Scuola, “la DAD non funziona più”: la Azzolina contro le Regioni, ma serve un mea culpa

Antonio Cosenza

11 Gennaio 2021 - 09:53

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Scuole superiori, oggi si riapre solo in tre Regioni: la Azzolina non ci sta e punta il dito contro gli enti locali. Ma (forse) dimentica le responsabilità del Ministero dell’Istruzione.

Scuola, “la DAD non funziona più”: la Azzolina contro le Regioni, ma serve un mea culpa

È caos per la riapertura delle scuole superiori: oggi, lunedì 11 gennaio, si torna in presenza solamente in tre Regioni, ossia Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta.

Tutte le altre Regioni hanno invece scelto di rinviare la data del ritorno in classe ed è anche per questo che molti studenti hanno scelto di organizzare proteste e flash mob per la giornata di oggi. Docenti, ma anche insegnanti, chiedono di tornare in classe, e la Azzolina - intervenuta a Radio Rai 1 - ha detto di essere dalla loro parte in quanto ritiene che il tempo per la didattica a distanza sia ormai finito.

La Didattica a distanza non funziona più”, spiega la Azzolina, convinta del fatto che questa situazione sta portando ad un “black out della socialità”.

Ma forse la Azzolina dimentica che c’è anche una grande fetta di insegnanti che non vuole tornare in classe per il timore del contagio. E dimentica anche che se la didattica a distanza non sta dando i risultati sperati è anche colpa di chi non ha pensato ad un sistema funzionale che potesse sostituire la didattica in presenza in caso di necessità.

Scuole superiori ancora chiuse: la Azzolina punta il dito sulle Regioni

Il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si è detta d’accordo con gli studenti che in questi giorni hanno scelto di protestare contro la didattica a distanza:

È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui.

Per la Azzolina è impensabile che perlomeno nelle Regioni dell’area gialla si sia scelto di non riaprire, in quanto qui “tutto è aperto eccetto le scuole”; una situazione che “creerà profonde cicatrici in quanto i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità”.

Secondo il Ministro dell’Istruzione era essenziale ripartire, anche perché non c’è motivo per essere preoccupati. Anche se il “rischio zero non esiste”, infatti, diversi studi italiani ed europei hanno confermato che le possibilità di essere contagiati a scuola sono molto basse.

Questa ha voluto sottolineare che non è suo intento fare polemica con le Regioni; nonostante ciò, però, ci tiene a raccontare la sua verità. Nel dettaglio:

Volevamo riaprire le scuole il 9 dicembre, qualcuno ci disse no, ma le attività produttive sono partite. Il 23 dicembre si è stipulata un’intesa all’unanimità con le Regioni che hanno garantito che al 50% le scuole superiori sarebbero rientrate. È partito un lavoro immane nei tavoli con i prefetti e sono stati previsti molti bus in più. A inizio gennaio molti presidenti di Regione hanno detto che erano addirittura pronti a far rientrare il 75% dei ragazzi in aula. Ci sono regioni che hanno lavorato bene come la Toscana, noi al ministero abbiamo monitorato tutto, abbiamo fatto informative; il lavoro fatto dai dirigenti scolastici è stato encomiabile. È difficile per gli studenti comprendere perché oggi non si riapre: hanno ragione, capisco le loro frustrazioni, la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui.

Il Governo, quindi, ha fatto tutto il possibile per garantire il rientro in classe; le Regioni, però, hanno deciso diversamente ed è per questo che la Azzolina ha deciso di raccontare tutta la (sua) verità, rendendosi disponibile ad un confronto con gli studenti, anche per valutare le proposte riguardo alla Maturità 2021.

Scuole superiori ancora chiuse: è davvero tutta colpa delle Regioni?

La Azzolina, però, non può dimenticare le responsabilità del suo Ministero. Nei mesi estivi per garantire il ritorno in classe è stato fatto troppo poco e le responsabilità sono anche del Governo che - ad esempio - non ha pensato all’impatto che la riapertura delle scuole avrebbe avuto sul sistema trasporti.

In estate si è pensato ai banchi a rotelle, non dando alle Regioni le risposte che invece erano attese sul fronte delle infrastrutture. Servivano lavori per rendere gli spazi della scuola sufficienti per garantire il distanziamento sociale; non sono arrivate le risposte che le Regioni cercavano ed è per questo che molte di queste oggi non se la sentono di prendersi la responsabilità di riaprire.

E ci sono molti insegnanti che non si sentono sicuri di rientrare, tanto da chiedere con forza di essere tra le prime categorie ad essere vaccinate. Anche questo vorrà dire qualcosa, perché se gli stessi docenti condividono il timore delle Regioni significa che effettivamente il rischio di un contagio in classe c’è.

E se non si è stati in grado di mettere in sicurezza le scuole, pensando a soluzioni innovative diverse dai soli banchi a rotelle, la responsabilità non è da imputare tutta alle Regioni. E lo stesso vale per la didattica a distanza: dire oggi che questa “non funziona più”, è come ammettere che questa estate - quando c’era la possibilità di organizzare una didattica a distanza funzionale - il Ministero dell’Istruzione non ha fatto abbastanza.

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