Quanto costa la Groenlandia e perché Trump può (e vuole) acquistarla

Alessandro Nuzzo

8 Gennaio 2026 - 18:41

Ecco gli Stati Uniti quanto dovrebbero pagare alla Danimarca per avere l’isola della Groenlandia.

Quanto costa la Groenlandia e perché Trump può (e vuole) acquistarla

A Donald Trump, le risorse degli Stati Uniti sembrano non bastare più e il tycoon starebbe tentando di mettere le mani anche su quelle di altri Stati sovrani. Prima l’attenzione si è concentrata sul Venezuela e sulle sue ingenti riserve di petrolio, con un duro scontro culminato l’arresto del presidente Maduro, formalmente accusato di collusione con il narcotraffico. Al di là delle motivazioni ufficiali, per molti osservatori la vera ragione del blitz statunitense sarebbe di natura economica e legata al controllo delle risorse energetiche, considerando che il Venezuela è il Paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo. Dopo il Venezuela, Trump sembrerebbe ora rivolgere le proprie attenzioni verso la Groenlandia.

Già nei mesi scorsi e durante il suo primo mandato, l’ex presidente aveva più volte manifestato interesse per la Groenlandia, definendola un’isola di enorme importanza strategica per gli Stati Uniti, soprattutto sul piano della difesa. In diverse occasioni, Trump aveva persino evocato la possibilità di un intervento militare per prenderne il controllo, provocando reazioni durissime da parte della Danimarca e dei Paesi della NATO. Oggi, tuttavia, la strategia sembrerebbe essere cambiata: Trump punterebbe su una via diplomatica per acquisire l’isola artica che, pur godendo di ampia autonomia, resta sotto la sovranità danese. Gli Stati Uniti sarebbero quindi pronti a trattare con Copenaghen per l’acquisto della Groenlandia.

Quanto costa la Groenlandia

Ma quanto dovrebbe sborsare Washington per mettere le mani sull’isola? Stabilire una cifra precisa non è semplice. Il Pil della Groenlandia si aggira attorno ai 3,3 miliardi di dollari, ma questo dato non può rappresentare il valore reale del territorio. A incidere in modo determinante è soprattutto il potenziale economico legato alle risorse naturali presenti nel sottosuolo. La Groenlandia è infatti ricca di riserve minerarie, in particolare rame e litio, materie prime fondamentali per la produzione di batterie e veicoli elettrici. Secondo alcune stime, l’isola potrebbe ospitare risorse per un valore complessivo compreso tra i 4.000 e i 10.000 miliardi di dollari, di cui circa 1.700 miliardi tra petrolio e gas, la cui estrazione è vietata dal 2021 per motivi ambientali, e altri 2.000-2.700 miliardi tra rame, litio e terre rare. Alla luce di questi elementi, il valore della Groenlandia potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari, secondo il Financial Times. Tuttavia, considerando anche il peso strategico dell’isola nell’Artico, la stima complessiva potrebbe salire fino a 3.000 miliardi di dollari, pari a circa l’11% del Pil degli Stati Uniti.

Attualmente la Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, con Copenaghen che mantiene il controllo della politica estera e della difesa. Dal punto di vista economico, l’isola dipende in larga parte da una sovvenzione annuale danese. Ciò che attira Trump, oltre alle materie prime, è anche la possibilità di controllare un’area strategica situata al centro dell’Artico, ottenendo così un vantaggio decisivo nella competizione geopolitica con Cina e Russia.

Va ricordato che non è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti mostra interesse per la Groenlandia. Già dopo la Guerra civile americana, il presidente Johnson, dopo aver acquistato l’Alaska dalla Russia, valutò l’ipotesi di rilevare anche Groenlandia e Islanda per 5,5 milioni di dollari, senza però avanzare una proposta formale. Un tentativo concreto arrivò nel 1946, quando il presidente Truman offrì 100 milioni di dollari in oro alla Danimarca, ma anche allora l’iniziativa fallì. Riuscirà ora Trump a ottenere ciò che i suoi predecessori non sono riusciti a conquistare?

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