Scuola, ristori formativi per gli studenti: ecco cosa sono secondo Azzolina

Teresa Maddonni

12 Gennaio 2021 - 15:59

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Per la scuola la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina pensa a ristori formativi affinché venga assicurato il diritto allo studio agli studenti in didattica a distanza. Vediamo cosa sono.

Scuola, ristori formativi per gli studenti: ecco cosa sono secondo Azzolina

Ancora novità per la scuola con la ministra Azzolina che annuncia ristori formativi per gli studenti.

A spiegare cosa sono i ristori formativi per gli studenti, o almeno che cosa potrebbero essere, è la ministra ospite nella trasmissione Unomattina su Rai1.

È bene chiarirlo fin da subito che come l’espressione stessa suggerisce non si tratta di ristori di carattere economico, ma di corsi di recupero per esempio al fine di aiutare i ragazzi che sono maggiormente in difficoltà anche a causa della didattica a distanza.

Proprio in merito alla Dad nelle scorse ore è arrivata da parte della ministra dell’Istruzione l’ammissione che ormai non funziona e la stessa ha richiamato la responsabilità delle Regioni che hanno deciso di non far rientrare i ragazzi in presenza l’11 gennaio.

Non è escluso a questo punto che i ristori formativi di cui parla Azzolina per gli studenti non possano rientrare nel prossimo decreto Ristori quinquies del governo accanto agli aiuti per famiglie e imprese.

Scuola: ecco cosa sono i ristori formativi di Azzolina

La scuola è ancora nel caos tra didattica a distanza e ordinanze dei presidenti di Regione così che Azzolina annuncia i ristori formativi per gli studenti, per coloro che stanno subendo in modo drammatico gli effetti delle restrizioni imposte dalla pandemia.

Per la ministra dell’Istruzione il diritto allo studio non può essere messo in secondo piano, laddove al momento la scuola sembra essere l’ultimo degli interessi di un Paese in difficoltà.

Il recupero degli apprendimenti in estate, come se fosse una questione da poter rimandare, non è pensabile per la titolare del Miur che vuole dei ristori formativi per gli studenti nell’immediato.

“Io non penso che si possa dire di recuperare d’estate, che cosa intendo dire: bisogna recuperare oggi. Uno degli errori più grandi che si fa è dire è più facile chiudere la scuola perché la scuola non ha bisogno di ristori. Se io chiudo un negozio, un negozio a fine serata sa bene cosa ha perso e questo è valutabile immediatamente. Con le scuole no.”

E ha pertanto aggiunto:

“Allora sarò io adesso a chiedere i ristori, i ristori formativi perché ho bisogno di fare immediatamente dei corsi di recupero per gli studenti che sono rimasti più indietro e che non sono solo gli studenti della scuola superiore. I bambini della scuola primaria sono sì a scuola, ma ci sono territori in cui sono andati un po’ meno.”

I ristori formativi per gli studenti serviranno ai corsi di recupero per coloro che sono rimasti indietro dalle elementari alle scuole superiori, e immaginiamo che si traducano in fondi in più da investire per coprire il lavoro degli insegnanti.

In merito alla didattica a distanza la ministra ha infatti dichiarato che la stessa può andar bene per un arco temporale limitato, ma che nel lungo periodo può andare a creare un maggiore gap tra studenti acuendo le disuguaglianze e non tanto per i dispositivi e la connessione, per i quali sono stati stanziati 400 milioni di euro, ma per la scuola in generale e quello che rappresenta “non potendo essere intesa soltanto come un luogo di apprendimento e formazione.”

La ministra ha sottolineato anche l’importanza del Recovery Plan, occasione unica per la scuola che dovrebbe ricevere 27 miliardi di euro da investire.

Azzolina sulla riapertura della scuola

La ministra Azzolina è tornata chiaramente a parlare della riapertura della scuola in presenza dal momento che la sua richiesta di ristori formativi per gli studenti tiene conto ovviamente della chiusura imposta e dell’adozione della didattica a distanza.

La maggior parte delle regioni hanno deciso di prolungare il ricorso alla Dad al 100 per cento per le scuole superiori contrariamente alle disposizioni del governo che pensava, sulla base dell’intesa in Conferenza Unificata Stato-Regioni di dicembre, a un graduale rientro in aula dall’11 gennaio. In merito ha dichiarato la ministra:

“Decideranno le Regioni quando riaprire: io come governo ho messo in essere tutto quello che era necessario per far ripartire la scuola, abbiamo lavorato su mezzi pubblici, igienizzanti, mascherine. Sono state fatte azioni concrete e reali; quando i governatori decideranno che i ragazzi possono tornare a scuola potranno farlo, è tutto pronto.”

E ha aggiunto:

“Abbiamo lavorato a dicembre insieme ai prefetti città per città, ci sono piani per gli ingressi nelle scuole con orari scaglionati, con più mezzi anche di trasporto, anche quest’estate abbiamo lavorato su distanziamenti e più personale: sono tutte azioni reali per riportare i nostri studenti nelle scuole. Quando i presidenti di Regione decideranno che gli studenti potranno tornare in aula, potranno farlo perché è stato predisposto tutto affinché questo accada. Non a caso la Toscana, l’Abruzzo, la Valle d’Aosta e il Trentino hanno riportato gli studenti delle superiori in classe.”

Ricordiamo infatti che solo quattro regioni si sono attenute a quanto disposto dal governo, altre hanno deciso di riaprire addirittura a febbraio, salvo ulteriori proroghe.

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