Tassi BCE, decisione ormai alle porte, con Lagarde che farà di tutto per commettere di nuovo lo storico errore. Ma Giorgetti l’avverte subito.
Rialzi dei tassi di interesse da parte della BCE di Christine Lagarde per rimettere in riga l’inflazione, nel caso in cui i prezzi dovessero accelerare al rialzo a causa della guerra in Iran? Per il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti sarebbe “grave” anche se la Banca centrale europea si limitasse a pensare a una soluzione del genere.
L’Italia di Meloni torna dunque a opporsi alle manovre di politica monetaria che l’Eurotower potrebbe decidere di mettere in atto per far rientrare l’eventuale minaccia di un rialzo dell’inflazione: minaccia che viene considerata concreta, a causa del boom dei prezzi del petrolio e del gas, schizzati sulla scia dell’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran dello scorso 28 febbraio.
Tassi euro e BCE, Giorgetti lancia avvertimento a Lagarde: “sarebbe grave pensare che...”
Gli avvertimenti di Giorgetti alla BCE sono arrivati ieri, come emerge da alcuni post che sono stati pubblicati su X dal MEF, Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Tra questi spicca il seguente, che si riferisce a quanto ha detto il titolare del Tesoro nella giornata di ieri, partecipando alla riunione del G7 dedicata alla crisi in Medio Oriente:
“Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l’Ucraina: il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”.
Stretta monetaria, ovvero rialzo dei tassi.
Min Giorgetti al #G7 finance sulla crisi in MO:Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l’Ucraina: “il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria” pic.twitter.com/joYexknzRV
— MEF (@MEF_GOV) March 9, 2026
Intervenendo poi all’Eurogruppo, Giorgetti ha rilasciato altre dichiarazioni, commentando il momento di alta tensione in corso, nel ricordare che “l’aumento dei costi energetici distrugge il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese” e facendo notare anche che “ la mancata indipendenza energetica mette a rischio la sicurezza economica dell’Italia”.
Sempre in occasione della riunione dell’Eurogruppo, il ministro ha parlato della necessità che l’Europa valuti
“ l’adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle del 2022 ”, successive allo scoppio della guerra in Ucraina, avvenuto a seguito dell’invasione da parte della Russia il 24 febbraio di quell’anno: “Agire subito stoppando i prezzi dell’energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo”.
Oggi, martedì 10 marzo 2026, intervendo al meeting dell’Ecofin, Giorgetti è tornato ad affrontare anche la questione del mercato unico e dell’Unione bancaria, sottolineando che “occorre completare il percorso dell’Unione del risparmio e degli investimenti anche tramite un’Unione bancaria pienamente effettiva e una maggiore integrazione dei mercati”.
Tornando all’avvertimento lanciato alla BCE di Christine Lagarde, va ricordato che non è certo la prima volta che dal governo Meloni arrivano critiche contro la politica monetaria decisa dalla banca centrale. Politica monetaria che, ricordiamo, non fa più leva ormai da un bel po’ su quei bazooka monetari del passato che hanno sostenuto per tanto tempo gli stessi BTP e Titoli di Stato italiani, oltre in generale ai bond dell’Eurozona.
Spettro tassi BCE per Giorgetti, i commenti sui rialzi decisi da Lagarde
Più di tre anni fa, il 6 marzo 2023, parlando a un convegno a Milano organizzato dall’Ordine dei Commercialisti e nel bel mezzo di una fase storica in cui la BCE stava continuando ad alzare i tassi per far fronte all’impennata dell’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina, Giorgetti si espresse con le seguenti dichiarazioni, dai toni comunque sicuramente più pacati rispetto a quellli arrivati dal collega, leader della Lega e vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
“La gestione della politica monetaria, finalizzata a contrastare l’inflazione, sta portando a dei rialzi dei tassi d’interesse sconosciuti a un mondo che era abituato a vivere con tassi d’interesse zero o negativi. Questo pone dei problemi seri a chi ha dei bilanci fortemente indebitati come quello italiano ”.
