Tassi BCE, cosa accade oggi al termine della seconda riunione del 2026. La Bank of England lascia i tassi fermi al 3,75%. La diretta di Money.it.
Il secondo BCE Day del 2026 è arrivato, accompagnato da un grande punto interrogativo sulla direzione futura dei tassi dell’area euro.
L’esito della riunione di oggi, giovedì 19 marzo 2026, viene dato dai mercati per scontato: la Banca centrale europea lascerà i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale inchiodati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%.
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Tassi BCE, il secondo verdetto del 2026 con ansia inflazione. Torna la paura dei rialzi dei tassi
Come di consueto, la BCE di Christine Lagarde annuncerà la decisione presa sui tassi di interesse alle 14.15 ora italiana.
Alle 14.45, prenderà il via la conferenza stampa con cui Lagarde risponderà alle domande dei giornalisti che, in tempi di guerra, e con il boom dei prezzi del petrolio e del gas, assedieranno la numero uno della BCE con interrogativi vari sul possibile trend futuro del PIL e dell’inflazione dell’Eurozona.
In evidenza oggi, così come è accaduto ieri al termine della riunione del FOMC, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, anche l’aggiornamento delloe proiezioni economiche, ovvero le nuove previsioni sul PIL e sull’inflazione dell’Eurozona stilate dallo staff dell’Eurotower.
Il timore è che, con la guerra in Iran, le stime sul PIL dell’area euro vengano riviste al ribasso e che quelle sull’inflazione vengano invece alzate, alimentando il timore di uno scenario di stagflazione. Scenario che il Presidente della Fed Jerome Powell, dal canto suo, ha per ora escluso nel caso degli Stati Uniti.
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Bank of England lascia tassi invariati al 3,75%. Il riferimento a boom prezzi energia
La Bank of England ha annunciato di avere votato “all’unanimità” la conferma del tasso di interesse di riferimento al 3,75%. Così la BOE, nel motivare la decisione di non procedere a un taglio dei tassi che, prima dell’esplosione della guerra in Iran, era stato prezzato dai mercati: “ Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un aumento significativo dei prezzi globali dell’energia e di altre materie prime, che influenzerà i costi del carburante e le bollette delle famiglie, avendo effetti indiretti attraverso i costi delle imprese”.
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Le azioni migliori e peggiori di Piazza Affari. ENI in rialzo con rally petrolio
Sul Ftse Mib di Piazza Affari le azioni peggiori si confermano in primis Inwit, che continua a segnare un forte tonfo, scivolando del 20% circa, dopo un tonfo fino a oltre -24%.
Molto male anche i titoli Prysmian e STMicroelectronics, che arretrano di quasi -5% e UniCredit, che perde più del 3,5%. Le uniche azioni positive sono ENI e Iveco Group: i titoli segnano tuttavia lievi rialzi.
Focus ancora sulle azioni ENI, che continuano a beneficiare del rally dei prezzi del petrolio.
Forex, euro attorno a $1,1470 in attesa della BCE. Dollaro USA perde anche su yen e sterlina
Sul mercato del forex, il dollaro torna a perdere terreno, con l’euro che avanza dello 0,18% circa a $1,1472. Rispetto allo yen, il biglietto verde cede lo 0,50%, a JPY 159,07. Buy anche sulla sterlina, che avanza dello 0,20% sul dollaro, a quota $1,3282. Ieri, durante il Fed Day, i buy erano scattati invece soprattutto sul dollaro USA.
La preview di PIMCO sulla riunione della BCE. Toni più hawkish con rischio inflazione al 3%. Ecco quanti rialzi dei tassi
In evidenza la preview sull’esito della riunione della BCE di oggi firmata da Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO.
Veit elenca così le previsioni su cosa accadrà oggi:
- Ci aspettiamo che la BCE mantenga il tasso sui depositi al 2% per la sesta riunione consecutiva.
- A nostro avviso, le nuove proiezioni formulate dagli esperti della BCE dovrebbero mostrare un overshoot a breve termine dell’inflazione, determinato dall’aumento dei prezzi dell’energia, prima che l’inflazione torni al 2% il prossimo anno.
