Referendum: vince il No al 60% per gli analisti. Rischio “crisi sistemica”

Il referendum causerà una “crisi sistemica” nell’Eurozona, colpa delle banche. Per Berenberg e Deutsche Bank vince il No con una probabilità del 60%.

Referendum costituzionale, gli analisti avvertono: settore bancario verso una nuova crisi. Intanto Per Berenberg e Deutsche Bank alle votazioni di domenica sulla riforma costituzionale vince il No con il 60% delle probabilità.

Il referendum costituzionale dell’Italia fa tremare gli analisti di tutto il mondo. La paura più grande degli esperti è riservata al settore bancario italiano. Ricordiamo tutti come la crisi delle banche in Italia quest’estate abbia rischiato di far cadere il sistema finanziario della zona euro.
Solo quattro mesi di distanza e il referendum sulla riforma costituzionale rischia di riportare le banche in ginocchio.

Questa volta, però, l’allarme non riguarda solo gli istituti di credito italiani, ma anche il modo in cui evolverà il sistema politico europeo se vincerà il «no» al referendum di domenica.

Sebbene il referendum riguardi l’approvazione della riforma costituzionale portata avanti dal Partito Democratico, è opinione diffusa che le preferenze del Sì e del No abbiano come oggetto la fiducia nel primo ministro Matteo Renzi. La vittoria del No potrebbe spingere il capo del Governo a dimettersi.

Referendum: le grandi banche prevedono vittoria del No

Sia Schmieding della Berenberg che la Deutsche Bank vedono una probabilità del 60% per una vittoria del No al referendum costituzionale.
Alla JP Morgan, gli economisti vedono solo una probabilità del 30% che Renzi riesca ad ottenere abbastanza appoggio per un «sì». Ciò significa che un potenziale «no» come risultato non dovrebbe essere una sorpresa per gli investitori e quindi fare poco danno sui mercati finanziari.

«In contrasto con il referendum del Regno Unito sull’UE, o le elezioni degli Stati Uniti, dove i risultati sono stati una sorpresa, i mercati tendono ad essere molto più preparati per un esito negativo questa volta»,

ha sottolineato Mislav Matejka, capo sull’azionario europeo alla JP Morgan strategist.

Le banche italiane potrebbero, però, subire un selloff iniziale e istintivo, ha aggiunto, ma il recente crollo significa la maggior parte delle cattive notizie sono già riflesse nel prezzo corrente.

«Le banche della zona euro rimangono sotto prezzo rispetto al normale, nonostante la migliore prestazione dall’estate, e la BCE probabilmente interverrà per contenere qualsiasi allargamento degli spread. Riteniamo che la debolezza sia un’opportunità di acquisto ma nella periferia continuiamo a preferire la Spagna all’Italia quest’anno»,

ha aggiunto.

Referendum e vittoria del No: è rischio crisi sistemica per Berenberg

«Sin dalle votazioni sulla Brexit, abbiamo visto una potenziale crisi politica in Italia come il rischio principale in Europa per il 2017. A differenza della Brexit, che pone un grave rischio per il Regno Unito, ma non alla zona euro, i problemi italiani potrebbero teoricamente scatenare una crisi sistemica nella zona euro»,

ha dichiarato Holger Schmieding, capo economista della Berenberg.

Inoltre, «un periodo prolungato di incertezza politica dopo la vittoria del ’no’ potrebbe aggravare i problemi dei bancari italiani, turbare il mercato obbligazionario italiano e pesare sulla fiducia delle imprese e dei consumatori», ha aggiunto.

Le banche italiane hanno già sofferto molto nel 2016 a causa dei crediti deteriorati, i tassi di interesse ultra bassi e la lenta crescita economica. Il FTSE Italia All-Share del settore banche è in calo del 50% dall’inizio dell’anno, di cui l’11% è stato perso solo nell’ultimo mese.

L’emblema della crisi bancaria italiana è Banca Monte dei Paschi di Siena, che ha bruciato l’84% del suo valore di mercato nel 2016 sui timori che creditore - del più antico del nostro Paese - potesse diventare insolvente a causa dei suoi alti livelli di crediti inesigibili.

I problemi finanziari hanno pesato sul mercato azionario italiano di quest’anno, con l’indice Ftse Mib in calo del 22% ad oggi in un anno. Nel frattempo, gli oneri finanziari sui titoli di Stato italiani a 10 anni sono saliti sopra il 2% per la prima volta dall’estate del 2015.

Le previsioni di Deutsche Bank sul referendum italiano

Ma nonostante i numeri, i mercati non sembrano veramente preparati ad una vittoria del «no» secondo gli analisti della Deutsche Bank. In una nota datata 28 novembre, scrivono che «vi è il rischio che il mercato sia troppo compiacente», e che gli investitori stiano «sottovalutando la probabilità di una significativa reazione negativa» nel caso gli elettori votassero per respingere la riforma.

Gli stessi analisti si aspettano le dimissioni di Renzi a dimettersi se il Sì perderà al referendum, lasciando gli altri a fare i conti con le conseguenze.

«Se abbiamo ragione i mercati dovranno fare i conti con il ’no’ e il rischio di un vuoto di governo. I mercati potrebbero reagire negativamente, con un notevole stress sul settore bancario»,

hanno aggiunto.

Gli analisti ipotizzano inoltre un potenziale selloff dell’euro qualora gli elettori rifiutassero la proposta di riforma, anche se la moneta comune ha già perso molto del suo valore nel periodo precedente il voto.

La Banca Centrale Europea si riunisce l’8 dicembre, incontro durante il quale la maggior parte degli analisti si aspetta che estenda il suo programma di acquisto di obbligazioni (noto come Quantitative Easing). La banca è anche pronta a rafforzare temporaneamente i suoi acquisti di debito italiano se il risultato del referendum di domenica dovesse richiedere un aumento dei rendimenti dei titoli del paese, secondo la Reuters.

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Argomenti:

Italia Banche Referendum

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