Starlink sfida la censura in Iran, il regime risponde con blackout e guerra elettronica. Ma il popolo iraniano ha ancora dei metodi (pericolosi) per accedere all’internet satellitare di Elon Musk.
La stretta del regime iraniano contro le rivolte interne si sta trasformando in uno dei banchi di prova più complessi per Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX, la società spaziale di Elon Musk. Nato come infrastruttura alternativa alle reti terrestri e già rivelatosi decisivo durante la guerra in Ucraina, Starlink è oggi al centro di un confronto tecnologico e politico che intreccia controllo dell’informazione, sicurezza nazionale e nuovi equilibri geopolitici.
Dall’8 gennaio 2026 l’Iran è sottoposto a un blackout quasi totale della connettività. Le reti internet e cellulari sono state spente, i servizi di messaggistica e le VPN resi inutilizzabili, mentre solo alcune piattaforme interne - come pagamenti e servizi essenziali - sono rimaste operative attraverso una rete nazionale isolata dal web globale. Secondo i ricercatori dell’Internet Intelligence Lab del Georgia Institute of Technology, si tratta della chiusura più sofisticata e completa mai registrata nel Paese, più estesa persino di quella del 2019 e delle restrizioni orarie imposte durante le proteste del 2022 dopo la morte di Mahsa Amini.
A differenza del passato, il governo di Teheran non si è limitato a “spegnere” i router principali, ma ha interferito con protocolli chiave del funzionamento di internet, come i protocolli DNS (Domain Name System) e TLS (Transport Layer Security), mantenendo al contempo un accesso selettivo e controllato per apparati statali e servizi autorizzati. Con questo modello, il regime di Ali Khamenei riesce a ridurre i costi economici interni e, al contempo, a isolare quasi completamente la popolazione iraniana dal resto del mondo.
Starlink come via di fuga informativa
In questo delicato contesto geopolitico, Starlink si è imposto come una delle poche vie rimaste al popolo per comunicare con l’esterno. Migliaia di terminali satellitari, introdotti clandestinamente nel Paese dal 2022 grazie a una rete di attivisti, sviluppatori e ONG, hanno permesso la diffusione di immagini e video delle proteste e della sanguinosa repressione delle forze armate dell’Iran. Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie hanno infatti confermato che la maggior parte dei contenuti verificati negli ultimi giorni proviene da utenti con accesso alla rete satellitare di Musk.
Secondo attivisti digitali, in Iran circolerebbero oggi fino a 50.000 terminali Starlink, nascosti sui tetti o in luoghi difficilmente individuabili e spesso condivisi tra più utenti tramite sistemi di redistribuzione del segnale. La diffusione è resa possibile anche da un’esenzione alle sanzioni concessa dal governo degli Stati Uniti per consentire alle aziende americane di fornire strumenti di comunicazione al popolo iraniano.
leggi anche
Iran sotto assedio. La mossa di Trump che può piegare gli Ayatollah senza sparare un colpo
Una guerra elettronica contro i satelliti di Elon Musk
Ma la presenza di Starlink non è passata inosservata. Il governo iraniano ha intensificato le contromisure, ricorrendo a tecniche di disturbo elettronico finora utilizzate quasi esclusivamente in ambito militare. Secondo analisti e gruppi di monitoraggio, Teheran starebbe impiegando jammer - disturbatori di frequenze - satellitari per degradare il segnale e pratiche di “spoofing” del GPS, ovvero la trasmissione di segnali di localizzazione falsi che confondono i terminali e riducono drasticamente la qualità della connessione.
Gli effetti sono concreti: messaggi di testo intermittenti, velocità ridotta, impossibilità di effettuare chiamate o trasmettere video in modo stabile. Parallelamente, le autorità avrebbero utilizzato droni e altri strumenti di sorveglianza per individuare le antenne, in particolar modo nelle aree universitarie dove, in caso di localizzazione, sono stati avviati sequestri, repressioni violente e campagne intimidatorie.
Dopo il conflitto tra Iran e Israele avvenuto lo scorso giugno, il Parlamento ha inoltre approvato una legge che vieta esplicitamente l’uso di Starlink, prevedendo pene severe per chi utilizza o distribuisce i terminali.
SpaceX e la posta in gioco geopolitica
La crisi iraniana mette Starlink al centro di un confronto che va ben oltre i confini del Paese. SpaceX ha deciso di rendere gratuito il servizio per gli utenti iraniani, una scelta che rafforza il ruolo politico di Elon Musk e che viene osservata con attenzione sia da Washington che dai concorrenti internazionali, a partire dalla Cina, impegnata a sviluppare le proprie costellazioni satellitari.
Con circa 10.000 satelliti in orbita bassa e ricavi stimati in 15 miliardi di dollari nel 2024, Starlink rappresenta oggi l’asse portante del business di SpaceX e uno strumento strategico anche per eserciti e agenzie di intelligence occidentali, che utilizzano la versione militare Starshield. La capacità - o meno - di resistere alle interferenze iraniane è quindi un test cruciale anche in vista di una possibile quotazione in Borsa della società.
© RIPRODUZIONE RISERVATA