Più tardi, in data 31 dicembre 2023, il ministro ammise nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore che, “se mi si chiede che cosa mi aspetto dal 2024, mi attendo prima di tutto l’avvio rapido di un percorso di discesa dei tassi, che ci offrirebbe margini non indifferenti”.
Poco prima, alla metà di settembre del 2023, Salvini aveva invece tuonato contro Lagarde, in un intervento alla trasmissione Stasera Italia su Rete4
“La BCE fregandosene delle difficoltà economiche delle famiglie e delle imprese aumenta il costo del denaro. Lagarde vive su Marte”.
In generale, diverse sono state le occasioni in cui la BCE e il governo Meloni non si sono trovate, per usare un eufemismo, sulla stessa linea.
Basta tagli tassi BCE? L’ammissione di un banchiere dell’Eurotower
Di fatto, la BCE iniziò ad allentare la politica monetaria il 6 giugno 2024, proseguendo nella strada dei tagli dei tassi fino al 5 giugno 2025, per poi fermarsi.
La pausa è durata parecchio, fino alla prima riunione di politica monetaria del 2026 del 5 febbraio scorso, quando il Consiglio direttivo ha lasciato inchiodati i tassi per la quinta volta consecutiva.
Per la precisione, i tassi sui depositi, tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale dell’Eurozona sono stati lasciati di nuovo invariati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%. Il punto è la speranza delle colombe di vedere arrivare ulteriori tagli dei tassi è stata sostituita dalla paura che ora i tassi vengano addirittura rialzati.
Cosa deciderà di fare a questo punto Christine Lagarde con i tassi?
Il dilemma, con diversi economisti ed esponenti stessi della banca centrale che temono il ritorno della persistenza dell’inflazione, è tornato a ripresentarsi con la guerra in Iran e i suoi attacchi contro i Paesi del Golfo.
Proprio oggi, l’ammissione di una BCE che possa attivarsi ad alzare i tassi è arrivata dal Presidente della Banca centrale dell’Estonia Madis Muller (esponente del Consiglio direttivo della Banca centrale europea), che ha detto che, “anche se non dovremmo affrettarci a prendere una decisione, la probabilità che il prossimo cambiamento sui tassi vada più verso un rialzo, che non verso l’opposto (un taglio) è salita nelle ultime due settimane”.
Quella macchia sulla reputazione di BCE e Fed. Un “trauma che non si può ignorare”
Interpellato da Reuters Frederik Ducrozet, responsabile della divisione macroeconomica di Pictet Wealth Management, ha ricordato tra l’altro il trauma sperimentato da diverse banche centrali, dopo il grande errore commesso tra la fine del 2021 e gli inizi del 2022: quando sia Lagare che il Presidente della Fed Jerome Powell definirono la crescita dell’inflazione “ transitoria ”: Un errore pagato caro in termini reputazionali, e un “trauma”, che Ducrozet ha definito “molto vivo tra alcuni banchieri centrali, che non possiamo ignorare ”.
La verità, infatti - ha continuato Ducrozet - è che alcuni banchieri centrali “saranno preoccupati per un altro shock dell’offerta che avrà il potenziale...di contagiare il resto delle catene di approviggionamento ”. Esiste dunque il rischio che gli stessi banchieri centrali, memori di quella macchia ormai impressa nella loro reputazione, decidano stavolta di prevenire, invece che di curare.
Nel caso dell’area euro, va ricordato che, a seguito dell’esplosione della guerra tra la Russia e l’Ucraina, e a partire dal luglio 2022, la BCE di Christine Lagarde alzò i tassi di interesse dell’area euro per 10 volte consecutive, facendo così volare il tasso sui depositi dal -0,5% fino al 4%.
Successivamente, l’Eurotower ha tagliato i tassi 8 volte, dal 6 giugno 2024 al 5 giugno 2025, dimezzando il tasso sui depositi dal 4% all’attuale 2%. Cosa accadrà tuttavia ora, con la pressione al rialzo sull’inflazione che l’acuirsi dei conflitti in Medio Oriente potrebbe continuare a esercitare?
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