Come sta davvero l’economia USA? Ecco cosa ci dicono i segnali dal mercato del lavoro

Redazione Money Premium

22 Marzo 2025 - 06:34

Il settore tecnologico, ha subito un’ondata di tagli, con molte aziende che stanno ridimensionando il personale per affrontare le incertezze economiche.

Come sta davvero l’economia USA? Ecco cosa ci dicono i segnali dal mercato del lavoro

La Federal Reserve ha sempre sostenuto che le espansioni economiche non muoiono di vecchiaia, ma vengono uccise.

I dati sul mercato del lavoro pubblicati dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti sembrano confermare questa tesi.

Se da un lato il tasso di disoccupazione si mantiene al 4,1% e la partecipazione alla forza lavoro tra i lavoratori in età primaria si attesta all’80,5%, alcuni segnali lasciano presagire un possibile rallentamento dell’economia.

Il rapporto sull’occupazione di febbraio mostra una crescita di soli 151.000 posti di lavoro, inferiore alle previsioni degli economisti che stimavano un aumento di 160.000 unità. Sebbene il settore privato e le amministrazioni statali e locali abbiano continuato ad assumere, il governo federale ha registrato una perdita netta di 10.000 posti, segnale di una possibile contrazione del settore pubblico.

Più preoccupante è il dato relativo alle ore lavorate: la media settimanale è scesa a 34,1, un livello non visto dal marzo 2020, in piena pandemia. Questo potrebbe essere un primo sintomo di una riduzione della domanda di lavoro, con le aziende che iniziano a contenere i costi evitando di assumere nuovi dipendenti o riducendo le ore dei lavoratori esistenti.

Un altro segnale d’allarme arriva dai dati di Challenger, Gray & Christmas, secondo cui il numero di licenziamenti annunciati a febbraio è aumentato del 245%, raggiungendo 172.017 unità, il livello più alto dal luglio 2020. Il settore tecnologico, in particolare, ha subito un’ondata di tagli, con molte aziende che stanno ridimensionando il personale per affrontare le incertezze economiche.

La Casa Bianca ha recentemente implementato una serie di tariffe protezionistiche che stanno aumentando l’incertezza nel settore manifatturiero e commerciale. I nuovi dazi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico, inizialmente applicati su larga scala, sono stati poi ridimensionati per il settore automobilistico e sospesi per altri beni coperti da precedenti accordi. Tuttavia, il 2 aprile è prevista l’entrata in vigore di un nuovo ciclo di tariffe che potrebbe colpire un maggior numero di paesi e settori, aumentando ulteriormente i costi per le imprese statunitensi.

L’effetto immediato di queste politiche si è già fatto sentire: nel mese di gennaio le importazioni sono aumentate sensibilmente, segno che molte aziende hanno anticipato gli acquisti per evitare i futuri rincari. Questo potrebbe avere un impatto negativo sulla bilancia commerciale e sulla crescita economica nei prossimi mesi.

L’incertezza sulle future mosse della Federal Reserve aggiunge un ulteriore elemento di instabilità. Con l’inflazione ancora sopra il target del 2%, la Fed ha mantenuto i tassi d’interesse elevati per contenere le pressioni sui prezzi. Tuttavia, se il rallentamento dell’occupazione dovesse intensificarsi, l’istituto potrebbe trovarsi costretto a rivedere la propria politica e valutare tagli ai tassi prima del previsto.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha recentemente dichiarato che «l’accesso a beni a basso costo non è l’essenza del sogno americano», suggerendo che il governo intende proseguire su una strada di maggiore protezionismo economico. Se questa strategia si tradurrà in un rafforzamento dell’industria nazionale o in un aumento dell’instabilità economica, resta ancora da vedere.