Trump nel raduno a Tulsa tra flop di partecipanti e retorica anti-virus

Donald Trump ha sfoggiato la sua migliore retorica nel raduno di Tulsa per riaprire la campagna elettorale. Una strategia davvero vincente la sua? Intanto, il bagno di folla non c’è stato

Trump nel raduno a Tulsa tra flop di partecipanti e retorica anti-virus

Donald Trump a Tulsa ha giocato la carta del raduno dei suoi sostenitori per ricostruire il clima da campagna elettorale in vista delle presidenziali di novembre.

Ma la notte che doveva segnare il suo ritorno trionfante tra la sua gente dopo il lockdown anche della politica, non è stata così entusiasmante per il tycoon.

Il bagno di folla atteso non si è visto e la presenza dei sostenitori del presidente è stata un vero flop.

Trump, comunque, non ha rinunciato ai suoi cavalli di battaglia, ampiamente diffusi durante le discutibili conferenze stampa di questo periodo dominato dall’epidemia. Dalla minimizzazione del coronavirus, all’attacco dei media fino all’incitamento all’uso delle armi contro i manifestanti.

Trump a Tulsa: “basta test per il coronavirus”

Ha parlato per circa due ore il presidente USA dinanzi a una platea deludente, che non ha affatto riempito l’arena di Tulsa.

Il nemico reale da battere è sembrato essere proprio il coronavirus, che ancora fa paura negli USA. E che, probabilmente, ha spaventato anche parte dei seguaci del tycoon, tanto da spingerli a non partecipare al grande evento.

E Trump non ha risparmiato la sua retorica - a tratti scioccante - contro la pandemia. Innanzitutto l’ha chiamata Kung Flu , utilizzando quel tono dispregiativo contro la Cina non nuovo nello stile di Trump.

Poi, ha difeso il suo operato contro la pandemia, affiancando tale discutibile elogio all’affermazione forse più sbalorditiva della serata:

“Il test [per il coronavirus] è un’arma a doppio taglio... quando si eseguono i test in quella misura [il riferimento è ai 25 milioni di americani sottoposti a tampone], si troveranno più persone; si troveranno più casi. Quindi io disse alla mia gente, rallenta i test per favore

Una frase che alcuni funzionari della Casa Bianca hanno subito cercato di sdrammatizzare, etichettandola come uno scherzo. In realtà, Trump ha da sempre portato avanti una politica volta alla minimizzazione dei rischi sanitari della pandemia, cercando di sottovalutare diagnosi e prevenzione in nome dell’economia.

L’affermazione di Tulsa è arrivata in un momento non facile per gli USA. Il virus ancora circola e in alcuni Stati sta aumentando, anche a fronte di aperture ormai totali.

L’Oklahoma, per esempio, ha riportato un’ondata di nuovi positivi nei giorni scorsi e il dipartimento della salute dello stato ha avvertito che i partecipanti all’evento di Trump hanno corso un rischio alto di contrarre il virus.

La promessa di Trump: una nazione difesa dalle armi

Dopo gli ultimi gravi avvenimenti sul razzismo e l’atteggiamento della polizia che hanno sconvolto gli USA, Trump ha voluto ribadire la sua posizione contro li “manifestanti di sinistra” e a favore di armi e militari.

Queste le sue parole al riguardo:

“Se i democratici ottengono il potere, allora i rivoltosi saranno al comando e nessuno sarà al sicuro. Quando vedi quei pazzi per le strade, è dannatamente bello avere le armi.”

Nessun riferimento al razzismo, a una possibile riforma della polizia, a una strategia per evitare il collasso della società statunitense, sempre più indignata, divisa, agitata. Che ha causato anche un certo sconvolgimento nella strategia del presidente.

Piuttosto, come nel suo usuale stile, Trump si è scagliato contro i manifestanti, già precedentemente trattati da delinquenti, proponendo leggi più severe:

“Dovremmo elaborare una legislazione secondo cui se si brucia la bandiera americana, si va in prigione per un anno. Sai, parlano della libertà di parola e io credo nella libertà di parola. Ma questa è dissacrazione”

E poi, su Biden: “la giustizia razziale inizia con il ritiro di Joe Biden dalla vita pubblica”.

Nella semivuota arena di Tulsa, quindi, è andata in scena la retorica di Trump contro i suoi nemici: proteste, coronavirus, giornalisti avversi. Nulla di più. Basterà questo per riportarlo alla Casa Bianca con le elezioni di novembre?

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