- Ci aspettiamo che la BCE sottolineerà l’accresciuta incertezza geopolitica e mostrerà un tono più hawkish anziché modificare immediatamente la propria politica monetaria.
- Ci aspettiamo che l’inflazione headline raggiunga un picco intorno al 3% quest’anno, con l’energia che contribuirà per circa 1 punto percentuale.
- Riteniamo che le aspettative di inflazione saranno oggetto di particolare attenzione. Sebbene gli indicatori basati sul mercato rimangano contenuti, le aspettative dei consumatori sembrano più vulnerabili.
- Qualora la BCE decidesse di inasprire la politica monetaria nel corso dell’anno, non prevediamo rialzi oltre a quelli già scontati dai mercati (dunque 2).
- Riteniamo che le previsioni di crescita saranno probabilmente riviste leggermente al ribasso, riflettendo un aumento dei rischi al ribasso nonostante la recente tenuta.
Borse europee in balìa dei sell. Per Piazza Affari & Co. perdite fino a oltre -2%
Pesanti i ribassi delle borse europee. L’indice di riferimento dell’azionario europeo, ovvero lo Stoxx 600, scivola di oltre l’2%, zavorrato dal trend dei principali indici azionari europei.
Il Ftse Mib di Piazza Affari cede il 2,2% circa, mentre il Dax della borsa di Francoforte arretra del 2,4%.
Male anche il Cac 40 della borsa di Parigi, che perde l’1,75% circa. Il Ftse 100 della borsa di Londra, in attesa dell’annuncio sui tassi della Bank of England, atteso per le 13 ora italiana, lascia sul terreno il 2%,
Rischio rialzo tassi BCE. Occhio alle scommesse dei mercati e allo scenario peggiore di Goldman Sachs
In evidenza il trend delle borse europee, dunque la performance dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, così come dell’indice Dax della borsa di Francoforte, del Cac 40 della borsa di Parigi e del Ftse 100 della borsa di Londra.
Osservati speciali anche i BTP e i bond dell’area euro, che tornano a essere tartassati dalle vendite, e dunque dello spread BTP-Bund a 10 anni, con i rendimenti dei BTP a 10 anni che tornano a salire in modo significativo, balzando oltre la soglia del 3,80%.
Ma davvero esiste il rischio che la BCE torni ad alzare i tassi?
I mercati hanno già deciso: saranno due le strette monetarie che la Banca centrale europea potrebbe dover varare, la prima, entro una data ben precisa.
Ma occhio anche alle stime contenute nel worst case scenario di Goldman Sachs, che mettono ancora più angoscia alle colombe.
Per quanto riguarda l’esito della riunione della BCE oggi, non ci sarà nessuna sorpresa.
Il consensus prevede la sesta pausa consecutiva da parte della BCE, che confermerà dunque di nuovo i tassi, a seguito delle otto sforbiciate annunciate tra il 6 giugno 2024 e il 5 giugno 2025, successive alla decisione di Lagarde di sotterrare l’ascia di guerra brandita nel 2022 e nel 2023 per rimettere in riga l’inflazione.
Dalla fine di febbraio, ovvero dall’attacco contro l’Iran sferrato dagli Stati Uniti e da Israele, proprio l’inflazione è tornata però a essere il chiodo fisso, sia dei mercati che dei banchieri centrali, che ora temono che i risultati faticosamente conquistati con il lavoro compiuto negli anni precedenti finiscano con il saltare in aria. In poche parole, che l’inflazione torni a surriscaldarsi, a causa della continua impennata dei prezzi del petrolio e del gas scattata con la guerra USA-Iran.
La paura per il pericolo di un’inflazione che riprenda a galoppare sta colpendo oggi tutti i mercati, fomentata dal nuovo scatto dei prezzi energetici.
I commenti degli analisti su impatto shock petrolio su trend tassi BCE
Le preoccupazioni sono emerse dai vari commenti rilasciati dagli analisti, che stanno monitorando la situazione, con gli occhi incollati agli schermi.
Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core, BNPP AM, ha affermato che, di fatto, “il conflitto in Medio Oriente e il conseguente shock energetico rischiano di riaccendere l’inflazione globale nei prossimi mesi”, facendo notare che “la storia economica suggerisce che ogni crisi geopolitica che coinvolge il petrolio tende a produrre effetti simili: prezzi dell’energia in aumento, rendimenti obbligazionari più alti, maggiore volatilità dei tassi d’interesse e, spesso, crescita economica più debole”.
