Questo segnale anticipa il recupero dei mercati. C’è da fidarsi? L’S&P 500 ha messo a segno un rimbalzo a V, risalendo del 13% dai minimi del 7 aprile. Un rally che ha riacceso l’ottimismo anche tra gli investitori di Piazza Affari, ma va analizzato con attenzione, visto il contesto globale instabile. Nonostante il passo indietro di Trump sui dazi e le parole rassicuranti sull’indipendenza della Fed, le incognite non mancano. E pesano sul mercato azionario globale, dunque anche sulla Borsa Italiana.
Nei primi 100 giorni di presidenza di Trump, Wall Street ha lasciato sul campo il 7,9%: è la seconda peggior performance da oltre 70 anni, superata solo dal crollo del 1973 sotto Nixon, quando l’America è entrata in recessione ed è stata travolta dallo scandalo Watergate. Oggi, quella stessa fiducia scricchiola ancora: solo il 41% degli americani approva l’operato del presidente, il dato più basso mai registrato da un neoletto dagli anni Cinquanta a oggi.
Attenzione dunque ai livelli chiave: l’indice S&P 500 sta testando una resistenza critica, uno spartiacque che potrebbe decidere le sorti del mercato nel medio-breve termine, con effetto domino su alcuni titoli quotati a Milano (quelli più sensibili al ciclo economico Usa).
Ecco il segnale che anticipa nuovi rialzi e i titoli da guardare su Piazza Affari se l’S&P 500 rompe area 5.700.
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Il segnale che anticipa i rialzi (secondo alcuni)
Il segnale di cui parlano molti analisti tecnici è il cosiddetto “Zweig breadth thrust”, un indicatore che individua un cambio di direzione improvviso. In parole semplici: quando si passa rapidamente da una fase in cui dominano le vendite a una in cui prevalgono nettamente gli acquisti, significa che qualcosa è cambiato in profondità. Perché questo avvenga è necessario che la media mobile esponenziale a 10 giorni dei titoli in rialzo sul NYSE, rapportata al totale di titoli in rialzo e ribasso, passi da un valore inferiore a 0,40 a uno superiore a 0,615 nell’arco di 10 sedute.
Nella settimana successiva al minimo del 7 aprile, oltre il 90% dei titoli dell’S&P 500 ha chiuso al di sopra della propria media mobile a 10 giorni. È un evento raro, che storicamente ha anticipato forti rialzi nei mesi successivi. Secondo i dati raccolti da SentimenTrader, ogni volta che si è verificato un segnale simile, l’S&P 500 ha guadagnato in media il 16% nei 6 mesi successivi, con una probabilità di successo superiore all’80%.
Sebbene venga spesso presentato come un indicatore infallibile, lo Zweig breadth thrust ha tuttavia un track record piuttosto deludente. Secondo uno studio condotto su un periodo di quasi 90 anni (dal 1928 al 2015), su 37 segnali, solo 11 sono stati validi. Addirittura, l’indicatore ha segnalato un rialzo nel 2007 prima del collasso dei mercati durante la crisi finanziaria.
Strategia su S&P 500 con segnale Zweig (nel 2015)
Fonte Tradingview, elaborazione Money.it
Il rischio di un falso segnale resta alto
Dunque, il rischio di un falso segnale è alto. E il motivo è semplice: il contesto macro resta estremamente instabile. I mercati si trovano stretti in una morsa tra una politica monetaria ancora restrittiva, tensioni commerciali (anche se in parte smorzate dalle recenti dichiarazioni di Trump) e un clima politico interno sempre più incandescente.
Il paragone con il 1973 non è casuale. Allora, come oggi, l’incertezza politica andava a braccetto con problemi economici profondi. Oggi l’economia statunitense mostra segnali misti: la crescita tiene, ma i consumi rallentano, l’inflazione core non rallenta e i margini delle aziende sono sotto pressione. In questo contesto, bastano pochi dati macro sotto le attese o una nuova scossa geopolitica per far saltare il fragile equilibrio.
Grafico S&P 500
Fonte Tradingview
Secondo alcuni analisti, il momentum settimanale è ancora debole. In pratica, il mercato non ha ancora dato quei segnali di forza necessari per dire che i minimi di aprile siano davvero alle spalle. Serve qualcosa di più, un miglioramento della struttura tecnica che confermi il cambio di passo, per esempio, la rottura di area 5.690-5.700 (61,8% di ritracciamento del ribasso partito a febbraio).
La situazione, tra l’altro, ricorda da vicino quanto accaduto nel 2015. Anche allora lo Zweig breadth thrust aveva anticipato un rally del 4,8%. Ma l’entusiasmo era durato poco e nelle settimane successive l’S&P 500 era crollato del 9,2%. L’unica certezza in questo momento è l’aumento della volatilità del mercato.
Numero di giorni in cui l’S&P 500 si è mosso più del 2%
Fonte Money.it
Ecco perché molti gestori restano cauti. Se l’indice non riuscirà a superare in modo convincente la soglia dei 5.700 punti, il rischio è che il segnale rialzista venga annullato, con un ritorno verso i minimi di aprile. Quindi, il mercato è in fase di test. E la direzione definitiva non è ancora scritta.
Titoli di Piazza Affari da comprare se l’S&P 500 rompe i 5.700 punti
Se l’S&P 500 dovesse rompere con decisione la resistenza a 5.700 punti, Piazza Affari potrebbe beneficiare di un effetto domino, soprattutto su alcuni titoli strettamente legati al ciclo globale.
In prima fila ci sono i titoli ciclici industriali, come STM, che tende a correre quando il Nasdaq accelera e migliora il sentiment sulla tecnologia. Leonardo è un altro nome da tenere d’occhio: è ben posizionata sul fronte difesa e aerospazio, due settori che beneficiano dei finanziamenti pubblici statunitensi ed europei (con 800 miliardi di euro mobilitati solo in Europa). In questo scenario, anche Pirelli e Webuild possono muoversi con forza sfruttando la scia della ripresa dell’industria globale. Sul fronte finanziario, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediolanum potrebbero beneficiare di mercati più forti e rendimenti ancora elevati, anche se con una volatilità superiore. Infine, attenzione a Eni e Saipem, che tendono a performare bene in contesti risk-on e con un petrolio che potrebbe reagire all’ipervenduto, in scia all’ottimismo che parte proprio da Wall Street.
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