Tassi BCE, Lagarde e la “nuova” maledizione. Pausa tagli a luglio o no?

Laura Naka Antonelli

08/07/2025

Countdown alla riunione del Consiglio direttivo della BCE di luglio. Le date da segnarsi, mentre Lagarde è alle prese con una possibile nuova maledizione.

 Tassi BCE, Lagarde e la “nuova” maledizione. Pausa tagli a luglio o no?

L’ultimo meeting della BCE prima delle ferie estive è in arrivo: stavolta il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunirà in due giorni, il 23 e 24 luglio. I mercati conosceranno il verdetto sui tassi alla fine della seconda giornata dell’incontro, ovvero giovedì 24 luglio, puntualmente con la pubblicazione del comunicato relativo alla decisione che arriverà alle 14.15 ora italiana.

Successivamente, alle 14.45, avrà inizio la consueta conferenza stampa che vedrà la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde prendere la parola, spiegare la ratio della scelta sui tassi annunciata e rispondere alle domande dei giornalisti. L’ultimo dato relativo all’inflazione dell’Eurozona ha confermato in teoria le previsioni di una pausa nel ciclo dei tagli dei tassi che la Banca centrale europea ha avviato il 6 giugno 2024, e che è culminato in ben otto sforbiciate del costo del denaro.

Ma la situazione rimane altamente fluida, e ora la decisione del presidente americano Donald Trump di fissare al 1° agosto la data in cui i suoi dazi schiaffeggeranno alcuni partner commerciali degli Stati Uniti posticipa il momento in cui le banche centrali riusciranno a fare la conta dei danni per capire il da farsi. Nel caso della BCE, si parla poi di una benedizione che rischia di trasformarsi in una maledizione.

Data riunione BCE di luglio in arrivo, il punto sui tassi

In attesa della prossima data X per la BCE, diversi analisti ed economisti, mercati inclusi, hanno già presentato le loro previsioni: il prossimo 24 luglio, l’Eurotower dovrebbe rimanere con le mani in mano, come in qualche modo hanno lasciato supporre le stesse parole proferite da Lagarde nella precedente riunione di giugno, senza - come al solito - esporsi troppo.

Al momento, a seguito dei tagli che sono stati annunciati nelle riunioni che si sono susseguite da più di un anno, il tasso sui depositi dell’area euro è pari al 2%, mentre i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale si attestano rispettivamente al 2,15% e al 2,40%.

Ma la BCE opterà davvero per un nulla di fatto, mandando praticamente in ferie i tagli?

E se sì, quanto durerà questa pausa?

Rally euro, per la BCE destinato a trasformarsi da benedizione a maledizione?

Molto dipenderà dal concretizzarsi o meno della maledizione di cui ha parlato l’articolo di BloombergECB wonders whether euro rally will turn from blessing to curse”, ovvero: “ La BCE si sta chiedendo se il rally dell’euro si trasformerà da una benedizione a una maledizione ”.

Un dubbio che in realtà qualcuno ha già sollevato, e diverse settimane fa, lanciando un appello accorato alla Banca centrale europea, che non ha mai dato molta retta alle aspettative e alle speranze dovish dei mercati, limitandosi secondo i critici a fare sempre lo stretto necessario: troppo poco.

Soprattutto per Marcus Ashworth che, alla metà di aprile di quest’anno, aveva lanciato un chiaro alert con l’articolo: The ECB Should Wheel Out Its Monetary Bazooka, ovvero “la BCE dovrebbe tirar fuori il suo bazooka monetario”.

Nel presentare una situazione a suo avviso inaccettabile per l’Italia e la Spagna, Ashworth aveva suonato la sveglia a Lagarde, invitandola a tagliare i tassi di 50 punti base e a fare qualsiasi cosa pur di riuscire a sventare una sorta di “disastro in atto, chiamato con un nome ben preciso: una disinflazione fin troppo accentuata.

il rischio più grande non è rappresentato dall’inflazione, ma dalla recessione e dalla disinflazione ”, aveva detto l’opinionista, aggiungendo che “i dazi che vengono imposti sui Paesi esportatori tendono ad avere un impatto disinflazionistico piuttosto chiaro, per non parlare dell’effetto negativo che hanno sulle prospettive di crescita del PIL”.

Euro-dollaro, è questo il nuovo chiodo fisso della BCE?

Lagarde ha continuato tuttavia, come sempre, a fare di testa sua, proseguendo con tagli sempre mini, che sono andati fino all’ultimo meeting del 5 giugno scorso.

E ora, la sua intenzione è davvero di fermarsi, nonostante il continuo rialzo dell’euro renda ancora più concreta la minaccia della disinflazione?

La presidente della BCE ha ribadito sempre che non è compito della Banca centrale europea quello di monitorare il trend del rapporto euro-dollaro EUR-USD.

Fatto sta che l’impatto disinflazionistico del rafforzamento della moneta unica è qualcosa di appurato, e che lo stesso vice presidente dell’Eurotower Luis de Guindos ha presentato una sorta di soglia pericolo, il cui superamento potrebbe iniziare a mettere un po’ di ansia a Francoforte.

La profezia: La BCE non lo ammette, ma super euro sarà fonte di crescente preoccupazione

A scattare sull’attenti già alcuni esponenti del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, e non solo de Guindos, come ha fatto notare, interpellato da Bloomberg, Carsten Brzeski, responsabile della divisione macro di ING:

Non vogliono ammetterlo, ancora, ma l’euro forte sarà fonte di crescente preoccupazione. Alla fine, un ulteriore rafforzamento dell’euro non solo scatenerà maggiori pressioni disinflazionistiche, ma anche il rischio di un danno economico per una industria già sofferente delle esportazioni”, a causa dei dazi di Trump. Un mix sufficiente “da giustificare più tagli dei tassi”.

Per il momento, sia i mercati che gli analisti sono concordi nel prevedere una ulteriore sforbiciata quest’anno, pari a 25 punti base, che porterebbe i tassi a scendere all’1,75%, dopo una pausa nella imminente riunione di luglio.

La corsa dell’euro è sotto gli occhi di tutti: la moneta unica è schizzata di ben il 14% quest’anno nei confronti del dollaro USA, in realtà non per merito dei fondamentali dell’Eurozona, che confermano un quadro di crescita da zero virgola, ma per la forte crisi che ha investito il biglietto verde, non più considerato ai tempi della seconda presidenza USA di Donald Trump quell’asset rifugio che, in passato e in momenti di grande incertezza, era solito attrarre l’interesse degli investitori di tutto il mondo.

Da un lato, proprio il rafforzamento della moneta unica ha fatto sì che la crescita dell’inflazione dell’area euro si attestasse a valori prossimi al target prefissato dalla BCE, pari al 2% confermandosi così, almeno all’inizio, una sorta di “blessing”, ovvero di benedizione.

Il pericolo, tuttavia, torna ad avvertire Bloomberg, è che il rally finisca con il portare l’euro a valori tali da scatenare un processo disinflazionistico, che costringa la banca centrale a tornare a quei tempi in cui il suo vero problema non si chiamava inflazione, ma deflazione. Il pericolo, insomma, è che quella che era stata una benedizione finisca, come si legge nell’articolo, per divenire una maledizione.