Tassi BCE, status quo a rischio? Lagarde da Davos, “Sono in uno stato di allerta”. Più che dazi Trump è questo che fa paura

Laura Naka Antonelli

21/01/2026

In occasione del World Economic Forum di Davos la presidente della BCE Christine Lagarde sottolinea cosa le fa più paura dei dazi di Trump. Rischi per traiettoria tassi?

Tassi BCE, status quo a rischio? Lagarde da Davos, “Sono in uno stato di allerta”. Più che dazi Trump è questo che fa paura

Parlando da Davos, in occasione del World Economic Forum, la Presidente della BCE Christine Lagarde lo ammette ai microfoni dell’emittente francese RTL: “ Sono in uno stato di allerta ”, rivelando quanto la preoccupa di più in un’altra intervista rilasciata alla CNN. “Quanto è più importante rispetto agli stessi dazi è l’aumento dell’incertezza a cui siamo tornati ad assistere”.

Incertezza esplosa per l’escalation delle tensioni tra l’Europa e l’America di Donald Trump, a causa della determinazione del Presidente americano a conquistare la Groenlandia e delle minacce di nuovi dazi a chi metta i bastoni alle ruote del suo piano.

Più che i dazi il problema è l’incertezza, Lagarde si mette nei panni degli investori e dei cittadini

All’emittente RTL, Lagarde ha fatto un chiaro esempio, mettendosi nei panni degli investitori, e/o di chi vuole accedere a un prestito così come anche di un datore di lavoro:

“Se sei un investitore, un datore di lavoro o anche solo se decidi di accendere un prestito, vuoi sapere quali saranno le condizioni: il modo in cui venderai i tuoi prodotti, dove troverai le materie prime. E se l’incertezza su questi aspetti è totale, allora non va bene. Incertezza e fiducia non vanno d’accordo. E noi abbiamo bisogno di fiducia”.

Lagarde su Trump e l’Europa, “il sipario si sta alzando su un nuovo ordine mondiale”

Nelle interviste rilasciate da Davos e nel corso poi di una conferenza organizzata dal World Economic Forum, Christine Lagarde ha messo in evidenza, in sostanza, i seguenti punti chiave:

  • Il sipario si sta alzando su un nuovo ordine mondiale ”.
  • Gli Stati Uniti di Trump si stanno comportando “in modo molto insolito per un alleato”.
  • L’Europa sarebbe molto più forte se eliminasse le barriere commerciali interne non tariffarie”.

Siamo “all’alba di un nuovo ordine mondiale, ha affermato la numero uno della BCE, in cui la cooperazione globale, il libero scambio, e la leadership degli Stati Uniti stanno per essere sostituiti, ha fatto notare, da qualcosa di più frammentato.

“Effetti dazi più su Germania che su Francia, Europa faccia di meglio su PIL, produttività, debito”

La numero uno della BCE Christine Lagarde ha lanciato anche un monito all’Europa, per la presenza di quelle barriere non tariffarie che non sono nient’altro che l’espressione di una burocrazia che strozza la crescita, in quanto costringono le aziende a cercare di superare un ostacolo solo per vendere i loro prodotti in un altro Paese.

Per ora, ha ribadito, “l’inflazione dell’Eurozona è sotto controllo” e i dazi produrranno un effetto rialzista sui prezzi che si confermerà “contenuto”.

In ogni caso, è stata la precisazione, “ la Germania sarà più colpita dall’effetto dei dazi, rispetto alla Francia, in quanto economia più dipendente dalle esportazioni”.

Riguardo all’Europa, non solo a fronte dei dazi di Trump, “possiamo fare di meglio su crescita, produttività e debito ”.

Previsioni tassi BCE con minacce Trump, cosa succede ora?

Ma con l’incertezza che si rivela onnipresente, e lo status quo sostanzialmente ostaggio delle provocazioni, minacce e assalti di Trump, cosa potrebbe succedere a questo punto ai tassi dell’area euro?

Lagarde ha rimarcato che “la politica monetaria dell’area euro si trova in una buona posizione ”, reiterando al contempo la decisione della BCE di adottare un approccio neutrale, in stile “wait and see, per capire come la situazione si evolverà nei prossimi mesi.

Detto questo, l’attenzione di Lagarde è tutta rivolta al vero nodo che, al momento, non può essere sciolto, ovvero la presenza di troppe variabili che stanno scatenando un livello di incertezza tale che, ha avvertito, potrebbe sfidare l’outlook positivo che la Banca centrale europea continua ad avere guardando all’inflazione e alla crescita del PIL nei prossimi anni.

In poche parole, una nuova azione di Trump contro l’Europa potrebbe costringere la BCE a rimettere in discussione tutto.

Rimettere dunque in discussione le previsioni formulate per la crescita del PIL, per il tasso di inflazione e, inevitabilmente, anche per i tassi dell’Eurozona, che sono stati lasciati fermi da Lagarde per ben quattro volte consecutive.

Ansia tassi BCE anche per attacchi Trump contro indipendenza della Federal Reserve

L’ansia per la possibile direzione dei tassi dell’area euro nel corso del 2026, e in generale in futuro, è stata già alimentata dalle dichiarazioni del capo economista della BCE Philip Lane rilasciate al quotidiano La Stampa, lo scorso venerdì.

Lane ha avvertito che, se è vero che “in questo contesto nessuno si aspetta grandi movimenti dei tassi ”, spiegando che “il dibattito attuale sugli aggiustamenti marginali al di sopra o al di sotto del 2% è tipico di una fase più ’normale’ di politica monetaria ”, è pur vero che non può essere escluso uno scenario in cui tutto salti in aria a causa di Trump. E non solo per le tensioni con l’Europa a causa delle sue mire espansionistiche che puntano alla conquista della Groenlandia, ma anche per la battaglia che il capo della Casa Bianca ha lanciato contro la Fed di Jerome Powell.

L’economista si è riferito in particolare ai tentativi del Presidente americano di fare in modo che la Federal Reserve sia in linea con i suoi desiderata sui tassi e dunque al rischio che la Banca centrale americana finisca per perdere la propria indipendenza:

“Se la Federal Reserve assolve il proprio mandato, ciò crea un contesto a noi favorevole. Sarebbe invece economicamente problematico per noi se l’inflazione negli Stati Uniti non tornasse all’obiettivo o se le condizioni finanziarie negli Usa si propagassero a un aumento del premio a termine. Una riconsiderazione del ruolo futuro del dollaro potrebbe inoltre costituire una sorta di shock finanziario per l’euro. Vi sono quindi scenari in cui, se la Federal Reserve si allontanasse dal proprio mandato, questo creerebbe difficoltà”.

Tassi BCE ostaggio delle minacce di Trump

Per ora, insomma, Trump permettendo, non ci sono ancora grandi scossoni capaci di cambiare in modo radicale le aspettative degli economisti e dei mercati sulla direzione dei tassi dell’area euro impostata dalla BCE.

Ma uno scontro acceso tra gli Stati Uniti e l’Europa sul dossier della Groenlandia, e la minaccia di ulteriori dazi - già lanciata dal Presidente americano in diverse occasione contro alcuni Paesi europei - è e sarà un elemento imprescindibile per la definizione della traiettoria del costo del denaro.

Ancora più difficile per gli operatori di mercato sarà cercare di prevedere le mosse della Banca centrale europea in quanto, prima di tutto, sarà la BCE ad avere difficoltà a stimare l’evoluzione dell’inflazione, del PIL - e dunque dei tassi - in un mondo sempre più incerto. Come ha detto oggi Christine Lagarde, in “un nuovo ordine mondiale”.

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