Tasse sempre più alte, il bonus in busta paga non basta per alleggerirle

Tasse sempre più alte e non sarà il taglio del cuneo fiscale a migliorare la situazione: nel comunicato stampa del 12 luglio Confesercenti evidenzia come il bonus in busta paga non spetti alla classe media, quella che soffre maggiormente la pressione fiscale.

Tasse sempre più alte, il bonus in busta paga non basta per alleggerirle

Tasse sempre più alte nel 2020, anche col taglio del cuneo fiscale: il bonus in busta paga, insomma, non basta per alleggerire la pressione fiscale di milioni di contribuenti.

L’allarme viene da Confesercenti, che mette nero su bianco la situazione attuale nel comunicato stampa del 12 luglio.

L’emergenza sanitaria ed economica sta riproponendo il problema dell’eccessiva pressione fiscale, questione lamentata da anni dagli italiani e che oramai è diventata insostenibile.

Se non si lavora a una riforma Irpef più equa e meno punitiva, le famiglie italiane -così come le imprese- non riusciranno a ripartire. In particolare è la classe media a essere sotto torchio: vediamo come.

Tasse sempre più alte, il bonus in busta paga non basta per alleggerirla

Il taglio del cuneo è stato un passo in avanti, ma non basta per ridurre la pressione fiscale. Secondo le stime di Confesercenti diffuse col comunicato stampa del 12 luglio il famoso bonus in busta paga (che, ricordiamo, si attiverà ad agosto per lo stipendio di luglio) esclude 1,8 milioni di contribuenti della classe media.

Si legge nel comunicato stampa di Confesercenti:

“Il PIL cala e la pressione fiscale torna a salire. Nel 2020 il peso delle entrate sul prodotto interno lordo italiano aumenterà di 0,5 punti rispetto al 2019, contribuendo in tal modo ad accentuare la contrazione della spesa e degli investimenti. Ancora maggiore è l’aumento ipotizzabile per la pressione contributiva, che potrebbe arrivare a registrare un incremento di 0,8 punti nell’anno.”

Per uscire dalla “più profonda recessione mai sperimentata dalla Repubblica italiana” bisogna intervenire in modo profondo sul sistema fiscale, tenendo in considerazione sia le imprese che le famiglie.

Il taglio del cuneo fiscale, che si traduce in un aumento in busta paga per i lavoratori dipendenti e assimilati, è diventato operativo dal 1° luglio.

Sono circa 16 milioni i lavoratori dipendenti che si trovano nella fascia di reddito tra i 8.174 e 40.000 euro e che vedranno la busta paga di agosto più pesante.

La misura però risulta insufficiente nel nuovo contesto, cambiato a causa della pandemia: andranno persi, secondo le stime di Confedercenti, oltre 65 miliardi di consumi.

Tasse sempre più alte per la classe media: non basta il taglio del cuneo fiscale

Il comunicato stampa di Confesercenti mette in evidenza come il bonus Irpef, per quanto sia una misura positiva, è un’agevolazione che riguarda solo una parte della classe media.

In particolare, gli italiani con redditi tra 28.000 e 55.000 euro sono la categoria più tassata: pur ammontando al 15,6% dei contribuenti, da loro viene il 31,8% (quasi un terzo) del gettito totale dell’imposta, subendo un aumento dell’aliquota di 11 punti rispetto allo scaglione precedente.

Gli scaglioni con le aliquote Irpef 2020 difatti sono:

Scaglioni Irpef 2020RedditoAliquote Irpef 2020
1° scaglione 0-15 mila euro 23%
2° scaglione 15.001 euro-28 mila euro 27%
3° scaglione 28.001 euro-55 mila euro 38%
4° scaglione 55.001 euro-75 mila euro 41%
5° scaglione oltre 75 mila euro 43%

Il taglio del cuneo fiscale però è dedicato ai contribuenti fino a 40.000 euro di reddito, che però vedranno il bonus in modi diversi:

  • da 8.174 euro fino a 28.000 euro avranno 100 euro in più al mese;
  • tra i 28.001 e i 40.000, invece, si vedranno applicare una detrazione, che diminuirà all’aumentare del reddito.

Restano così esclusi dal beneficio oltre 1,8 milioni di contribuenti sottoposti ad una pressione fiscale eccessiva.

L’unica strada per una ripresa economica del Paese passa da una riforma fiscale che renda il sistema impositivo più chiaro e meno punitivo, senza lasciare indietro né famiglie né imprese.

Particolare attenzione va posta, continua Confesercenti, nei confronti dei contribuenti con redditi tra 40.000 e 55.000 euro, così da correggere l’eccessiva tassazione sulla classe media.

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