Riforma pensioni 2016, a rischio se vince il No al Referendum. L’allarme di Boeri e le smentite di Renzi

Anna Maria D’Andrea

02/12/2016

02/12/2016 - 13:27

condividi

Riforma pensioni a rischio in caso di vittoria del no al referendum. L’allarme è stato lanciato da Boeri, ma Renzi smentisce: la riforma ci sarà, in ogni caso. Ecco scenari e preoccupazioni in vista del referendum del 4 dicembre.

Riforma pensioni 2016: l’esito del referendum costituzionale potrebbe influenzare l’approvazione in via definitiva delle novità in favore di pensionati e lavoratori. La preoccupazione è che in caso di vittoria del No al referendum del 4 dicembre la crisi sistemica ipotizzata nei giorni scorsi possa produrre effetti negativi anche sul fronte previdenziale.

A preannunciare la possibilità del flop della riforma pensioni 2016 in caso di vittoria del No al referendum era stato lo scorso 12 ottobre il presidente dell’Inps Tito Boeri che, in un’intervista, aveva espresso la sua opinione sui rischi ai quali si andrà in contro in caso di mancata approvazione da parte degli elettori della Riforma Costituzionale e le conseguenze possibili in materia di pensioni. Di parere opposto invece il Premier Renzi che negli scorsi giorni ha affermato che la riforma ci sarà, a prescindere dal risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre.

La riforma pensioni 2016 e le novità contenute nella Legge di Bilancio 2017 sono state approvate alla Camera dopo giorni di scontri e polemiche; adesso le novità in materia previdenziale sono in fase di discussione al Senato, con la presentazione di ulteriori emendamenti di modifica ai contenuti della riforma del sistema previdenziale che dovrà entrare in vigore a partire dal 2017.

Quali sono i rischi possibili in caso di vittoria del No al referendum e quali le conseguenze negative per la riforma pensioni 2016? Ecco cosa potrebbe succedere.

Riforma pensioni 2016, a rischio se vince il No al Referendum. L’allarme di Boeri e le smentite di Renzi

L’avviso lanciato da Tito Boeri a metà dello scorso ottobre è stato chiaro e, nonostante i passi in avanti verso l’approvazione della riforma pensioni 2016 con l’imminente referendum costituzionale del 4 dicembre le sue parole tornano a far riflettere e a preoccupare.

Secondo Tito Boeri in caso di vittoria del No al referendum la riforma pensioni 2016 potrebbe essere a rischio. A smentirlo, però, le parole pronunciate dal Premier Renzi domenica scorsa durante un’intervista a Domenica Live: la riforma delle pensioni si farà, a prescindere dal risultato e pensionati e lavoratori potranno beneficiare delle novità inserite nella Legge di Bilancio 2017.

La rassicurazione di Renzi però non convince del tutto. In questi giorni molti organi autorevoli della stampa nazionale ed internazionale stanno parlando di una quasi inevitabile crisi in caso di vittoria del No; il Governo ne uscirebbe ovviamente indebolito e a rischio sarebbero anche tutte le novità in materia di pensione che, sebbene approvate in via definitiva alla Camera, sono attualmente in fase di discussione al Senato.

La sostanza è che secondo Boeri è necessario che vinca il Sì al referendum, non soltanto per scongiurare una crisi del Governo Renzi. Con l’approvazione popolare della riforma costituzionale e, in particolare, con la modifica al Titolo V della Costituzione alcuni poteri passerebbero dalle Regioni allo Stato. Il vantaggio immediato sarebbe un sistema guidato da un’unica cabina di regia, con maggiore efficienza ed equità.

Secondo Boeri, il vantaggio della vittoria del Sì al referendum consisterebbe nel fatto che con la modifica al Titolo V della Costituzione, ovvero con le novità che interesseranno il rapporto tra Stato e Regioni, anche l’Inps, i pensionati e i lavoratori potrebbero beneficiare di un’organizzazione centralizzata e quindi uniforme su tutto il territorio nazionale.

Ma il rischio che la riforma delle pensioni risulti un fallimento è collegato anche alla necessità di riorganizzazione dell’Ente. Senza una ristrutturazione dell’Inps e senza una riorganizzazione dell’ente previdenziale sarà impossibile fornire ai contribuenti le corrette informazioni per andare in pensione con le disposizioni previste dalla riforma delle pensioni. Di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni del direttore generale Maurizio Cioffi, proprio a causa della riforma dell’Inps voluta da Boeri.

Insomma, a mettere a rischio la riforma pensioni 2016 sono molteplici fattori, non soltanto l’esito referendum.

Riforma pensioni 2016, a rischio se vince il No al Referendum ma non solo. Necessaria riforma Inps

Del rischio che la riforma pensioni 2016 sia un flop Boeri ha parlato non soltanto in riferimento ai possibili scenari successivi all’esito del referendum costituzionale. Senza nascondere il proprio Sì alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, il presidente dell’Inps ha affermato che in caso di approvazione sarebbe tutto più agevole, anche in materia di pensioni.

Secondo Boeri, il vantaggio della vittoria del Sì al referendum consisterebbe nel fatto che con la modifica al Titolo V della Costituzione, ovvero con le novità che interesseranno il rapporto tra Stato e Regioni, anche l’Inps, i pensionati e i lavoratori potrebbero beneficiare di un’organizzazione centralizzata e quindi uniforme su tutto il territorio nazionale. L’Inps, ricorda Boeri, dovrà diventare il perno centrale di una rete formata da banche, assicurazioni, imprese e lavoratori e senza una riorganizzazione dell’Ente precedente all’entrata in vigore della riforma pensioni 2016 tutte le novità introdotte e in particolare l’Ape, l’anticipo pensionistico, potrebbero rivelarsi un grande buco nell’acqua.

Ai compiti e alle attività di informazione per i cittadini che impegneranno l’Inps nei prossimi mesi si aggiunge la riforma voluta da Boeri: tagli alle poltrone, meno sprechi e un sistema che in molti non hanno disdegnato a definire “presidenziale”. Proprio a causa della riforma dell’Istituto previdenziale sono arrivate, ormai una settimana fa, le dimissioni ufficiali del Direttore Generale Maurizio Cioffi.

Insomma, la riforma pensioni 2016 arriverebbe in un periodo in cui l’Inps è sotto stress, meno dipendenti di quanto dovuto, personale poco qualificato nei territori e poca intesa tra le cariche dirigenziali. La preoccupazione di Boeri è che con la vittoria del No al referendum l’inevitabile crisi del Governo possa ripercuotersi in maniera negativa anche sulla riforma delle pensioni, causando un rallentamento non soltanto nell’entrata in vigore delle importanti novità per lavoratori e pensionati ma anche per l’indispensabile riforma dell’Inps.

La denuncia di Boeri è rivolta al Governo e suona come un ultimatum. Il rischio che la riforma delle pensioni non vada in porto è direttamente collegato alla necessità di modificare la struttura dell’Inps. Senza una riorganizzazione interna dell’ente di previdenza la riforma delle pensioni, l’Ape, sarà inconcludente. Lo scenario è ancora tutto da definire, bisognerà attendere inevitabilmente l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Iscriviti a Money.it