Come lo stipendio si trasforma in pensione

Qual è la differenza tra l’importo dello stipendio e quello della pensione? Dipende dal sistema di calcolo che si applica per il pensionato; facciamo chiarezza.

Come lo stipendio si trasforma in pensione

Sapere in che modo lo stipendio si trasforma nell’assegno pensionistico è molto importante per tutti coloro che sono prossimi alla pensione. È necessario, infatti, per fare una previsione delle entrate future e per capire se quanto si andrà a percepire sarà sufficiente per far fronte alle spese familiari.

A tal proposito è importante capire la differenza tra stipendio e pensione, ovvero se l’assegno previdenziale sarà più alto o più basso dell’ultima retribuzione percepita.

In quest’ultimo caso non temete: ci sono diverse opzioni per aumentare l’importo della pensione e limitare la differenza con lo stipendio percepito.

Di seguito trovate una serie di informazioni utili per chiarire tutti i vostri dubbi in merito; una guida per tutti coloro che vogliono farsi un’idea di quale sarà l’importo della loro pensione a seconda dei contributi da loro versati.

Come si calcola la pensione

Come prima cosa bisogna far chiarezza su come si calcola la pensione facendo una distinzione tra chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 e coloro che invece lo hanno fatto dopo questa data.

Prima del 1° gennaio 1996, infatti, la pensione veniva calcolata con il sistema retributivo; in questo caso la trasformazione da stipendio e pensione è più o meno diretta, poiché per il calcolo dell’assegno previdenziale si fa una media delle migliori retribuzioni percepite durante la carriera lavorativa (qui una guida dettagliata su come avviene il calcolo).

Di conseguenza ne risultano agevolati coloro che hanno beneficiato di un aumento di stipendio negli ultimi anni di lavoro. A tal proposito si calcola che in media tra l’importo della pensione calcolata con sistema retributivo e i contributi effettivamente versati ci sia uno squilibrio (in favore della prima) di circa il 20%; ergo, l’assegno previdenziale è più alto dei contributi effettivamente maturati.

Questo sistema si applica nei confronti di coloro che hanno almeno 18 anni di contributi versati prima del 1° gennaio 1996, data dell’entrata in vigore del sistema contributivo.

Con quest’ultimo sistema, invece, l’importo della pensione si calcola prendendo in considerazione i soli contributi maturati nel corso della carriera lavorativa, i quali poi vengono trasformati tramite un coefficiente di trasformazione stabilito (d’ora in avanti ogni due anni) dall’INPS.

Il coefficiente di trasformazione si applica sul montante contributivo, il quale a sua volta si calcola nel seguente modo:

  • individuare la base imponibile annua, ovvero la retribuzione annua;
  • calcolare i contributi accreditati nello stesso anno moltiplicando la base imponibile per l’aliquota di computo del 33% (se lavoratore dipendente) o del 20% (se autonomo);
  • sommare i contributi versati per ciascun anno di lavoro così da determinare il montante individuale dei contributi.

Quindi in questo caso l’importo dello stipendio influisce solamente in maniera marginale su quello della pensione; per percepire un buon assegno previdenziale, infatti, non è sufficiente aver beneficiato di un aumento negli ultimi anni di lavoro poiché è necessario aver avuto una carriera lavorativa continua e aver percepito una retribuzione medio alta per tutto il periodo in questione.

Questo sistema si applica interamente per coloro che hanno maturato contributi a partire dal 1° gennaio 1996; invece per chi ha iniziato a lavorare prima di questa data - ma da meno di 18 anni - si applica il sistema retributivo per i contributi versati prima di quella data, mentre per quelli successivi il metodo contributivo (sistema misto).

Come aumentare l’importo della pensione

Se la trasformazione da stipendio a pensione non vi soddisfa e pensate che quest’ultima sia troppo bassa per garantirvi una rendita mensile sufficiente per far fronte alle spese allora potete fare in modo di aumentarla.

Ci sono diverse opzioni per aumentare l’importo dell’assegno previdenziale; ad esempio, se state ancora lavorando potete chiedere al datore di lavoro di destinare il TFR ad un fondo pensione, così da garantirvi una rendita alternativa all’assegno previdenziale.

Un altro strumento è quello di chiedere il versamento dei contributi volontari per quei periodi in cui non si esercita alcuna attività lavorativa oppure ci si trova - per ragioni familiari o di studio - in aspettativa non retribuita. Si possono chiedere anche quando si è occupati con un contratto part-time.

Vi è poi la possibilità del riscatto dei contributi; è sempre il lavoratore a chiedere l’accredito (e a farlo di propria tasca) per quei periodi privi di contribuzione per i quali non vi era l’obbligo del versamento contributivo. L’accredito però ha un costo che a seconda dei casi può essere anche elevato; ad esempio, si parla di riscatto della laurea o del servizio militare.

Prima di concludere è importante ricordare che è possibile farsi un’idea di quale sarà la differenza tra lo stipendio percepito e la pensione futura tramite il servizio La mia pensione futura disponibile sul sito INPS. È qui che al futuro pensionato viene consentito di fare il proprio estratto conto contributivo, utile per prevedere quello che sarà l’importo della pensione e decidere per tempo su come agire per aumentarne il valore.

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