La febbre sul dollaro porta lo yen a scivolare vicino ai minimi in 40 anni. Giappone pronto a intervenire?

Laura Naka Antonelli

19 Giugno 2026 - 10:28

Il rapporto USD-JPY è balzato fino a oltre quota 161 nelle ultime ore. E il governo di Sanae Takaichi sarebbe pronto a intervenire. Ma basterà?

La febbre sul dollaro porta lo yen a scivolare vicino ai minimi in 40 anni. Giappone pronto a intervenire?

I buy sul dollaro USA successivi all’esito della prima riunione della Fed sotto il comando di Kevin Warsh hanno fatto scivolare lo yen a un valore vicino ai minimi in 40 anni.

Dopo la chiusura delle contrattazioni della Borsa di Tokyo di ieri, giovedì 18 giugno 2026, il rapporto USD-JPY ha sfondato quota 161, fino a crollare a 161,80, valore più basso dal luglio del 2024 e vicino a quota 161,96: livello che, se venisse superato, farebbe cadere la valuta giapponese al minimo dal 1986, dunque in 40 anni.

Buy sul dollaro post riunione Fed fanno cadere lo yen. E il governo Takaichi si dice pronto a intervenire

Il trend del cambio USD-JPY ha rinnovato immediatamente sui mercati le speculazioni su un possibile intervento della Bank of Japan teso a difendere lo yen.

Motivo: uno yen troppo debole, pur facendo da assist alle esportazioni, rende le importazioni del Giappone, Paese importatore di petrolio e di energia, più costose, in un momento in cui l’incertezza sul trend dei prezzi energetici legata alla guerra USA-Iran è la vera incognita che assilla le banche centrali e i governi di tutto il mondo.

Allarmi sul tonfo dello yen nei confronti del dollaro sono stati già lanciati da alcuni funzionari del governo di Sanae Takaichi.

Nel corso della recente riunione del G7, il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha affermato che il Giappone è “pronto ad adottare misure decisive contro le speculazioni” in atto sui mercati del forex.

Interventi per blindare lo yen ci sono già stati. Le mosse del Ministero delle Finanze e della Bank of Japan

Interventi sullo yen ci sono già stati: tra questi, quelli del Ministero delle Finanze del Giappone di aprile e maggio, per più di $70 miliardi, l’equivalente di più di 11,7 trilioni di yen.

Più di recente, la Bank of Japan ha aumentato inoltre i tassi del Giappone portandoli al record degli ultimi 30 anni, al fine di blindare ulteriormente la moneta.

Le manovre hanno prodotto tuttavia pochi effetti, visto che lo yen ha continuato a ristagnare attorno alla soglia di 160 nei confronti del dollaro. Le misure non si sono rivelate dunque incisive, come è stato fatto notare da diversi esperti.

Colpo di grazia con la svolta hawkish sui tassi della Fed di Kevin Warsh

La CNBC ha riportato per esempio le dichiarazioni di Masahiko Loo, strategist senior per il reddito fisso presso State Street Investment Management, che ha definito il rialzo dei tassi ampiamente previsto della Bank of Japan poco più di “un cerotto su una ferita da arma da fuoco” per lo yen.

Il colpo di grazia per la valuta giapponese è arrivato con la riunione della Fed di mercoledì 17 giugno che, pur conclusa con la decisione di tenere i tassi USA fermi al 3,5%-3,75%, ha alimentato le scommesse di una banca centrale pronta a combattere l’accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti tornando ad alzare i tassi.

I buy sul dollaro sono stati così immediati, e tali da portare il Dollar Index a balzare al record dal maggio del 2025.

Ma gli interventi servono a qualcosa o la debolezza dello yen è strutturale?

Ma cosa farà a questo punto Tokyo? Il governo Takaichi, così come anticipato dal ministro delle Finanze, non esclude nuovi interventi sul cambio.

Tuttavia, lo scetticismo sulla loro efficacia è diffuso, in quanto secondo gli esperti la debolezza dello yen è strutturale, dovuta a una serie di fattori che da un lato sostengono il dollaro - tra questi il valore elevato dei rendimenti dei Treasury USA - e che dall’altro zavorrano la valuta, come la politica economica varata dalla premier giapponese Sanae Takaichi, che si focalizza su misure di politica fiscale espansiva.

Takaichi non ha fatto inoltre mistero di preferire, a dispetto delle strette monetarie della Bank of Japan che hanno comunque finora partorito tassi di interesse pari ad appena l’1%, dunque ancora molto bassi.

A ostacolare il rialzo dello yen, secondo alcuni analisti, sarebbero inoltre e ironicamente proprio le dichiarazioni che arrivano dal governo Takaichi, che più volte hanno anticipato che il Giappone è pronto a intervenire in modo deciso contro l’eccessiva volatilità dello yen.

Quegli stessi proclami non hanno avuto conseguenze sulla valuta, in quanto hanno reso fin troppo prevedibili le future mosse del Ministero delle Finanze, togliendo il fattore sorpresa: il vero elemento che, probabilmente, sarebbe stato in grado di sostenere la moneta.

Oltre al rapporto USD-JPY, proprio sulla scia dei boom di buy che sono scattati sul dollaro USA a seguito della riunione della Fed, vale la pena continuare a monitorare il trend dell’ euro-dollaro EUR-USD, della sterlina-dollaro, GBP-USD e del cambio USD-CHF.