Terremoti: perché l’Italia è ancora così indietro su sicurezza e infrastrutture

Erasmo Venosi

30 Dicembre 2020 - 12:40

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Il recente terremoto a Salizzole, Verona, riporta a galla un’annosa questione: perché l’Italia, nel silenzio di tutti, è ancora così indietro in termini di infrastrutture, sicurezza e prevenzione di eventi sismici?

Terremoti: perché l'Italia è ancora così indietro su sicurezza e infrastrutture

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 si è verificata alle ore 15:36 del 29 dicembre con epicentro a Salizzole, in provincia di Verona. Non è una notizia se solo si considera che ogni anno l’INGV registra tra 1700 e 2500 scosse con magnitudo superiore a 2,5 e la drammatica ciclicità di danni e vittime ogni 4,5 anni. Dal dopoguerra ad oggi lo Stato ha sborsato mediamente ogni anno per riparazione danni la colossale cifra media di 4 miliardi dal dopoguerra ad oggi. Non un solo piano di prevenzione.

La casa più resistente al mondo all’azione sismica? “Sofie”, un edificio costruito in Giappone e progettato dal CNR italiano. Il giorno in cui viene fatto il test di resistenza il Giappone lo festeggia, da noi invece la notizia è quasi ignorata. Il professor Carlo Pellegrino, direttore del dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università di Padova dichiara che la maggior parte del nostro patrimonio edilizio e infrastrutturale è estremamente vulnerabile, perché realizzata senza seguire criteri antisismici.

Nel corso degli anni c’è stato un perfezionamento dei criteri di progettazione e anche una riclassificazione del nostro territorio in zone di alta, media e bassa sismicità. Per questo motivo abbiamo infrastrutture, anche pubbliche, realizzate con criteri non sismici, perché al momento della progettazione si trovavano in una zona considerata non a rischio, ma che ora si ritrovano situate in zone di media pericolosità, e di conseguenza non rispettano le norme attuali collegate alla progettazione antisismica.

Cosa dire quando l’applicazione di norme tecniche costruttive, che non tengono conto della classificazione sismica, avviene nel silenzio di società di ingegneria pubblica e organismi pubblici come regioni, ministeri e comuni? Uno scandalo come minimo. La vicenda riguarda l’ignorato parere n. 44 del 15 dicembre 2016 espresso dalla Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLP) sul progetto alta velocità Brescia/Verona. Un parere che evidenziava nella redazione del progetto l’applicazione delle Norme Tecniche Costruttive (NCT) del 1996 in luogo di quelle del 2008 e quindi il mancato adeguamento della progettazione alla nuova classificazione sismica avvenuta con OPCM n 3274 del 20 marzo 2003: “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative per le costruzioni in zona sismica”. Norme del 2003 e che hanno determinato la riclassificazione sismica di molti comuni interessati dal progetto. L’OPCM riporta all’Allegato 2 le “Norme tecniche per il progetto e l’adeguamento sismico degli edifici”, all’Allegato 3 le “Norme tecniche per il progetto sismico dei ponti” e all’Allegato 4 le “Norme tecniche per il progetto sismico di opere di fondazione e di sostegno dei terreni”. Incidentalmente va rilevato che il progetto preliminare approvato dal CIPE con delibera 120 del 2003 non fu sottoposto al prescritto parere preventivo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici come disposto da art. 2 comma 2 lettera c del Dlgs 190 del 2002, regolamento attuativo legge obiettivo oggi abrogato.

Da evidenziare che il progetto è stato sottoposto a revisione nel dicembre 2005 con completamento e consegna del progetto definitivo il 3 agosto 2006. Dell’adeguamento alle norme tecniche dell’Allegato all’OPCM del 2003 nemmeno l’ombra. Alla pagina 20 del parere il massimo organismo tecnico dello Stato il CSLP scrive:

“Con riferimento al “Rischio sismico”, e con riferimento all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20.03.04, si segnala che la progettazione definitiva dell’infrastruttura è stata sviluppata applicando le norme previgenti in materia e, per quanto riguarda la sola classificazione sismica dei territori attraversati, secondo quanto indicato dalla suddetta Ordinanza. Tale indicazione è stata estesa a tutte le opere in progetto compresi gli attraversamenti stradali, la viabilità extralinea”.

Nel Paese dove i sismologi hanno catalogato 560 terremoti forti, fortissimi e catastrofici negli ultimi 25 secoli, quindi uno ogni quattro anni e mezzo, un progettista Cepav (società di ENI), un concessionario RFI e un organismo di vigilanza Italferr ignorano l’applicazione di norme costruttive a presidio del rischio sismico. Inquietante una delle motivazioni per la mancata applicazione delle NCT del 2008 (oggi sostituite da quelle del 2018):

“Si rappresenta, infine, che, secondo stime di larga massima fornite dal Gestore, l’applicazione della NTC 2008 al progetto potrebbe determinare, per i soli viadotti ferroviari, un incremento del costo delle fondazioni dell’ordine del 50-60%. Dette norme (DM 2008 e relativa Circolare 617/2009 del CSLLPP), inoltre, contengono prescrizioni di carattere idraulico (sulle distanze minime tra le pile all’interno dell’alveo attivo e sulla distanza minima fra fondo alveo e sottotrave) non contemplate dalla norma previgente, che potrebbero determinare una modifica delle soluzioni progettuali adottate per i ponti e viadotti di scavalco dei corsi d’acqua. Tali modifiche potrebbero comportare l’adozione di impalcati di maggiore lunghezza e di maggiore spessore, con la necessità di variazione dell’andamento altimetrico del tracciato, della lunghezza totale dei ponti e dei viadotti e del relativo inserimento ambientale e paesaggistico. Per l’eventuale adeguamento della progettazione a tali norme il GC stima necessari circa sei mesi di tempo (dovendosi rielaborare circa 1.400 elaborati), cui occorrerebbe aggiungere le tempistiche per la verifica della progettazione a cura del Gestore, nonché per l’eventuale perfezionamento dell’iter autorizzativo”.

Motivazioni di tipo monetario che riguardano i maggiori costi che non si intende sopportare anche se trattasi di rischio sismico e quindi di danno potenziale per uomini e cose. Anche calcolo di aumento dei tempi di approvazione che nel contesto dell’ approvazione 2018 aveva una chiara implicazione di calcolo elettorale per chi governava. Questo è il comportamento di un pezzo di classe dirigente italiana sia pubblica che privata abbarbicata alla greppia della spesa pubblica e con quasi certezza di impunità per il mancato rispetto della legge che nel caso pacifico rappresenta un presidio di sicurezza per la vita delle persone e delle cose. Una società FS che fruisce di 12 miliardi di trasferimenti statali ogni anno.

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