BTP eccezione positiva, anche nei confronti dei Bund e degli OAT. Ma ora? Il fattore che potrebbe scatenare tensioni su tutti i bond euro.
Il 2025 è stato un altro anno positivo per i BTP che, tra tutti i Titoli di Stato dell’area euro, si sono confermati un’eccezione. Lo ha rimarcato la BCE nel suo rapporto annuale 2025, pubblicato oggi, lunedì 4 maggio 2026.
Nel ripercorrere gli eventi più cruciali dello scorso anno - tra i quali spicca la scelta di tagliare i tassi di 100 punti base in quattro interventi consecutivi, portando il tasso sui depositi al 2% - la BCE ha fatto notare quanto sia stato determinante per alcuni Paesi del blocco e per i loro Titoli di Stato l’“ annuncio dei piani di spesa per la difesa ”.
Quell’annuncio ha rappresentato infatti “ un momento chiave della rivalutazione dei mercati ”, che ha avuto ripercussioni soprattutto sui Bund, ovvero sui Titoli di Stato della Germania.
L’effetto immediato è stato “ un brusco aumento, di circa 40 punti base, del rendimento dei Bund tedeschi a dieci anni”, anche se “analoghe pressioni al rialzo” sono state esercitate anche “sui rendimenti di altri Titoli sovrani dell’area dell’euro”.
Successivamente, a seguito dei vari annunci relativi ai piani per incrementare le spese per la difesa, “i rendimenti dei titoli di Stato dell’area sono in qualche misura diminuiti, sebbene la maggior parte abbia chiuso l’anno su livelli più elevati”.
Tale fenomeno non ha interessato invece i Titoli di Stato italiani, ovvero i BTP.
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BTP eccezione positiva tra Titoli di Stato euro. Lo dice la BCE
Così si legge nel rapporto annuale della BCE, che ha messo in evidenza la maggiore vulnerabilità, piuttosto, nel corso del 2025, degli OAT (Titoli di Stato francesi):
“Ha fatto eccezione il rendimento dei Titoli di Stato decennali italiani, rimasto sostanzialmente invariato rispetto al livello di fine 2024, sostenuto dal consolidamento in atto della posizione di bilancio dell’Italia. Per contro, l’incertezza politica in Francia ha sollevato timori, tra gli operatori di mercato, di possibili ritardi nel risanamento dei conti pubblici, inducendo pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato francesi. Tali andamenti hanno determinato una convergenza dei rendimenti obbligazionari italiani e francesi su livelli analoghi, mentre la dispersione dei rendimenti nell’area dell’euro ha raggiunto livelli storicamente bassi”.
Se c’è un evento che ha caratterizzato il mercato obbligazionario italiano, nel 2025, è stato infatti prima l’azzeramento dello spread Italia-Francia (spread OAT-BTP) a 10 anni, poi il suo trend negativo, che si è manifestato quando i mercati hanno iniziato a percepire come più rischiosi gli OAT, rispetto ai BTP, a seguito dell’ennesima crisi istituzionale che ha scatenato il caos a Parigi.
Quella crisi, provocata dalla caduta del governo Bayrou, ha avuto effetti immediati sul differenziale tra i rendimenti degli OAT e quelli dei BTP, portandolo allo zero.
Lo spread Italia-Francia si è poi ulteriormente ridotto, fino a diventare negativo, a conferma di come i mercati abbiano percepito i BTP alla stregua di bond sovrani più sicuri rispetto a quelli francesi. (detto questo, la situazione si è da un bel po’ ribaltata).
Ma occhio a spese difesa, il fattore che può colpire tutti i bond euro
Con la pubblicazione del rapporto annuale del 2025, la BCE di Lagarde ha messo dunque in evidenza i grandi progressi compiuti nel 2025 dall’Italia, riconoscendo al governo Meloni l’impegno ad andare avanti con il consolidamento fiscale.
Tuttavia, nello stesso rapporto la Banca centrale europea ha parlato dell’Italia facendo riferimento anche alla procedura di infrazione UE per deficit eccessivo in cui il Paese, sulla base di quanto annunciato di recente dall’Eurostat, continuerà a permanere.
A tal proposito, dopo il verdetto dell’Eurostat, la BCE ha ricordato che “per i sei Paesi dell’area dell’euro sottoposti alla procedura per i disavanzi eccessivi, ossia Belgio, Francia, Italia, Malta, Austria e Slovacchia, la Commissione europea valuterà la situazione nella primavera del 2026 sulla base dei dati di consuntivo per il 2025”.
Detto questo, il 2025 è stato sicuramente un anno da incorniciare per i BTP, che sono riusciti a battere, come ha confermato la BCE, anche i Titoli di Stato di Paesi ormai ex virtuosi come Francia e Germania, e a dispetto della fine del piano PEPP e dell’attuale QT-Quantitative Tightening.
Francoforte ha scritto tuttavia anche che “ l’aumento della spesa per la difesa, unitamente ai piani di investimenti su larga scala in relazione a infrastrutture e clima, implica un notevole aumento del fabbisogno di finanziamento nel medio periodo”, situazione che “ potrebbe destare preoccupazioni riguardo la sostenibilità del debito sovrano in alcuni Paesi dell’area dell’euro”.
Non è mancato così l’attenti: “ il conseguente aumento dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe trasmettersi alle condizioni di finanziamento delle imprese e del settore finanziario attraverso premi per il rischio più elevati e potenziali declassamenti del rating ”.
La BCE non ha insomma escluso il ritorno delle tensioni sui bond, in generale, dell’intera area euro, come d’altronde hanno dimostrato i recenti movimenti, nel caso dell’Italia, sia dei BTP che dello spread BTP-Bund.
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