Tesla resta in borsa: il dietrofront di Elon Musk

Dopo un confronto con gli azionisti il CEO di Tesla Elon Musk ha spiegato che l’opzione migliore per la società è quella di restare a Wall Street

Tesla resta in borsa: il dietrofront di Elon Musk

Tesla resta in borsa.
Il dietrofront di Elon Musk non è certo di quelli che fanno poco clamore, e rimane in linea con tutte le uscite del CEO statunitense.

In una nota, il capo dell’azienda produttrice di auto elettriche ha riferito di essere reduce da un incontro con il consiglio di amministrazione di Tesla in cui ha espresso la sua volontà di restare a Wall Street, incontrando il favore dello stesso CdA.

Il cambio di rotta arriva dopo un confronto con gli investitori, in grado di mettere Musk di fronte alla consapevolezza che il delisting sarebbe molto più difficile di quanto ipotizzato in origine.

Tesla resta a Wall Street: la genesi della scelta di Elon Musk

La decisione segue di poche settimane l’annuncio shock del 7 agosto affidato a Twitter, dove un imminente delisting veniva dato praticamente per certo, così come certa era etichettata l’esistenza di fondi utili a portare avanti l’operazione.

Ma quei capitali, successivamente identificati dallo stesso numero uno di Tesla nelle casse di un fondo saudita con in mano già il 5% della società, hanno presto assunto contorni ben più incerti.

A seguire, poi, l’ufficialità delle indagini in corso su Elon Musk da parte della SEC, per via del tweet sulla privatizzazione in grado di dare una scossa al titolo. L’accusa per l’ad è quella di manipolazione del prezzo delle azioni tramite false dichiarazioni.

Il leader della società respinge con forza l’ipotesi della Consob USA, prima di diventare protagonista di un colloquio con il New York Times che lo mette per la prima volta in una luce insolita.

Durante l’incontro, Musk riduce a zero la sua usuale sicurezza, spesso sconfinata fino ai limiti dell’arroganza secondo molti, come nella circostanza in cui definì noiose le domande degli analisti (salvo poi scusarsi in occasione dell’ultima trimestrale).

Il CEO dell’azienda produttrice di auto elettriche, commosso e visibilmente provato, confessa tutte le sue difficoltà e lo stress accumulato in questi anni, alla guida di una società perennemente sotto i riflettori di Wall Street.

Si mostra così in una veste del tutto inedita, definendo l’ultimo anno come il peggiore della sua vita e dichiarando di sentire una forte pressione, che lo sta fiaccando dal punto di vista fisico, con insonnia e un obbligato e costante uso di tranquillanti. Difficoltà talmente forti da spingere la società alla ricerca di un dirigente in grado di affiancarlo, visto che attualmente ricopre allo stesso tempo le cariche di Presidente e amministratore delegato.

Il commento di Musk: privatizzazione complicata

Nel commento affidato al sito della società, Musk ha spiegato di essersi reso conto che una privatizzazione sarebbe stata ancora più dispendiosa “in termini di tempo e distrazioni” rispetto quanto aveva inizialmente previsto. Un problema serio secondo il CEO, visto che è necessario concentrarsi “sulla Model 3 e sulla rincorsa all’utile”:

“Quasi tutti gli azionisti con cui ho parlato mi hanno detto che sarebbero rimasti con Tesla anche in caso di privatizzazione; ma il loro punto di vista, in poche parole, era riassumibile con «per favore, non farlo!»”.

La mossa di Musk sarebbe stata finalizzata a tranquillizzare il clima societario, visto il caos che negli ultimi mesi ha investito Tesla, bersaglio di analisti, esperti e osservatori (e per nulla aiutata dagli atteggiamenti dello stesso CEO). In più, la società è oggetto della continua attenzione e supervisione del mercato sul fronte target di produzione; l’ipotesi di un’uscita da Wall Street mirava proprio a una minore esposizione, capace di contribuire alla creazione di un ambiente che permettesse a Tesla di operare al meglio.

Eppure nella stessa nota Musk ha anche precisato il rafforzamento della sua convinzione che l’azienda possa contare su fondi più che sufficienti a garantire la privatizzazione, dichiarazione che sembra lasciare aperto più di uno spiraglio futuro in ottica delisting.

Va sottolineato per il momento come gli attuali conti di Tesla non portino nessuna rassicurazione, con i 717,5 milioni di dollari alla voce perdite che segnano un rosso quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno per il produttore di auto elettriche.

Un’inversione di tendenza sembra però essere arrivata proprio da Elon Musk, che dopo aver rassicurato sull’imminente arrivo dei profitti ed essersi scusato con gli analisti per l’astio manifestato in occasione dell’earning call del primo trimestre 2018, pare aver confermato un deciso cambio d’atteggiamento, concretizzatosi poi nella sincerità con cui di recente ha affrontato la stampa.

Restano comunque grossi problemi di liquidità per l’azienda, che necessita sicuramente di un gran lavoro di ricerca fondi da parte dello stesso Musk e che dovrebbe cominciare a dimostrare che le operazioni di allargamento in Cina recentemente illustrate rappresentano solo un’opportunità, e non una minaccia a causa dei costi, mai quantificati davvero ma stimati in molto più dei 5 miliardi di dollari che furono necessari per l’attuale impianto.

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