“Tuttavia”, ha aggiunto l’esperto, “quando il conflitto si concluderà potrebbero emergere opportunità di valutazione. Fino ad allora, strumenti finanziari con bassa duration, credito solido e protezione dall’inflazione potrebbero offrire una certa difesa”.
In evidenza anche le previsioni di Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank, che prevede un comunicato da parte della BCE r“elativamente equilibrato, con il mantenimento di un orientamento guidato dai dati e deciso di riunione in riunione”. Cook ha così continuato:
“La BCE probabilmente abbandonerà il motto del ’good place’, ma sottolineerà che la politica era ben impostata entrando in questa crisi. I funzionari saranno attenti a evitare che ciò venga interpretato come compiacenza. Ci aspettiamo un tono più deciso durante la conferenza stampa riguardo all’impegno della BCE per la stabilità dei prezzi. I recenti commenti dei funzionari suggeriscono che il baricentro si sia già spostato in una direzione più restrittiva. I policymaker temono che un ulteriore shock energetico possa generare cambiamenti strutturali nelle aspettative, trasmettendosi alle pressioni inflazionistiche di fondo. Lagarde ha dichiarato che la BCE ’farà tutto il necessario per garantire che l’inflazione sia sotto controllo’ e probabilmente ribadirà questo messaggio anche questa settimana. L’influente esponente più rigorista Schnabel ha parlato di ’cicatrici’ lasciate dal precedente episodio di alta inflazione e della necessità di restare vigili, un sentimento che sembra condiviso anche da diversi altri funzionari. La retorica più restrittiva emersa dalla BCE è coerente con la nostra view secondo cui i funzionari saranno almeno in parte più preoccupati per i rischi legati all’inflazione (ossia aspettative disancorate) e meno per i rischi di recessione rispetto al 2022. Tuttavia, vi è anche la consapevolezza che il contesto allora fosse diverso, caratterizzato da carenze di manodopera, catene di approvvigionamento globali frammentate, domanda in ripresa dopo la pandemia e livelli elevati di risparmio delle famiglie. I membri più accomodanti metteranno in guardia dal combattere di nuovo la guerra precedente e sosterranno la necessità di pazienza”.
I rialzi dei tassi da parte della BCE vengono considerati dall’esperto plausibili, anche se “il nostro scenario centrale resta quello di una BCE ferma quest’anno, con un minore spazio per effetti secondari rispetto al 2022”.
Allo stesso tempo, “come la maggior parte degli osservatori, abbiamo una minore convinzione sulla possibilità di una rapida de-escalation in Medio Oriente e ci stiamo preparando a un’interruzione prolungata delle forniture energetiche ”.
E “ prezzi del petrolio più elevati faranno aumentare in modo meccanico e rapido i tassi di inflazione”.
Dunque, in un contesto in cui “i partecipanti del mercato prezzano circa 40 punti base di inasprimento nel corso dell’anno”, la view di è che “rialzi dei tassi siano plausibili”.
Così spiega l’economista:
“Con l’attuale orientamento neutrale, la BCE non dispone dello stesso margine per attendere rispetto alle banche centrali che mantengono ancora una politica in territorio restrittivo (ad esempio la BoE). Se la BCE dovesse ritenere giustificato un ulteriore irrigidimento, fatichiamo a vedere un rialzo di 25 punti base come un intervento “una tantum”. Un tasso sui depositi al 2,25% rientrerebbe ancora nella stima della BCE dell’intervallo neutrale (1,75-2,25%). Ci aspetteremmo quindi un aumento almeno fino al 2,50%. Tale livello fornirebbe un segnale più forte dell’intenzione di contrastare eventuali derive al rialzo delle aspettative di inflazione. Per ora, il messaggio chiave sarà “wait and see”. Guardando avanti, riteniamo che i funzionari vorranno vedere almeno alcune evidenze persistenti di rischi secondari e una tenuta dell’attività nei dati di indagine. Questo renderebbe giugno la prima finestra plausibile per un rialzo, anche se la seconda metà dell’anno appare più probabile”.
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