e politica monetaria è evidente. Da un lato, il governo spinge sulla spesa pubblica. Dall’altro, la banca centrale è costretta a mantenere tassi contenuti per non destabilizzare un debito pubblico enorme. Il risultato? Una crescente pressione sui rendimenti a lungo termine e una maggiore fragilità del mercato obbligazionario.
In questo contesto, il decennale giapponese diventa un indicatore critico: se i rendimenti salgono troppo, possono generare effetti a catena a livello globale.

Lo yen si è deprezzato significativamente nel corso dell’anno. Questo è spesso il primo effetto visibile quando il mercato percepisce uno squilibrio tra inflazione, politica fiscale espansiva e una banca centrale che non può (o non vuole) reagire con decisione.

Secondo indiscrezioni riportate da fonti del Ministero delle Finanze, il livello di 160 yen per dollaro è visto come una soglia critica. Oltre quel punto, è plausibile aspettarsi interventi ufficiali per contenere la svalutazione.
Il Giappone non è più solo un caso a sé. Le sue dinamiche iniziano ad assomigliare a quelle di altri Paesi sviluppati: debito elevato, inflazione persistente, spazio fiscale limitato. In altre parole, ciò che accade a Tokyo potrebbe anticipare scenari simili in Europa e Stati Uniti.

Inoltre, l’aumento dei rendimenti giapponesi ha effetti indiretti sui mercati globali. Storicamente, gli investitori giapponesi hanno finanziato i mercati esteri grazie ai bassi rendimenti domestici. Se il JGB diventa più appetibile, questi flussi potrebbero ridursi, generando maggiore volatilità su azioni e obbligazioni a livello mondiale.
Il decennale giapponese è oggi un osservato speciale. Non perché il Giappone sia destinato a una crisi imminente, ma perché rappresenta un test per l’intero sistema: fino a che punto è possibile convivere con debito elevato, inflazione sopra il target e politiche espansive? E cosa succede quando il mercato inizia a mettere in discussione questa convivenza?

Rispondere a queste domande sarà centrale non solo per chi investe in Giappone, ma per chiunque voglia comprendere le traiettorie future dell’economia globale.