Dall’epidemia al caso George Floyd: Trump nei guai e nel caos

Donald Trump sta perdendo il sostegno tra gli americani stando agli ultimi sondaggi. La pandemia e la morte di George Floyd hanno mostrato un presidente frastornato e dai toni scontrosi e discutibili. Cosa rischia il tycoon?

Dall'epidemia al caso George Floyd: Trump nei guai e nel caos

Momento buio per Donald Trump. Nonostante i sorprendenti risultati sull’occupazione appena registrati negli USA, il presidente sembra poter gioire molto poco in queste settimane.

Prima l’impatto devastante della pandemia, che ha colpito in modo grave e drammatico la potenza statunitense, con un’emergenza sanitaria difficile da gestire. Poi la rivolta sociale violenta dopo la morte dell’afroamericano George Floyd, che ha letteralmente incendiato la nazione.

Trump è parso in entrambe le situazioni nervoso, contraddittorio, portatore di messaggi minacciosi e invocanti l’uso della forza.

Dalla frenesia di aprire tutto e subito per far ripartire l’economia anche quando i morti per coronavirus erano da record, fino al richiamo “all’ordine e alla legge”, ipotizzando addirittura l’invio dell’esercito in strada per reprimere le proteste antirazziste: il presidente è finito nel mirino di aspre critiche.

Trump sembra essere nel caos e nei guai, anche in vista delle elezioni di novembre. Cosa dicono i sondaggi ?

Trump e caso George Floyd: cosa mostrano i sondaggi?

Due terzi degli americani pensano che Trump abbia aumentato le tensioni razziali nel Paese: questo emerge in un nuovo sondaggio elaborato in questi giorni scossi dall’uccisione di George Floyd e dalle continue proteste negli Stati Uniti.

Secondo NPR / PBS NewsHour / Marist, il 67% degli americani ha affermato che Trump ha di fatto incrementato le tensioni razziali. La percentuale comprende il 92% dei democratici, il 73% degli indipendenti e il 29% dei repubblicani.

Lee Miringoff, il direttore dell’istituto che ha condotto il sondaggio, ha spiegato che “È molto insolito vedere i repubblicani dividersi quando viene presentato il nome Trump, ma questo è il caso in cui sta avvenendo”.

L’approvazione per Trump è scivolata di 2,5 punti da quando Floyd è morto sotto la custodia di un ufficiale di polizia di Minneapolis.

La percentuale di sostegno per il presidente nella media rilevata da RealClearPolitics è scesa al 42,8% giovedì 4 giugno, marcando il suo punto più basso da novembre.

La vicenda dell’impeachment, per esempio, ha dato alla sua approvazione un urto soltanto temporaneo. Prima della pandemia, della perdita di posti di lavoro e della morte di Floyd, Trump aveva accresciuto il sostegno tra gli elettori neri. Ha spesso affermato di aver portato i tassi di disoccupazione nera ai livelli più bassi della storia degli Stati Uniti.

Lo scenario è bruscamente cambiato, però, dopo tutto quello che è accaduto negli USA. E anche a seguito della reazione di Trump alle proteste contro il razzismo.

Il caos (e i guai) di Trump dopo la morte di Floyd

Che Trump sia in un momento di confusione e tensione lo ha dimostrato anche la conferenza stampa di venerdì 5 giugno. Mentre ha esultato per i buoni risultati sull’occupazione USA a maggio, invocando la ripresa della grande America tanto attesa durante la crisi da epidemia, il presidente ha voluto nominare anche George Floyd.

E lo ha fatto in un modo che è rimasto ambiguo. Trump ha affermato:

“Speriamo che George stia guardando in questo momento e stia dicendo Questa è una grande cosa che sta accadendo per il nostro Paese . Questo è un grande giorno per lui. È un grande giorno per tutti.”

Un riferimento ai dati sul mondo del lavoro? O sulle proteste ora più pacifiche? Il presidente ha parlato anche dell’importanza dell’uguaglianza, lasciando però molti dubbi sulle reali intenzioni. E suscitando polemiche tra chi ha voluto vedere un inappropriato accostamento della morte di Floyd con i risultati economici.

Appare, quindi, una certa confusione in Donald Trump. Il presidente ha condannato la polizia per quanto accaduto (l’accusa è di omicidio per il poliziotto) ma ha anche cercato di reprimere le proteste che chiedevano giustizia.

Il tycoon ha minacciato di dispiegare forze di servizio attivo per combattere i manifestanti nelle città degli Stati Uniti, attirando rimproveri dai leader politici di entrambe le parti. In seguito, ha subìto un attacco diretto da parte dei suoi attuali ed ex segretari alla difesa, che hanno rifiutato pubblicamente la minaccia del presidente di usare la forza militare.

Infine, leader religiosi e politici di entrambe le parti hanno condannato Trump per aver permesso che i manifestanti fossero dispersi violentemente da Piazza Lafayette di fronte alla Casa Bianca lunedì 3 giugno, prima di recarsi in una chiesa storica e farsi riprendere con la Bibbia in mano.

Atteggiamenti e strategia politica molto discutibili, quindi, che potrebbero lasciare il segno anche in vista delle presidenziali di novembre. Trump riuscirà a riguadagnare consenso?

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