AI e licenziamenti, perché i CEO delle big tech stanno facendo marcia indietro sui tagli al personale

Pasquale Conte

7 Luglio 2026 - 18:15

I posti di lavoro sono davvero a rischio a causa dell’intelligenza artificiale? I CEO delle Big Tech fanno un passo indietro e rassicurano i dipendenti.

AI e licenziamenti, perché i CEO delle big tech stanno facendo marcia indietro sui tagli al personale

Il tema riguardante la perdita del posto di lavoro a causa dell’intelligenza artificiale rimane centrale. Milioni di dipendenti e liberi professionisti in tutto il mondo temono di venire licenziati a causa degli sviluppi rapidissimi che stanno avendo chatbot e sistemi basati sull’AI. E anche numerosi report degli ultimi anni spingono verso questa direzione a tratti apocalittica.

Ma succederà davvero questo? Il Wall Street Journal ha appena fatto uscire un rapporto con alcune previsioni chiare sulla perdita di posti di lavoro legata all’intelligenza artificiale. Stando a quanto si legge, le previsioni stanno passando da disastrose a ottimistiche. Il motivo? L’atteggiamento dei CEO delle Big Tech riguardo l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro stanno cambiando.

Cosa dice il report

A fornire rassicurazioni ci aveva pensato per primo il CEO di OpenAI Sam Altman lo scorso maggio quando, nel corso di una conferenza stampa, aveva dichiarato che le previsione riguardo le implicazioni economiche e sociali dell’AI sono state errate. Lo stesso vale per l’Amministratore Delegato di Anthropic Dario Amodei, che solamente a maggio 2025 aveva avvertito che l’AI poteva eliminare metà di tutti i ruoli di livello base. Un anno dopo la sua visione è più positiva.

Nel frattempo, alcune aziende stanno già licenziando dipendenti per incrementare gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Ne è un esempio Meta, che ha tagliato 8.000 posti di lavoro lo scorso maggio. Il CEO Mark Zuckerberg ha affermato che se le aziende si concentrassero sull’aumentare la produttività delle persone a un ritmo più rapido rispetto all’automazione in futuro potrebbero esserci più posti di lavoro, non meno.

I dati a confronto

Nelle ultime settimane, un sondaggio condotto da EY-Parthenon ci dà un quadro più chiaro di quelle che sono le visioni dei più grandi CEO al mondo. La percentuale di Amministratori Delegati che ritengono che l’AI porterà a ingenti perdite di posti di lavoro è diminuita, passando dal 46% di gennaio 2025 al 20% di maggio 2026.

C’è anche uno studio condotto da FinTech Ramp e da Revelio Labs, secondo cui le aziende che hanno investito maggiormente nell’AI hanno aumentato il proprio organico di circa il 10%. Un modello che emerge in aziende come Google, Box e IBM.

Dunque il futuro del mondo del lavoro potrebbe dirigersi verso un nuovo livello organizzativo che si colloca tra i modelli di base e le operazioni aziendali. Ci saranno ruoli che richiedono sia una competenza tecnica sia la capacità di giudizio necessaria per rendere l’AI utile all’interno di uno specifico contesto aziendale. Una concezione tutta nuova e che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato del lavoro.