Ticket di licenziamento Naspi: importi aggiornati al 2019 e quando va pagato

L’importo del ticket di licenziamento (pari al 41% del massimale Naspi) è salito a 500,79 euro nel 2019; qui tutte le informazioni su quando deve essere pagato dal datore di lavoro.

Ticket di licenziamento Naspi: importi aggiornati al 2019 e quando va pagato

Ticket di licenziamento: nel 2019 - pur essendo confermate le regole per il calcolo e le casistiche in cui deve essere corrisposto - è aumentato l’importo del contributo alla Naspi che il datore di lavoro privato deve corrispondere in caso di licenziamento di uno o più dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato (e non solo).

L’importo del ticket di licenziamento è pari al 41% del massimale Naspi, con questo che nell’ultimo anno è salito a 1.221,44 euro; di conseguenza anche il valore del ticket è variato, salendo a 500,79 euro per gli ultimi 12 mesi di impiego (5,45 euro in più rispetto al 2018).

Per chi non lo sapesse, il ticket di licenziamento è quel costo di cui si fa carico l’azienda quando decide di interrompere anticipatamente il rapporto di lavoro con uno o più dipendenti.

Quindi, anche se non ci sono regole che vietano il licenziamento del dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato, il datore di lavoro deve comunque rispettare determinati obblighi per farlo, ossia:

  • deve farsi carico del ticket di licenziamento.

Quest’ultimo appunto è il contributo economico destinato al fondo con il quale viene finanziata l’indennità di disoccupazione Naspi. A tal ragione questo deve essere corrisposto ogni volta in cui l’interruzione del rapporto di lavoro dà diritto alla Naspi, quindi nei casi di licenziamento, di mancata trasformazione di un apprendistato in un contratto a tempo indeterminato e di dimissioni per giusta causa.

Recentemente l’importo del ticket di licenziamento ha subito una variazione per effetto di quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, con la quale il valore del contributo economico di cui deve farsi carico il datore di lavoro è stato raddoppiato; questo, però, vale solamente per i titolari delle imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della Cassa di Integrazione Guadagni Straordinari e ricorrono al licenziamento collettivo.

Come vedremo meglio di seguito, quindi, le regole per il calcolo dell’importo del ticket per i licenziamenti individuali restano invariate rispetto a quelle degli ultimi anni ed equivale al 41% del massimale mensile Naspi. Per i licenziamenti collettivi, invece, la percentuale dell’indennità massimale Naspi sulla quale calcolare il contributo aumenta all’82%, con la possibilità che l’importo sia moltiplicato per tre qualora la rescissione unilaterale del contratto sia avvenuta senza il raggiungimento di un accordo sindacale.

Per fare chiarezza su quando si è obbligati a pagare e su qual è l’importo dovuto, infatti, abbiamo deciso di scrivere una guida con tutto quello che c’è da sapere sul ticket di licenziamento.

Cos’è il ticket di licenziamento?

Il ticket licenziamento è quel contributo a carico delle aziende e dei datori di lavoro introdotto dalla cosiddetta Riforma Fornero (legge 92/2012). È dovuto in tutti i casi in cui c’è un’interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ad eccezione di quando è il lavoratore a presentare le dimissioni.

L’impresa non è dovuta al pagamento del ticket per il licenziamento neppure nel caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro.

Questo ha preso il posto dell’indennità di mobilità dal 1°gennaio 2017 ed ha un duplice obiettivo:

  • finanziare la Naspi, l’indennità di disoccupazione che l’INPS, salvo eccezioni, riconosce a chi perde il proprio lavoro;
  • scoraggiare i licenziamenti.

Il datore di lavoro quindi non ha più l’obbligo di pagare la tassa per l’iscrizione del dipendente che ha perso il lavoro, ma deve versare all’INPS un contributo per finanziare una eventuale indennità di disoccupazione - Naspi - spettante al neo disoccupato.

Contributo che va pagato in un’unica soluzione entro il 16° giorno del secondo mese successivo all’interruzione del rapporto lavorativo con un importo variabile - come vedremo meglio di seguito - in base all’anzianità di servizio del dipendente.

Quando si paga

Il ticket di licenziamento va pagato quando il dipendente licenziato ha diritto all’indennità Naspi.

Ricordiamo che questa spetta ai lavoratori che perdono il loro impiego per cause esterne alla loro volontà; non hanno diritto all’indennità di disoccupazione quindi coloro che si dimettono dal lavoro, ad eccezione che si tratti di dimissioni per giusta causa.

Nel dettaglio, i datori di lavoro sono obbligati a pagare questo contributo nei seguenti casi:

  • licenziamento per crisi finanziaria dell’impresa;
  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo;
  • licenziamento del lavoratore con contratto a chiamata;
  • licenziamento collettivo, in assenza di un accordo sindacale;
  • mancata trasformazione del contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni della dipendente in maternità;
  • risoluzione consensuale con conciliazione obbligatoria effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro.

È bene precisare che la riforma Fornero stabilisce che il datore di lavoro ha il dovere di versare il ticket di licenziamento nei casi appena indicati, indipendentemente dal fatto che il dipendente poi usufruisca o meno della Naspi.

Ma il ticket di licenziamento non è sempre dovuto. Ad esempio, non va versato quando si licenzia un collaboratore domestico, un operaio agricolo o un operaio extracomunitario stagionale.

I datori di lavoro sono esenti dal versamento di questo contributo anche qualora sia il lavoratore a dimettersi, oppure se la fine del rapporto lavorativo avviene per la scadenza di un contratto a tempo determinato. Non è dovuto neppure nel caso di decesso del dipendente.

Infine, l’esenzione riguarda anche i licenziamenti avvenuti per cambio d’appalto (ad esempio per le imprese di polizia) e per fine cantiere nel settore edile.

Calcolo

Così come l’indennità di disoccupazione Naspi, anche per il calcolo del ticket di licenziamento bisogna fare riferimento all’anzianità.

L’attuale normativa confermata per il 2019 prevede che il datore di lavoro debba pagare il 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi tre anni.

Quindi, considerando che il massimale Naspi per il 2019 è pari a 1.221,44 euro, il contributo dovuto dal datore di lavoro è di 500,79 euro per gli ultimi 12 mesi di impiego, per un importo massimo - per i rapporti lavorativi pari o superiori ai 36 mesi - che non supera i 1.502,37 euro.

Per il licenziamento collettivo da parte delle aziende rientranti nella GIGS l’importo del ticket anche nel 2019 va calcolato con un’aliquota maggiorata dell’82% (989,36 euro per le prime 12 mensilità, 2.968,09 euro per tre anni).

Inoltre, in mancanza di un accordo sindacale questo va moltiplicato per tre; quindi, in tal caso per i 36 mesi l’importo massimo è di 8.904,29 euro per ciascun lavoratore.

Come specificato dall’INPS nella circolare 44/2013, però, se un lavoratore ha un’anzianità aziendale differente da 12, 24 e 36 mesi il contributo va rideterminato in maniera proporzionale al numero di mesi di servizio.

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