TFR in azienda o fondo pensione? Ecco gli aspetti giuridici da considerare

La scelta di destinare il fondo TFR in azienda oppure presso un fondo pensione non è semplice e dipende da una molteplicità di fattori: analizziamo quelli giuridici.

I lavoratori hanno il diritto di scegliere la destinazione del TFR tra due diverse alternative: il fondo pensione oppure l’azienda stessa (secondo il meccanismo previsto dall’articolo 2220 del codice civile).
La possibilità di scegliere la destinazione del trattamento di fine rapporto ovvero lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo ad un fondo pensione, è stata prevista dalla riforma della previdenza complementare del 2007.
In particolare, la Legge Finanziaria per il 2007, Legge n. 296/2006, ha previsto che a partire dal 1° gennaio 2007 i lavoratori dipendenti del settore privato debbano scegliere di gestire il proprio TFR, trattamento di fine rapporto o liquidazione o buona uscita, in due modi diversi:

  • lasciare il TFR in azienda secondo il meccanismo previsto dall’articolo 2220 del codice civile;
  • destinare il TFR ad un fondo pensione o di previdenza complementare.

Ecco quali aspetti giuridici occorre considerare per scegliere in modo consapevole se lasciare il TFR in azienda o destinarlo ad un fondo pensione.

TFR in azienda: aspetti normativi

Quando il lavoratore sceglie di lasciare il proprio TFR in azienda occorre innanzitutto considerare due regole generali:

  • la scelta di mantenere il proprio TFR in azienda deve essere comunicata in forma scritta (normalmente la scelta va indicata in uno dei documenti che il datore di lavoro chiede di compilare al momento dell’assunzione);
  • la scelta di mantenere il TFR presso l’azienda può essere revocata in ogni momento sempre in forma scritta.

La scelta di lasciare il TFR in azienda ha conseguenze tecnico-giuridiche differenti a seconda delle dimensioni dell’impresa:

  • se l’azienda ha meno di 50 dipendenti, il TFR resta effettivamente presso l’impresa e non cambia nulla rispetto alla situazione precedente alla riforma della previdenza complementare del 2007;
  • se l’azienda ha più di 50 dipendenti, il TFR maturando dovrà essere trasferito al «Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato», gestito dall’INPS, per conto dello Stato, su un apposito conto corrente aperto presso la Tesoreria dello Stato. In questo caso i lavoratori continuano ad avere come interlocutore unico il datore di lavoro, il quale provvederà mensilmente al versamento di quanto dovuto (contestualmente ai contributi dovuti all’INPS). In questa situazione, ai lavoratori dipendenti in uscita il TFR verrà poi versato sempre dall’azienda, la quale poi compenserà i versamenti da effettuare in favore dell’INPS.

Destinare il TFR ai fondi pensione? Ecco quali sono gli aspetti giuridici da considerare

Qualora, invece, il lavoratore decidesse di destinare il proprio TFR ad un fondo pensione, quali sarebbero gli aspetti giuridici da considerare?
Anche qui occorre considerare almeno due regole di carattere generale:

  • la scelta di aderire alla previdenza complementare (a prescindere dal tipo di fondo pensione) è irrevocabile;
  • la scelta di destinare il TFR ad un fondo pensione può riguardare tutto il TFR maturando oppure solo una parte di esso;
  • la scelta di destinare il TFR ad un fondo pensione può essere esplicita (forma scritta) oppure tacita (regola del silenzio assenso).

Nel caso in cui la scelta sia tacita, la regola del silenzio-assenso applicata al TFR comporta che se il lavoratore non si esprime, il datore di lavoro può far affluire il TFR alternativamente:

  • al fondo pensione previsto dagli accordi o contratti collettivi;
  • alla forma di prevista dall’accordo aziendale o territoriale;
  • alla forma di destinazione del TFR scelta dalla maggioranza dei lavoratori.

Se nessuna di queste soluzioni è possibile, il TFR viene versato presso un fondo pensione pubblico denominato FondInps.

Destinazione del TFR ai fondi pensione: agevolazioni fiscali e contributive per le imprese

Com’è noto, il TFR rappresenta un costo non monetario e, in quanto tale, contribuisce all’auto finanziamento aziendale.
Di conseguenza, la scelta dei lavoratori di destinare il TFR ai fondi pensione sottrae risorse finanziarie alle aziende (si pensi a questo proposito alla recente discussione sull’anticipo del TFR in busta paga).
Proprio per andare incontro alle aziende, la legge prevede a favore di esse alcune agevolazioni fiscali e contributive tra le quali:

  • la deduzione dal reddito d’impresa di un importo pari al 4% (6% per le imprese con meno di 50 dipendenti) del TFR destinato ai fondi pensione o al fondo gestito dall’INPS;
  • l’esonero dal contributo di garanzia (0,20%), in misura pari alla percentuale di TFR destinato ai fondi pensione o al fondo INPS.

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